
Migranti, Giappone e Regno Unito alzano la soglia: costi di soggiorno e asilo a carico dei richiedenti
Tokyo quintuplica le tariffe per i permessi di residenza mentre Londra impone il rimborso delle spese di accoglienza a chi ottiene asilo.
Due democrazie industrializzate, il Giappone e il Regno Unito, hanno annunciato a poche ore di distanza una stretta parallela sui costi di ingresso e permanenza per i cittadini stranieri. A Tokyo l’Agenzia per i servizi di immigrazione ha pubblicato un decreto che, a partire da ottobre, porterà le tariffe per il rinnovo o il cambio dello status di residenza temporanea dagli attuali 6.000 yen fino a un massimo di 75.000 yen, mentre il permesso di soggiorno permanente salirà da 10.000 a 200.000 yen. A Londra il nuovo Disegno di legge su immigrazione e asilo introduce l’obbligo, per i richiedenti asilo con mezzi sufficienti, di rimborsare fino a circa 10.000 sterline per vitto e alloggio ricevuti durante l’esame della domanda, con il saldo integrale che diventa condizione per la residenza permanente.
Secondo fonti governative giapponesi, l’aumento – il primo dopo decenni – serve a coprire i costi amministrativi generati da una popolazione straniera che a fine 2025 ha superato per la prima volta i 4,1 milioni di residenti, con un incremento annuo del 9,5 per cento. La crescita è trainata dal programma per lavoratori qualificati introdotto nel 2019 per far fronte alla carenza di manodopera in settori come l’industria e l’assistenza, e dall’arrivo di studenti internazionali. I cittadini indonesiani, in particolare, sono aumentati del 33,2 per cento, portando la comunità a quasi 200.000 persone. Lo stesso esecutivo nipponico riconosce però che l’apparato di protezione civile non ha tenuto il passo: il sociologo dei disastri Akiyoshi Kikuchi dell’Università Meisei ha osservato come i piani di evacuazione restino tarati su una popolazione omogenea e di madrelingua giapponese, lasciando scoperti milioni di turisti e residenti stranieri privi di conoscenza della lingua e dei sistemi di allerta.
Nell’ottica di Londra, il meccanismo di recupero delle spese – che scatterà con un prelievo mensile forfettario una volta superata una soglia di reddito fissata dal ministro dell’Interno – risponde a una logica di equità fiscale. Il governo laburista stima in 4 miliardi di sterline l’anno il costo dell’accoglienza, ridotto di circa un miliardo con la chiusura di alberghi e il trasferimento dei richiedenti in strutture più economiche. Il ministro Shabana Mahmood ha dichiarato che «ricevere sostegno per l’asilo è un diritto, ma anche una responsabilità», e che chi può contribuire deve farlo. I dati ufficiali indicano che un quarto dei rifugiati tra i 16 e i 64 anni trova lavoro entro l’anno in cui ottiene lo status, e quasi la metà entro due anni, con guadagni mediani annui di 23.000 sterline.
Per i migranti, le due misure disegnano un orizzonte di mobilità più oneroso. In Giappone, sconti fino a 10.000 yen sono previsti solo per le pratiche online di durata superiore a tre mesi, mentre le domande di residenza permanente restano vincolate allo sportello. Esenzioni sono contemplate per chi versa in condizioni economiche assimilabili all’assistenza pubblica. Nel Regno Unito, il debito verso l’Erario seguirà il migrante anche in caso di uscita dal Paese, bloccando un eventuale ritorno futuro. Bruxelles osserva con attenzione: il precedente britannico potrebbe influenzare il dibattito sulla revisione del Patto europeo su migrazione e asilo, già sotto pressione per l’aumento dei flussi irregolari.
Il dossier è ora nelle fasi procedurali. In Giappone il decreto è aperto alla consultazione pubblica e l’entrata in vigore è attesa per ottobre. A Londra il Disegno di legge sarà presentato alle Camere; il governo lo definisce la più ampia riforma del sistema d’asilo da una generazione, con l’obiettivo di ridurre gli incentivi alla migrazione irregolare. Entrambi i provvedimenti, pur con strumenti diversi, segnalano una tendenza a trasferire sui singoli richiedenti una quota crescente dei costi della mobilità internazionale.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il governo giapponese ha presentato un progetto di decreto per aumentare le tasse sui permessi di soggiorno, portando ad esempio il costo della residenza permanente da 10.000 a 200.000 yen, con entrata in vigore prevista per ottobre. La misura rientra in una più ampia riforma del controllo dell'immigrazione.
Il nuovo disegno di legge britannico sull'immigrazione imporrà ai richiedenti asilo di rimborsare le spese di alloggio e sostentamento una volta che il loro reddito supera una certa soglia. I critici denunciano la misura come punitiva, che scarica il costo della protezione umanitaria sui più vulnerabili.
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