
Slovacchia blocca i visti Schengen per i russi fino a fine estate, Ungheria riapre in tre città
Mentre Bratislava sospende le domande turistiche per luglio e agosto, Budapest riattiva i centri di Kazan, Samara e Ufa, in un quadro europeo sempre più frammentato.
La Slovacchia ha disposto la sospensione temporanea del rilascio di visti Schengen per soggiorni di breve durata ai cittadini russi per i mesi di luglio e agosto 2026. Secondo quanto comunicato dagli operatori dei centri visti BLS International e VFS Global su indicazione dell’ambasciata slovacca a Mosca, saranno accettate esclusivamente le domande per la categoria «Sport» e per i visti nazionali di lungo periodo legati a studio, ricongiungimento familiare e lavoro specializzato. Gli appuntamenti già fissati per altre finalità verranno annullati e le tariffe di servizio rimborsate. Parallelamente, l’Ungheria ha riattivato dal primo luglio la raccolta delle pratiche per visti Schengen nei propri centri di Kazan, Samara e Ufa, dopo una precedente sospensione disposta dal consolato generale di Kazan, segnalando così un approccio divergente all’interno del blocco comunitario.
La decisione slovacca si inserisce in un contesto di restrizioni progressive adottate dall’Unione Europea nei confronti dei viaggiatori russi a partire dall’invasione su larga scala dell’Ucraina nel 2022. Bruxelles ha sospeso l’accordo di facilitazione dei visti con Mosca e, dal novembre scorso, ha introdotto limitazioni al rilascio di visti per ingressi multipli. Secondo fonti diplomatiche europee, un gruppo di Stati membri ha recentemente sollecitato la Commissione a varare «nuove misure restrittive e vincolanti» per i cittadini russi che intendano recarsi nell’area Schengen per turismo. Tuttavia, il fronte europeo appare tutt’altro che compatto: mentre Paesi baltici, Polonia, Repubblica Ceca e Danimarca hanno di fatto interrotto il rilascio di visti turistici, altre capitali – tra cui Roma, Parigi e Madrid – mantengono canali aperti, sebbene con tempistiche dilatate. Il centro visti spagnolo ha avvertito che l’esame delle pratiche può richiedere fino a 45 giorni, quello italiano oltre 60.
Secondo i dati diffusi dall’Associazione dei tour operator russi (ATOR), la Slovacchia non rappresenta una destinazione di massa per il turismo russo: nel 2025 ha concesso appena 1.149 visti, di cui solo il 46% a ingressi multipli. A titolo di confronto, l’Italia ne ha rilasciati oltre 161.000, la Francia più di 156.000 e la Grecia circa 59.000. L’ATOR ha definito «assente» qualsiasi forma di «forte agitazione» sul mercato per lo stop slovacco, sottolineando come il Paese «storicamente non rientri tra le mete più accessibili» per i viaggiatori russi. Sul fronte opposto, l’Ungheria viene indicata dagli stessi operatori come una delle destinazioni «più leali» nel processo di visto, e la riapertura dei centri nelle tre città del Volga è stata accolta come un segnale di continuità.
Il quadro complessivo mostra una geografia del visto in costante evoluzione, con ulteriori irrigidimenti annunciati da diversi Stati. La Francia ha comunicato che dal 15 luglio il centro visti di Mosca non accetterà più domande presentate tramite delegati, ma solo di persona o da parenti stretti. Germania, Polonia, Danimarca, Repubblica Ceca e Islanda hanno smesso di riconoscere i passaporti russi quinquennali, mentre l’Estonia dal primo settembre non accetterà documenti diplomatici e di servizio privi di chip biometrico. In questo scenario, la sospensione slovacca – limitata a due mesi e con eccezioni per lo sport – appare come un tassello di una tendenza più ampia, ma non lineare. La ripresa dei servizi ungheresi e la persistente attività di consolati come quello italiano e francese indicano che, al momento, non esiste una posizione unitaria dell’Unione sul diritto di accesso dei cittadini russi allo spazio Schengen. La prossima verifica è attesa dopo agosto, quando Bratislava dovrebbe comunicare l’eventuale ripristino delle procedure ordinarie.
| Stampa russa e CSI | −0.20 | neutral |
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| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Russia prende atto della sospensione slovacca come temporanea e tecnica, e sottolinea la riapertura ungherese come segnale di normalità.
Attribuendo la sospensione a cause tecniche e contrapponendo la mossa ungherese, la narrazione minimizza l'impatto politico e mantiene una storia di continuità.
L'Europa registra la sospensione slovacca come un fatto amministrativo di scarso impatto, dato il basso numero di visti emessi.
Citando le statistiche dei visti emessi nel 2025, si ridimensiona la portata della decisione e si evita una lettura politica.
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