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Economia e Mercatimercoledì 1 luglio 2026

Manifattura globale in frenata: l’effetto scorte svanisce, l’AI traina Taiwan

A giugno l’espansione industriale si indebolisce negli Stati Uniti e in Europa, mentre le economie emergenti mostrano segnali contrastanti e Taiwan accelera grazie alla domanda di intelligenza artificiale.

L’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) manifatturiero di giugno ha dipinto un quadro di espansione globale in via di esaurimento. Negli Stati Uniti l’ISM è sceso a 53,3 (da 54,0) e la lettura S&P Global a 53,9, mentre nella zona euro il dato composito è scivolato a 51,4, il minimo da quattro mesi. Il Regno Unito ha registrato 52,5, in calo da 53,9, e la Germania è rimasta appena sopra la soglia di stabilità a 50,3. In controtendenza, Taiwan ha toccato 60,7 punti, il nono mese consecutivo di crescita robusta, e la Colombia ha accelerato a 53,7. Il Brasile è tornato in territorio espansivo a 50,8, ma con produzione e nuovi ordini ancora in contrazione.

Dietro la frenata c’è l’affievolirsi della spinta all’accumulo di scorte che aveva sostenuto l’attività nei mesi precedenti. Le imprese, soprattutto in Nord America e in Europa, avevano anticipato gli acquisti per proteggersi da interruzioni delle catene di fornitura e da rincari legati al conflitto in Medio Oriente. Con la firma di un memorandum per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran il 17 giugno – dopo la raccolta della maggior parte dei dati – quell’effetto precauzionale ha iniziato a perdere vigore, mentre i nuovi ordinativi hanno rallentato ovunque tranne che in Germania e in alcuni mercati emergenti.

Le pressioni sui costi restano elevate ma mostrano segnali di allentamento. Il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito a raffreddare l’inflazione degli input in Europa e negli Stati Uniti, dove l’indice ISM dei prezzi pagati è sceso da 82,1 a 73,0. Tuttavia, i tempi di consegna rimangono dilatati e la carenza di materie prime persiste, alimentando rincari a valle. In Colombia e in Brasile le imprese hanno trasferito parte dei maggiori costi sui listini, mentre in Germania l’occupazione industriale continua a contrarsi per il terzo anno consecutivo. Negli Stati Uniti i tagli al personale sono stati i più marcati dal 2020, segno che le aziende cercano di compensare l’aumento delle spese energetiche.

A trainare la manifattura globale è oggi la domanda di tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Taiwan, hub dei semiconduttori, guida la classifica con un PMI di 60,7 e un’espansione a doppia cifra nel settore elettronico. Anche negli Stati Uniti gli investimenti in IA hanno attutito l’impatto della guerra sulle fabbriche, ma gli analisti di Taipei mettono in guardia dal rischio di una “inflazione da AI” che potrebbe riversarsi sui prezzi al consumo. In Europa, invece, la debolezza della domanda esterna – in particolare dalla Cina – frena le esportazioni e mantiene la fiducia delle imprese al di sotto delle medie storiche, nonostante un lieve miglioramento in Francia e nella zona euro.

Il prossimo banco di prova sarà l’effettiva riapertura delle rotte commerciali nel Golfo Persico e la tenuta della tregua. Se le catene di fornitura torneranno a normalizzarsi, le pressioni inflazionistiche potrebbero attenuarsi ulteriormente, offrendo margine alle banche centrali per rivedere la politica monetaria. La Federal Reserve e la BCE, che hanno alzato i tassi a giugno, osserveranno con attenzione i dati di luglio per valutare se la moderazione dei costi sia strutturale o soltanto un riflesso temporaneo della tregua.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa latinoamericanaStampa atlantica / anglosfera
Stampa latinoamericana/ Mercato
PragmatismoDistacco

A giugno il settore manifatturiero globale ha mostrato un andamento contrastato. La produzione è cresciuta in diverse aree, ma la domanda ha perso slancio e i PMI segnalano un ritmo di espansione più debole. I dati dipingono un quadro complesso, con un parziale allentamento delle catene di fornitura e una persistente debolezza delle esportazioni.

Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
AllarmeUrgenza

La produzione industriale è balzata ai massimi da quasi due anni perché le aziende accumulano scorte in previsione di rincari e disagi legati al conflitto con l'Iran. Tuttavia, i nuovi ordini si sono indeboliti, frenando la crescita complessiva del settore. L'ombra della guerra si allunga sulle catene di fornitura, alimentando un senso di urgenza.

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mercoledì 1 luglio 2026

Manifattura globale in frenata: l’effetto scorte svanisce, l’AI traina Taiwan

A giugno l’espansione industriale si indebolisce negli Stati Uniti e in Europa, mentre le economie emergenti mostrano segnali contrastanti e Taiwan accelera grazie alla domanda di intelligenza artificiale.

L’indice dei responsabili degli acquisti (PMI) manifatturiero di giugno ha dipinto un quadro di espansione globale in via di esaurimento. Negli Stati Uniti l’ISM è sceso a 53,3 (da 54,0) e la lettura S&P Global a 53,9, mentre nella zona euro il dato composito è scivolato a 51,4, il minimo da quattro mesi. Il Regno Unito ha registrato 52,5, in calo da 53,9, e la Germania è rimasta appena sopra la soglia di stabilità a 50,3. In controtendenza, Taiwan ha toccato 60,7 punti, il nono mese consecutivo di crescita robusta, e la Colombia ha accelerato a 53,7. Il Brasile è tornato in territorio espansivo a 50,8, ma con produzione e nuovi ordini ancora in contrazione.

Dietro la frenata c’è l’affievolirsi della spinta all’accumulo di scorte che aveva sostenuto l’attività nei mesi precedenti. Le imprese, soprattutto in Nord America e in Europa, avevano anticipato gli acquisti per proteggersi da interruzioni delle catene di fornitura e da rincari legati al conflitto in Medio Oriente. Con la firma di un memorandum per il cessate il fuoco tra Stati Uniti e Iran il 17 giugno – dopo la raccolta della maggior parte dei dati – quell’effetto precauzionale ha iniziato a perdere vigore, mentre i nuovi ordinativi hanno rallentato ovunque tranne che in Germania e in alcuni mercati emergenti.

Le pressioni sui costi restano elevate ma mostrano segnali di allentamento. Il calo dei prezzi del petrolio ha contribuito a raffreddare l’inflazione degli input in Europa e negli Stati Uniti, dove l’indice ISM dei prezzi pagati è sceso da 82,1 a 73,0. Tuttavia, i tempi di consegna rimangono dilatati e la carenza di materie prime persiste, alimentando rincari a valle. In Colombia e in Brasile le imprese hanno trasferito parte dei maggiori costi sui listini, mentre in Germania l’occupazione industriale continua a contrarsi per il terzo anno consecutivo. Negli Stati Uniti i tagli al personale sono stati i più marcati dal 2020, segno che le aziende cercano di compensare l’aumento delle spese energetiche.

A trainare la manifattura globale è oggi la domanda di tecnologie legate all’intelligenza artificiale. Taiwan, hub dei semiconduttori, guida la classifica con un PMI di 60,7 e un’espansione a doppia cifra nel settore elettronico. Anche negli Stati Uniti gli investimenti in IA hanno attutito l’impatto della guerra sulle fabbriche, ma gli analisti di Taipei mettono in guardia dal rischio di una “inflazione da AI” che potrebbe riversarsi sui prezzi al consumo. In Europa, invece, la debolezza della domanda esterna – in particolare dalla Cina – frena le esportazioni e mantiene la fiducia delle imprese al di sotto delle medie storiche, nonostante un lieve miglioramento in Francia e nella zona euro.

Il prossimo banco di prova sarà l’effettiva riapertura delle rotte commerciali nel Golfo Persico e la tenuta della tregua. Se le catene di fornitura torneranno a normalizzarsi, le pressioni inflazionistiche potrebbero attenuarsi ulteriormente, offrendo margine alle banche centrali per rivedere la politica monetaria. La Federal Reserve e la BCE, che hanno alzato i tassi a giugno, osserveranno con attenzione i dati di luglio per valutare se la moderazione dei costi sia strutturale o soltanto un riflesso temporaneo della tregua.

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A giugno il settore manifatturiero globale ha mostrato un andamento contrastato. La produzione è cresciuta in diverse aree, ma la domanda ha perso slancio e i PMI segnalano un ritmo di espansione più debole. I dati dipingono un quadro complesso, con un parziale allentamento delle catene di fornitura e una persistente debolezza delle esportazioni.

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La produzione industriale è balzata ai massimi da quasi due anni perché le aziende accumulano scorte in previsione di rincari e disagi legati al conflitto con l'Iran. Tuttavia, i nuovi ordini si sono indeboliti, frenando la crescita complessiva del settore. L'ombra della guerra si allunga sulle catene di fornitura, alimentando un senso di urgenza.

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