
Cina e Pakistan chiedono il cessate il fuoco immediato tra Stati Uniti e Iran
Dopo il fallimento del memorandum d’intesa mediato da Islamabad, i ministri degli Esteri cinese e pakistano lanciano un appello congiunto per fermare l’escalation militare nello Stretto di Hormuz e riaprire i negoziati.
La Cina e il Pakistan hanno chiesto congiuntamente la cessazione immediata delle ostilità e la ripresa del dialogo tra Stati Uniti e Iran, in una nota diffusa dal ministero degli Esteri di Pechino al termine dell’incontro tra il capo della diplomazia cinese Wang Yi e l’omologo pakistano Ishaq Dar, tenutosi a Shanghai il 16 luglio. L’appello arriva mentre si intensificano gli scontri armati successivi al collasso del memorandum d’intesa raggiunto il 17 giugno proprio con la mediazione di Islamabad, che aveva aperto una finestra negoziale su sicurezza regionale, navigazione nello Stretto di Hormuz e sanzioni economiche.
Secondo la prospettiva di Pechino, il memorandum rappresentava un’intesa faticosamente conquistata e la pace era ormai a portata di mano; Wang Yi ha esortato le parti a onorare gli impegni assunti, rimuovere gli ostacoli e non disperdere gli sforzi diplomatici compiuti. Nell’ottica di Islamabad, che ha svolto il ruolo di mediatore principale sin dalle prime fasi del confronto, resta la disponibilità a facilitare un nuovo cessate il fuoco. Sul fronte opposto, Washington ha ufficialmente ripreso le operazioni militari l’8 luglio, con il presidente Donald Trump che ha definito una “perdita di tempo” negoziare con Teheran, mentre l’Iran, per voce del portavoce del ministero degli Esteri Esmaeil Baghaei, ha dichiarato di concentrarsi esclusivamente sulla difesa del territorio e di non avere piani di trattativa. Il viceministro degli Esteri iraniano Kazem Gharibabadi ha inoltre affermato che gli Stati Uniti, ripristinando il blocco navale contro i porti iraniani, hanno violato tutti gli obblighi previsti dall’intesa di Islamabad, sollevando di fatto Teheran da ogni impegno.
La nuova fase di scontri ha visto raid aerei statunitensi contro infrastrutture civili e militari nell’area di Bandar Abbas e lungo la costa meridionale iraniana, con l’obiettivo dichiarato dal Comando centrale Usa di degradare le capacità missilistiche e di droni di Teheran. L’Iran ha risposto con l’operazione “Nasr 2”, colpendo basi e interessi americani in diversi Paesi della regione. Secondo analisti europei, l’instabilità nello Stretto di Hormuz – via di transito per circa un quinto del petrolio mondiale e per quote rilevanti di gas naturale liquefatto – rappresenta un rischio diretto per la sicurezza energetica dell’Italia e dell’Unione Europea, già esposte a tensioni sui prezzi e sulla diversificazione delle forniture.
Nonostante la rottura, i canali diplomatici non sono del tutto interrotti: l’iniziativa congiunta di Cina e Pakistan si inserisce in un quadro di pressioni internazionali che, secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, potrebbero tradursi in una convocazione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite. Al momento, né Washington né Teheran hanno segnalato l’intenzione di tornare al tavolo negoziale, ma l’esperienza dei mesi scorsi dimostra che pressione militare e diplomazia hanno spesso proceduto in parallelo, lasciando uno spazio – per quanto esiguo – a nuovi tentativi di mediazione.
| Stampa iraniana e affini | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia le violazioni americane e sostiene l'appello di Cina e Pakistan per il cessate il fuoco.
Enfatizzando la violazione americana del memorandum di cessate il fuoco, l'Iran si posiziona come vittima e legittima l'appello al cessate il fuoco come risposta all'aggressione.
L'America Latina esorta un cessate il fuoco immediato e il ritorno ai negoziati per fermare l'escalation del conflitto.
Presentando la situazione come una crisi in rapida escalation, la cornice crea un senso di urgenza che rende l'appello al cessate il fuoco imperativo e non controverso.
Omette il blocco navale americano che ha innescato la crisi, come riportato dai media iraniani.
La Russia sostiene gli sforzi diplomatici di Cina e Pakistan e chiede un accordo di pace completo.
Inquadrando l'appello come una normale procedura diplomatica, la narrazione normalizza il coinvolgimento di Cina e Pakistan e depoliticizza il conflitto.
Omette il blocco navale americano e la prospettiva iraniana sulla violazione del memorandum di cessate il fuoco.
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