
Trump: 'Ridicolo il sostegno alla Nato'. Al vertice di Ankara la resa dei conti
Mentre Washington minaccia di ridurre il contributo all'Alleanza, l'Europa si interroga sulla propria difesa e l'Italia affronta le tensioni con gli Stati Uniti dopo il no alle basi per i raid sull'Iran.
A meno di una settimana dal vertice Nato di Ankara, il presidente americano Donald Trump ha definito 'ridicolo' il mantenimento dell'attuale sostegno statunitense all'Alleanza, accusando i partner europei di non aver ricambiato l'impegno di Washington. In un messaggio sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha scritto che il rapporto con la Nato 'non è reciproco' e che gli alleati 'non c'erano per noi', in riferimento alla guerra contro l'Iran durante la quale diversi paesi, tra cui l'Italia, hanno negato l'uso delle proprie basi per le operazioni americane. Il bilaterale con il presidente turco Recep Tayyip Erdogan, previsto alla vigilia del summit del 7 e 8 luglio, sarà l'occasione per discutere anche la vendita dei motori destinati al caccia turco Kaan, un dossier che secondo fonti di Ankara potrebbe segnare una svolta nei rapporti tra i due leader.
Secondo l'ottica di Washington, la Nato deve trasformarsi in una 'via a doppio senso': il segretario alla Difesa Pete Hegseth ha avvertito che se gli alleati non raggiungeranno l'obiettivo del 5% del Pil in spese per la difesa entro il 2035 – di cui il 3,5% in investimenti strettamente militari – il contributo americano al bilancio dell'organizzazione verrà ridotto. Il Pentagono ha avviato una revisione semestrale che prevede il ritiro di un gruppo di portaerei e di tutti i sottomarini assegnati all'Alleanza, con l'obiettivo dichiarato di affidare all'Europa 'la responsabilità principale per la difesa del continente'. Una prospettiva che, secondo analisti di Bruxelles, costringe i governi europei a un ripensamento radicale: il premier britannico Keir Starmer ha annunciato un piano da 15 miliardi di sterline, ma con un buco di quasi 5 miliardi ancora da coprire, mentre la costruzione di una capacità industriale e dottrinale autonoma richiederà anni.
L'Italia si presenta ad Ankara con una posizione particolarmente delicata. Durante i bombardamenti americani sull'Iran, il governo Meloni ha rifiutato di consentire il rifornimento dei velivoli statunitensi in Sicilia, scatenando un attrito reso pubblico al G7: Trump ha sostenuto che la presidente del Consiglio avrebbe 'implorato' una foto con lui, versione che Meloni ha definito 'completamente inventata'. L'incontro tra i due, in programma a margine del vertice, sarà uno dei più osservati. Fonti diplomatiche europee sottolineano che il memorandum d'intesa firmato da Trump e Teheran il 18 giugno non ha spento le tensioni, e che la richiesta di 'lealtà' avanzata da Washington durante il conflitto resta un nodo irrisolto nei rapporti transatlantici.
Sul tavolo del summit ci saranno anche il sostegno all'Ucraina – con le principali potenze europee che cercano una posizione comune ma senza un calendario per l'adesione di Kiev – e la postura sul fianco orientale, dopo l'allarme del segretario generale Mark Rutte sulla possibilità che Mosca sia pronta a usare la forza contro l'Alleanza entro cinque anni. Il vertice di Ankara, che il segretario di Stato americano Marco Rubio ha definito 'probabilmente il più importante della storia dell'organizzazione', si apre dunque come un passaggio decisivo per ridefinire l'architettura di sicurezza che dal 1949 ha garantito la stabilità europea. L'esito dei negoziati determinerà non solo il livello di spesa e la presenza militare americana, ma anche la capacità dell'Europa di assumere un ruolo di primo piano nella propria difesa, in un contesto in cui la tradizionale àncora statunitense appare sempre più incerta.
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