Stati Uniti, raid sui ponti iraniani per strangolare la base navale di Bandar Abbas
Washington punta a interrompere le linee di rifornimento del porto strategico sullo Stretto di Hormuz, mentre Teheran minaccia ritorsioni e il traffico marittimo globale subisce pesanti contraccolpi.
Nella quinta notte consecutiva di attacchi, le forze armate statunitensi hanno colpito diversi ponti nell’area di Bandar Abbas, snodo cruciale sulla sponda iraniana dello Stretto di Hormuz. Secondo un alto funzionario dell’amministrazione americana citato dal Wall Street Journal, l’obiettivo non erano le infrastrutture in sé, bensì le linee logistiche che riforniscono la base navale dei Guardiani della rivoluzione, utilizzata – nell’ottica di Washington – per minacciare la navigazione commerciale e proiettare potenza nel Golfo. I media di Stato iraniani hanno confermato esplosioni e danni al ponte di Kahouristan, che collega Bandar Abbas a Lar e all’interno del Paese, e a uno snodo ferroviario a dieci chilometri dalla città, causando la chiusura di arterie autostradali e almeno due vittime civili nella provincia di Hormozgan.
La Casa Bianca e il Comando centrale americano (Centcom) inquadrano l’operazione in una campagna più ampia volta a «indebolire le capacità militari iraniane» e a far rispettare il blocco navale imposto ai porti della Repubblica islamica. Secondo fonti di Washington, Teheran avrebbe violato il memorandum d’intesa firmato il 18 giugno scorso, che prevedeva un periodo di negoziato di sessanta giorni durante il quale l’Iran avrebbe potuto incanalare il traffico mercantile in un corridoio sotto il proprio controllo, con l’eventuale imposizione di pedaggi. La ripresa degli attacchi a navi commerciali e il rifiuto di alcune unità di sottoporsi alle ispezioni americane hanno spinto il presidente Trump a minacciare un allargamento dei raid a centrali elettriche e ad altri ponti già dalla prossima settimana, qualora Teheran non torni al tavolo diplomatico.
Da parte iraniana, le autorità denunciano una violazione flagrante della sovranità nazionale e la distruzione di infrastrutture civili, e hanno diffuso immagini di ponti danneggiati e di feriti. Teheran, attraverso i canali ufficiali, ha ribadito che «ogni aggressione non resterà senza risposta» e, secondo fonti regionali, avrebbe fatto sapere di potersi avvalere degli alleati houthi nello Yemen per chiudere lo stretto di Bab el-Mandeb, strozzando così anche l’accesso meridionale al Mar Rosso. Parallelamente, l’Iran ha continuato a colpire – stando ai resoconti della stampa araba – infrastrutture e interessi statunitensi in Paesi vicini, con segnalazioni di danni e vittime civili in Kuwait, Bahrein e Giordania.
Per l’Europa e per l’Italia, che dipendono in misura significativa dal transito di petrolio e gas liquefatto attraverso Hormuz, l’escalation ha già prodotto un rialzo dei prezzi energetici e una drastica riduzione dei traffici. Il blocco navale americano e le contromisure iraniane hanno di fatto paralizzato il principale collo di bottiglia del commercio marittimo globale. La portavoce della Casa Bianca ha dichiarato che il presidente Trump «resta aperto alla diplomazia», ma le condizioni poste – la cessazione immediata delle ostilità e il ritorno al negoziato – appaiono lontane. Il dossier resta in bilico tra la pressione militare e la ricerca di un canale di dialogo, mentre le prossime ore potrebbero segnare un’ulteriore estensione degli obiettivi sensibili sul territorio iraniano.
| Stampa iraniana e affini | −0.90 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.30 | aligned |
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
L'Iran condanna fermamente gli attacchi statunitensi come una violazione della sovranità nazionale e un crimine di guerra, e avverte che risponderà con forza.
Il blocco costruisce la propria posizione presentando gli attacchi come mirati a infrastrutture civili, citando fonti ufficiali iraniane e invocando il diritto internazionale per delegittimare l'azione statunitense.
Il blocco omette di menzionare le giustificazioni statunitensi riguardanti la protezione della navigazione commerciale e gli attacchi iraniani alle navi, nonché il contesto delle precedenti provocazioni iraniane.
Gli Stati Uniti conducono attacchi di precisione per interrompere le linee di rifornimento iraniane e proteggere la libertà di navigazione, mantenendo aperta la porta alla diplomazia.
Il blocco legittima l'azione statunitense enfatizzando la natura militare degli obiettivi e la minaccia iraniana alla navigazione, citando fonti ufficiali americane e minimizzando le vittime civili.
Il blocco omette di riportare le accuse iraniane di crimini di guerra e la condanna internazionale, nonché i dettagli sulle vittime civili e i danni alle infrastrutture non militari.
Le forze statunitensi colpiscono obiettivi militari iraniani per indebolire le capacità navali, mentre l'Iran denuncia vittime civili e danni alle infrastrutture.
Il blocco mantiene una posizione neutrale riportando sia le dichiarazioni ufficiali statunitensi sia i resoconti iraniani, senza esprimere giudizio esplicito.
Il blocco omette di approfondire le implicazioni legali degli attacchi o di prendere posizione sulla legittimità delle azioni di entrambe le parti.
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