
Congo, al via la sperimentazione per l’Ebola Bundibugyo: primo paziente arruolato
Mentre il bilancio supera i 400 morti e il virus raggiunge la città strategica di Kisangani, l’OMS avvia uno studio clinico su due trattamenti sperimentali, in un contesto segnato da sfiducia e rischi sanitari collaterali.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha avviato nella Repubblica Democratica del Congo una sperimentazione clinica per due potenziali terapie contro il ceppo Bundibugyo del virus Ebola, privo di vaccini e trattamenti approvati. Il primo paziente è stato arruolato il 2 luglio nello studio PARTNERS, che testerà l’anticorpo monoclonale MBP134 e l’antivirale remdesivir, da soli e in combinazione. Il trial, coordinato dall’Istituto Nazionale per la Ricerca Biomedica congolese, dall’Istituto di Medicina Tropicale di Anversa e dall’Università di Oxford, ha un disegno adattivo che consentirà di valutare nuovi farmaci con l’avanzare delle evidenze.
L’epidemia, dichiarata il 15 maggio, ha già causato 438 morti su 1.406 casi confermati (tasso di letalità del 31%), con oltre l’83% dei decessi concentrati nella provincia dell’Ituri. Un salto di scala è arrivato con il primo caso a Kisangani, città di 1,5 milioni di abitanti e snodo commerciale a 600 chilometri dall’epicentro: una donna incinta di 24 anni, il cui corpo è stato trasportato illegalmente in moto dalla zona di Nia Nia. In Uganda, dove si contano 20 casi e due decessi, le autorità hanno notificato all’OMS anche un caso di virus Marburg in un bambino nel distretto di Kyegegwa, individuato grazie alla sorveglianza rafforzata per Ebola; nessun contatto ha finora mostrato sintomi.
La risposta è frenata dalla sfiducia delle comunità: a Nia Nia un centro per l’Ebola è stato incendiato da manifestanti che hanno recuperato due salme, provocando la fuga di sette casi sospetti. Organizzazioni umanitarie e operatori sanitari segnalano che la pressione sul sistema e la paura di recarsi nelle strutture stanno aggravando il peso di altre malattie, in particolare la malaria. Secondo l’organizzazione Malaria No More, è probabile che durante questa epidemia la malaria causi più morti dell’Ebola, anche a causa della mancata distribuzione di zanzariere trattate in Ituri e Nord Kivu per ragioni di sicurezza.
Sul piano diplomatico, il presidente sudafricano Ramaphosa e il direttore dell’Africa CDC Kaseya, in visita a Kinshasa, hanno chiesto alla comunità internazionale di non isolare il paese con restrizioni ai viaggi. Il coordinatore Onu per l’Ebola, Julien Harneis, è arrivato nella capitale per rafforzare il coordinamento. Resta il nodo dei finanziamenti: l’Africa CDC stima un fabbisogno di 1,4 miliardi di dollari, a fronte dei 120 milioni finora raccolti. I risultati preliminari dello studio PARTNERS potrebbero arrivare entro pochi mesi, offrendo una prima indicazione sull’efficacia dei trattamenti mentre l’epidemia continua a diffondersi.
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La sperimentazione clinica in Congo è un passo necessario, ma l'epidemia resta estremamente grave. Il ceppo Bundibugyo non ha cure approvate e l'alto numero di contagi e decessi sottolinea l'urgenza. Il mondo non può abbassare la guardia.
L'OMS ha avviato in Congo una sperimentazione su due trattamenti contro l'Ebola, cercando risposte rapide mentre il focolaio si espande. La situazione è così grave da aver quasi impedito alla nazionale congolese di partecipare ai Mondiali del 2026 dopo 21 giorni di isolamento. La sperimentazione offre speranza, ma il costo umano è già elevato.
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