
L’oro oscilla tra raid USA in Iran e attese per i tassi Fed
Il metallo prezioso cede dopo l’annuncio di Trump sulla fine della tregua, ma recupera in parte; il petrolio vola e crescono le scommesse su un rialzo dei tassi a settembre.
Il prezzo dell’oro ha registrato forti oscillazioni mercoledì, scendendo fino ai minimi di una settimana prima di stabilizzarsi, dopo che il presidente statunitense Donald Trump ha dichiarato “finito” l’accordo di pace con l’Iran. La notizia ha innescato un’impennata del petrolio – il Brent ha superato i 78 dollari al barile con un balzo superiore al 5% – e ha riacceso i timori di un’inflazione persistente, spingendo al rialzo i rendimenti dei Treasury e il dollaro. In questo contesto, il lingotto, che non offre cedole, ha subito pressioni: i futures con scadenza agosto hanno perso oltre il 2% toccando 4.059 dollari l’oncia, mentre il prezzo spot è arretrato fino a 4.050 dollari, per poi risalire attorno a 4.125 dollari nel pomeriggio.
Il meccanismo è duplice. Da un lato, il rincaro del greggio alimenta le aspettative di un’inflazione più elevata, che potrebbe indurre la Federal Reserve a mantenere una politica monetaria restrittiva. Secondo gli analisti svizzeri di UBS, l’attenzione ora si concentra su eventuali interruzioni dell’offerta di petrolio nelle prossime settimane. Dall’altro, il rafforzamento del biglietto verde rende l’oro più costoso per i detentori di altre valute. Gli operatori di Chicago, attraverso il FedWatch del CME, hanno aumentato la probabilità di un rialzo dei tassi a settembre a oltre il 63%, rispetto al 57% del giorno precedente.
Sul fronte geopolitico, le nuove incursioni statunitensi contro l’Iran e la revoca della licenza che consentiva a Teheran di vendere petrolio hanno provocato la risposta delle Guardie della Rivoluzione, che hanno rivendicato attacchi contro basi americane in Bahrein e Kuwait. Tuttavia, diversi strategist – tra cui gli olandesi di ING – osservano che gran parte del premio legato al rischio geopolitico era già incorporato nei prezzi, e che le tensioni attuali stanno innescando più un riposizionamento dei portafogli che una nuova corsa ai beni rifugio. L’oro, infatti, ha perso oltre il 20% dal febbraio scorso, quando era iniziato il conflitto, e la tendenza al ribasso potrebbe proseguire se le posizioni speculative venissero ulteriormente smantellate.
In attesa della pubblicazione dei verbali della riunione di giugno della Fed, prevista per la serata, i mercati restano in bilico. Il nuovo presidente Kevin Warsh aveva già sorpreso con un tono più aggressivo del previsto, e i verbali potrebbero offrire indizi sulla traiettoria dei tassi. Per l’Europa, il rialzo del petrolio rappresenta un fattore di pressione sui costi energetici, in un momento in cui la Banca Centrale Europea cerca di bilanciare crescita e inflazione. Gli analisti statunitensi di Jefferies avvertono che l’oro potrebbe toccare nuovi minimi del 2026 se le scommesse su un rialzo dei tassi si consolidano.
Anche gli altri metalli preziosi hanno risentito del clima: l’argento è sceso del 2%, il platino e il palladio hanno perso oltre il 4%. Il prossimo appuntamento cruciale saranno proprio i verbali Fed, che potrebbero confermare o attenuare le attese di una stretta monetaria, determinando la direzione del metallo giallo nelle prossime sedute.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
| Stampa iraniana e affini | −0.20 | neutral |
La Russia interpreta il calo dell'oro come una reazione meccanica alla rottura dell'accordo e alle attese della Fed, senza attribuire peso alle tensioni militari.
Il meccanismo è la riduzione della complessità geopolitica a fattori di mercato, rendendo l'evento gestibile attraverso l'analisi tecnica.
L'impennata del prezzo del petrolio e le sue implicazioni inflazionistiche non vengono menzionate.
L'America Latina vede il ritorno della guerra come una minaccia immediata per i mercati, amplificando la paura di tassi più alti e inflazione.
Il meccanismo è l'escalation emotiva: si parte da un evento militare per costruire una catena di paure economiche, senza offrire dati di contesto.
La successiva ripresa del prezzo dell'oro e l'attesa per i verbali della Fed sono assenti.
L'Iran osserva che gli attacchi USA impediscono un maggiore rialzo dell'oro, sottolineando il ruolo negativo di Washington senza condanne esplicite.
Il meccanismo è la minimizzazione dell'avversario: gli attacchi USA sono descritti come un fattore limitante, non come una causa di crisi, riducendone la portata.
Il contesto della rottura dell'accordo di pace tra USA e Iran non viene citato.
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