
Arrestato il blogger filo-Cremlino che denunciò Putin: è accusato di fake news sull’esercito
Ilya Remeslo, ex lealista e delatore, era stato ricoverato in psichiatria dopo un manifesto contro il presidente; ora rischia 10 anni per ‘falsità’ sull’armata.
Le forze dell’ordine russe hanno arrestato a San Pietroburgo il blogger e giurista Ilya Remeslo, già noto per le sue denunce contro l’opposizione, con l’accusa di diffusione di informazioni false sulle forze armate (articolo 207.3 del codice penale). Secondo fonti delle autorità inquirenti, il procedimento è scaturito da una serie di post pubblicati nel marzo 2026 sul suo canale Telegram, nei quali Remeslo definiva Vladimir Putin “criminale di guerra e ladro” e chiedeva che fosse processato. Dopo l’arresto, il tribunale Basmannyj di Mosca ha disposto la custodia cautelare fino al 16 settembre; il blogger era stato trasferito nella capitale per gli atti investigativi e per l’udienza di convalida.
Il contenuto del cosiddetto “manifesto” – cinque ragioni per smettere di sostenere Putin – aveva già provocato un ricovero coatto di circa un mese in una clinica psichiatrica di San Pietroburgo, episodio che Remeslo ha descritto come una ritorsione per le sue parole. Dimesso in aprile, il blogger aveva continuato a criticare la leadership russa, arrivando a pronosticare, il giorno prima dell’arresto, che Putin sarebbe stato “portato via in manette entro l’autunno”. Nell’ottica degli analisti occidentali, la vicenda conferma l’uso sistematico della legislazione sulla “disinformazione militare” – introdotta dopo l’invasione dell’Ucraina – per colpire qualsiasi voce dissonante, anche quando proviene da figure un tempo organiche al Cremlino.
Remeslo, 42 anni, ha costruito la propria notorietà come delatore e critico accanito dell’oppositore Aleksej Naval’nyj, testimoniando in aula e presentando esposti che hanno contribuito a incriminarlo. Dal 2017 al 2023 è stato membro della Camera civica della Federazione Russa, con delega al contrasto della disinformazione in rete. Secondo i media indipendenti russi, in passato avrebbe ricevuto circa 10 milioni di rubli da società riconducibili a Konstantin Kostin, ex capo della direzione per la politica interna dell’amministrazione presidenziale, finanziamenti che il Fondo anticorruzione di Naval’nyj ritiene fossero destinati alla lotta contro l’oppositore. Il suo brusco voltafaccia ha suscitato reazioni contrastanti: il generale ceceno Apti Alaudinov ha dichiarato di averlo ritenuto a lungo “un uomo filo-presidenziale adeguato”, mentre il giornalista Vladimir Solov’ëv ha attribuito la svolta a un senso di scarsa valorizzazione personale.
La detenzione di Remeslo si inserisce in un più ampio giro di vite contro il dissenso interno. Nella stessa giornata, il tribunale della regione di Mosca ha comminato un’ammenda di mille rubli all’ex candidato presidenziale Boris Nadeždin, dichiarato “agente straniero” la settimana precedente, per l’esposizione di simboli estremisti. Per gli osservatori di Bruxelles, l’inasprimento della repressione – che colpisce tanto gli oppositori storici quanto i voltagabbana – segnala la volontà del Cremlino di blindare il consenso in vista delle elezioni parlamentari di settembre, mentre la guerra in Ucraina continua a produrre contraccolpi economici e sociali. L’inchiesta su Remeslo è condotta dalla direzione investigativa centrale del Comitato investigativo; il capo d’imputazione, aggravato dall’odio politico, prevede fino a dieci anni di reclusione. Al momento il blogger non avrebbe ritrattato le proprie affermazioni.
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
| Stampa cinese | 0.00 | neutral |
Le autorità russe agiscono nel quadro della legge per contrastare la disinformazione. Remeslo è un ex sostenitore del Cremlino che ha tradito la fiducia.
Presentando l'arresto come un normale procedimento legale, si normalizza la repressione e si delegittima la critica come 'fake news'.
Il blocco omette il passato di Remeslo come informatore contro Navalny e il suo ruolo di 'доносчик'.
Il regime russo intensifica la repressione contro chi osa criticare la guerra. L'arresto di Remeslo è un segnale allarmante per la libertà di espressione.
Collegando l'arresto a un contesto più ampio di repressione e alla guerra in Ucraina, si crea una narrazione di escalation autoritaria.
La Russia reprime il dissenso con leggi draconiane, colpendo anche chi un tempo era dalla parte del potere. La libertà di espressione è sotto attacco.
Inquadrando la vicenda come un caso emblematico di censura, si universalizza il problema e si richiamano i valori democratici.
Le autorità russe agiscono secondo la legge per mantenere l'ordine. L'arresto è un fatto di cronaca senza implicazioni politiche più ampie.
Adottando un tono distaccato e fattuale, si evita di commentare la repressione, presentando l'evento come una normale procedura giudiziaria.
Il blocco omette il ricovero psichiatrico di Remeslo dopo il suo manifesto.
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