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Economia e Mercatimercoledì 1 luglio 2026

L’onda cinese travolge i mercati: BYD insidia Tesla, l’Europa trema, l’Italia cresce drogata dagli incentivi

Mentre il costruttore di Shenzhen si prepara a superare Tesla nelle elettriche pure e valuta un secondo stabilimento in Europa, Volkswagen progetta 100.000 tagli e il mercato italiano mostra una ripresa ancora fragile, trainata da marchi asiatici e bonus pubblici.

Il baricentro dell’automotive mondiale continua a spostarsi verso est. Nel secondo trimestre del 2026 BYD ha consegnato 557.090 veicoli elettrici puri, un volume che, secondo le stime raccolte da Bloomberg, le consentirà di riconquistare la corona di primo venditore globale scavalcando Tesla, attesa intorno a 396.500 unità. Il sorpasso non è più una proiezione ma un dato quasi consolidato, e si accompagna a un’espansione industriale accelerata: il gruppo cinese è vicino a decidere l’acquisizione di un impianto già esistente in Spagna o in Francia, una mossa che le permetterebbe di aggirare i dazi europei e radicare la produzione nel continente. È la seconda ondata cinese, dopo quella che ha eroso le quote dei costruttori tedeschi in patria, e arriva mentre Volkswagen valuta il piano di ristrutturazione più duro della sua storia: fino a 100.000 esuberi e la chiusura di quattro fabbriche in Germania, un segnale che per gli analisti di Francoforte rappresenta il vero campanello d’allarme per l’intera industria europea.

In Italia il mercato dell’auto chiude giugno con un +10,6% e un primo semestre a +9,6%, sfiorando le 937.000 immatricolazioni. La crescita, tuttavia, ha gambe fragili. Secondo le associazioni dei concessionari e dei costruttori esteri, la spinta è arrivata dalla coda degli ecobonus, dalle auto-immatricolazioni di fine semestre e dal noleggio a breve termine, mentre il traffico nelle concessionarie resta debole. Le elettriche pure toccano per la prima volta il 10,1% del mercato, le plug-in il 10,6%, ma il dato più eloquente è la composizione della classifica: la cinese Leapmotor T03 è l’elettrica più venduta, BYD entra stabilmente nella top ten e domina le ibride plug-in con una quota del 32,6% grazie alla tecnologia DM-i. Stellantis cresce del 23% a giugno e Fiat resta leader, ma il gruppo franco-italiano deve fare i conti con una pressione competitiva che arriva ormai da ogni segmento, mentre gli incentivi pubblici finiscono in misura crescente nelle casse di aziende con quartier generale a Shenzhen o Pechino.

Oltre Atlantico il quadro è contrastato. In Colombia il primo semestre si chiude con un balzo del 50,1% delle immatricolazioni, spinte da un’elettrificazione che già rappresenta il 43,8% del mercato: la Tesla Model Y è il modello più venduto in assoluto, un dato che non ha eguali in nessun altro grande mercato emergente. In Argentina, al contrario, gli autoveicoli cedono il 12,8% a giugno e accumulano un -9,9% nel semestre, con le concessionarie che segnalano 130.000 unità invendute e una quota di importati salita al 69%. A trainare la domanda sono i pick-up e i SUV di origine cinese come la Ford Territory, mentre il mercato delle motociclette vola a +42,3%, sostenuto dal basso costo d’accesso e dall’espansione delle piattaforme di consegna.

La partita industriale si gioca ora su due tavoli. Da un lato la decisione di BYD su un secondo sito europeo, che potrebbe rilevare impianti sottoutilizzati di costruttori tradizionali e accelerare l’integrazione produttiva nel Vecchio Continente. Dall’altro la capacità di Stellantis, Volkswagen e degli altri gruppi europei di difendere margini e volumi mentre la transizione elettrica procede a velocità diseguali: in Italia le full hybrid sfiorano il 46% del mercato, ma nei veicoli commerciali il diesel resta sopra l’80% e le elettriche crollano del 54%. I dati di luglio, liberi dagli effetti degli incentivi e dalle spinte di fine semestre, diranno se la crescita italiana ha fondamenta strutturali o se è stata solo un’accelerazione drogata.

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L’onda cinese travolge i mercati: BYD insidia Tesla, l’Europa trema, l’Italia cresce drogata dagli incentivi

Mentre il costruttore di Shenzhen si prepara a superare Tesla nelle elettriche pure e valuta un secondo stabilimento in Europa, Volkswagen progetta 100.000 tagli e il mercato italiano mostra una ripresa ancora fragile, trainata da marchi asiatici e bonus pubblici.

Il baricentro dell’automotive mondiale continua a spostarsi verso est. Nel secondo trimestre del 2026 BYD ha consegnato 557.090 veicoli elettrici puri, un volume che, secondo le stime raccolte da Bloomberg, le consentirà di riconquistare la corona di primo venditore globale scavalcando Tesla, attesa intorno a 396.500 unità. Il sorpasso non è più una proiezione ma un dato quasi consolidato, e si accompagna a un’espansione industriale accelerata: il gruppo cinese è vicino a decidere l’acquisizione di un impianto già esistente in Spagna o in Francia, una mossa che le permetterebbe di aggirare i dazi europei e radicare la produzione nel continente. È la seconda ondata cinese, dopo quella che ha eroso le quote dei costruttori tedeschi in patria, e arriva mentre Volkswagen valuta il piano di ristrutturazione più duro della sua storia: fino a 100.000 esuberi e la chiusura di quattro fabbriche in Germania, un segnale che per gli analisti di Francoforte rappresenta il vero campanello d’allarme per l’intera industria europea.

In Italia il mercato dell’auto chiude giugno con un +10,6% e un primo semestre a +9,6%, sfiorando le 937.000 immatricolazioni. La crescita, tuttavia, ha gambe fragili. Secondo le associazioni dei concessionari e dei costruttori esteri, la spinta è arrivata dalla coda degli ecobonus, dalle auto-immatricolazioni di fine semestre e dal noleggio a breve termine, mentre il traffico nelle concessionarie resta debole. Le elettriche pure toccano per la prima volta il 10,1% del mercato, le plug-in il 10,6%, ma il dato più eloquente è la composizione della classifica: la cinese Leapmotor T03 è l’elettrica più venduta, BYD entra stabilmente nella top ten e domina le ibride plug-in con una quota del 32,6% grazie alla tecnologia DM-i. Stellantis cresce del 23% a giugno e Fiat resta leader, ma il gruppo franco-italiano deve fare i conti con una pressione competitiva che arriva ormai da ogni segmento, mentre gli incentivi pubblici finiscono in misura crescente nelle casse di aziende con quartier generale a Shenzhen o Pechino.

Oltre Atlantico il quadro è contrastato. In Colombia il primo semestre si chiude con un balzo del 50,1% delle immatricolazioni, spinte da un’elettrificazione che già rappresenta il 43,8% del mercato: la Tesla Model Y è il modello più venduto in assoluto, un dato che non ha eguali in nessun altro grande mercato emergente. In Argentina, al contrario, gli autoveicoli cedono il 12,8% a giugno e accumulano un -9,9% nel semestre, con le concessionarie che segnalano 130.000 unità invendute e una quota di importati salita al 69%. A trainare la domanda sono i pick-up e i SUV di origine cinese come la Ford Territory, mentre il mercato delle motociclette vola a +42,3%, sostenuto dal basso costo d’accesso e dall’espansione delle piattaforme di consegna.

La partita industriale si gioca ora su due tavoli. Da un lato la decisione di BYD su un secondo sito europeo, che potrebbe rilevare impianti sottoutilizzati di costruttori tradizionali e accelerare l’integrazione produttiva nel Vecchio Continente. Dall’altro la capacità di Stellantis, Volkswagen e degli altri gruppi europei di difendere margini e volumi mentre la transizione elettrica procede a velocità diseguali: in Italia le full hybrid sfiorano il 46% del mercato, ma nei veicoli commerciali il diesel resta sopra l’80% e le elettriche crollano del 54%. I dati di luglio, liberi dagli effetti degli incentivi e dalle spinte di fine semestre, diranno se la crescita italiana ha fondamenta strutturali o se è stata solo un’accelerazione drogata.

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