
Trump accusa la NATO di unilateralità, il vertice di Ankara si apre tra le crepe dell’alleanza
A pochi giorni dal summit di Ankara, il presidente americano definisce “ridicolo” il rapporto con gli alleati, mentre l’Europa tenta di dimostrare un maggiore impegno nella difesa comune.
A meno di una settimana dal vertice NATO di Ankara, in programma il 7 e 8 luglio, il presidente statunitense Donald Trump ha definito “ridicolo” che Washington continui a mantenere un rapporto “a senso unico” con l’Alleanza. In un messaggio sulla piattaforma Truth Social, accompagnato da un grafico che mostra la sproporzione tra la spesa militare americana e quella di alcuni partner, Trump ha scritto: “Non c’erano per noi!!!”, un riferimento esplicito, secondo fonti vicine alla Casa Bianca, alla limitata disponibilità di basi e supporto logistico offerta da diversi alleati europei durante la guerra contro l’Iran. L’affondo presidenziale si inserisce in una strategia di pressione che già lo scorso anno aveva portato i membri dell’organizzazione a impegnarsi a portare la spesa per la difesa al 5% del PIL entro il 2035, un obiettivo che oggi appare lontano per molte capitali.
La reazione delle cancellerie europee è duplice. Da un lato, il Segretario generale Mark Rutte ha intensificato le iniziative diplomatiche per ricucire lo strappo, ricordando al pubblico americano che gli alleati hanno messo a disposizione le proprie basi – seppur con limitazioni dovute alla mancata partecipazione formale al conflitto – e che gli investimenti europei nell’industria militare statunitense generano centinaia di migliaia di posti di lavoro negli USA. Dall’altro, fonti diplomatiche a Bruxelles sottolineano come l’aumento della spesa registrato nel 2025 (90 miliardi in più rispetto all’anno precedente, per un totale di oltre 570 miliardi di dollari tra europei e Canada) sia la prova tangibile di una volontà di riequilibrio. In questo quadro, la presidente del Parlamento europeo Roberta Metsola ha dichiarato a La Stampa che “l’Europa deve assumersi una maggiore responsabilità per la propria sicurezza”, mentre il ministro della Difesa italiano Guido Crosetto ha aperto alla partecipazione a una missione di peace enforcement in Libano, in sostituzione dell’UNIFIL, per disarmare Hezbollah, un’iniziativa che Washington e Ankara guardano con favore.
La frattura più profonda, tuttavia, riguarda la guerra in Iran. Secondo analisti mediorientali, la richiesta americana di una missione navale NATO negli Stretti di Hormuz per garantire la libertà di navigazione si scontra con la riluttanza di molti partner, disposti a impegnarsi solo dopo la conclusione formale del conflitto. La tensione è aggravata dal ritiro unilaterale di truppe e mezzi statunitensi dall’Europa e dalla minaccia, più volte ventilata da Trump, di rivedere l’impegno ai sensi dell’Articolo 5. In questo contesto, il Canada ha promosso con altri nove Paesi la creazione di una “Defence, Security and Resilience Bank” con una dotazione iniziale di 100 miliardi di dollari, un segnale che le “medie potenze” intendono prepararsi a un’alleanza in cui il contributo finanziario di Washington è destinato a ridursi.
Ankara, che ospita il vertice, cerca di ritagliarsi un ruolo di mediazione. Il presidente Recep Tayyip Erdoğan incontrerà Trump alla vigilia dell’apertura dei lavori e, secondo la stampa turca, sul tavolo ci sarà anche la vendita di motori americani per il caccia di quinta generazione Kaan, una partita che potrebbe ammorbidire le posizioni. L’Italia, per la sua collocazione nel “Mediterraneo allargato”, è osservata con attenzione: la disponibilità offerta da Crosetto sul Libano e la sintonia con le posizioni della Commissione von der Leyen sulla necessità di una difesa comune europea collocano Roma tra i pontieri del vertice. L’esito dell’incontro di Ankara determinerà se l’alleanza riuscirà a trasformare le frizioni in un nuovo patto transatlantico o se le spinte centrifughe prevarranno, con conseguenze dirette sulla sicurezza collettiva del continente.
| Stampa del Golfo arabo | +0.30 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | −0.70 | critical |
| Stampa europea continentale | −0.20 | neutral |
Il vertice NATO di Ankara riafferma la coesione dell'alleanza, mettendo in secondo piano le critiche di Trump.
Si selezionano solo gli elementi positivi dell'agenda del vertice, ignorando la controversia sollevata da Trump, per presentare l'alleanza come unita e determinata.
Viene omessa la citazione diretta di Trump che definisce 'ridicolo' il sostegno alla NATO, così come qualsiasi accenno a divisioni interne.
La Russia rileva con soddisfazione le divisioni interne alla NATO, usando le parole di Trump come prova della fragilità dell'alleanza.
Si inverte l'accusa: invece di criticare Trump, si usa la sua dichiarazione per attaccare l'intera alleanza, presentandola come disunita e in declino.
Viene omesso il contesto in cui Trump è il presidente degli Stati Uniti, un membro chiave della NATO, e si evita di menzionare che la sua posizione potrebbe essere isolata all'interno dell'alleanza.
L'Europa riconosce le critiche di Trump ma cerca di non farsi destabilizzare, mantenendo un approccio pragmatico e concentrandosi sugli impegni del vertice.
Si adotta una posizione di equidistanza: non si condanna apertamente Trump né si esalta l'alleanza, ma si sottolineano le sfide e la necessità di proseguire con pragmatismo.
Viene omessa qualsiasi analisi approfondita delle motivazioni di Trump o delle possibili conseguenze di una rottura, per non alimentare ulteriori divisioni.
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