
Ebola in Congo: 400 morti e un caso a Kisangani, il ceppo Bundibugyo accelera senza vaccino
L'epidemia dichiarata a maggio ha superato 1.400 contagi e si estende a nuove province, mentre mancano terapie approvate e la risposta internazionale arranca tra tagli e insicurezza.
Il bilancio dell'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo ha varcato la soglia dei 400 morti, con 438 decessi e 1.406 casi confermati, secondo i dati dell'Institut national de santé publique resi noti il 2 luglio. A cambiare la percezione del rischio è la conferma di un'infezione a Kisangani, città da un milione e mezzo di abitanti e capoluogo della provincia di Tshopo, a quasi 600 chilometri dal focolaio dell'Ituri. Il corpo di una giovane donna incinta, deceduta nella zona sanitaria di Nia Nia, è stato trasportato clandestinamente in moto fino alla metropoli, esponendo un numero ancora imprecisato di contatti a un virus la cui carica infettiva permane elevatissima nelle spoglie.
L'agente patogeno appartiene al ceppo Bundibugyo, per il quale non esistono al momento né vaccini né trattamenti specifici approvati. L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha annunciato l'avvio di una sperimentazione clinica su due terapie, con un primo paziente già arruolato, ma i risultati richiederanno settimane. La risposta sanitaria è complicata da un contesto di insicurezza cronica: nell'Ituri, epicentro con oltre il 90% dei casi, gruppi armati controllano porzioni di territorio e si registrano attacchi contro operatori e strutture. Secondo fonti sanitarie locali, almeno quattro zone restano inaccessibili, costringendo le équipe a negoziare con i capi ribelli per diffondere messaggi di prevenzione. La sfiducia delle comunità, alimentata da voci e credenze spirituali, ostacola il tracciamento dei contatti e favorisce la trasmissione durante i riti funebri.
L'impatto economico rischia di aggravare una crisi già profonda. Un'analisi del Programma delle Nazioni Unite per lo sviluppo stima che l'epidemia possa spingere quasi un milione di persone nella povertà e costare all'Africa fino a 3,6 miliardi di dollari in uno scenario peggiore, con perdite di posti di lavoro e interruzioni del commercio informale che colpiscono in modo sproporzionato le donne. Bruxelles e altre capitali europee osservano con preoccupazione la tenuta di sistemi sanitari resi fragili dai tagli agli aiuti internazionali, in particolare dopo il ritiro statunitense dall'OMS e la riduzione dei fondi per la sicurezza sanitaria globale. Il Kenya, pur senza casi confermati, ha avviato una mappatura di 25 contee ad alto rischio e chiede ai partner internazionali di colmare lacune nella preparazione, con un punteggio di prontezza nazionale fermo al 66%.
Sul fronte diagnostico, un consorzio guidato dalla fondazione ginevrina FIND ha selezionato cinque produttori – due dell'Africa occidentale, uno statunitense e due sudcoreani – per sviluppare test antigenici rapidi utilizzabili su sangue di pazienti vivi. I primi kit potrebbero raggiungere il campo entro metà luglio, accelerando l'identificazione dei casi rispetto ai tempi lunghi dei laboratori molecolari. Le autorità congolesi, nel frattempo, mantengono la classificazione di tre province colpite, considerando i focolai di Tshopo e Haut-Uélé come «casi importati», mentre proseguono il tracciamento dei contatti e il trasferimento di alcuni soggetti esposti verso l'Ituri. La prossima verifica concreta sarà l'effettiva distribuzione dei test rapidi e l'andamento dei contagi nelle aree urbane, che determinerà la capacità di contenere un ceppo per il quale la scienza è ancora in rincorsa.
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Un paziente in Scozia è sottoposto a test per l'Ebola dopo un viaggio da un'area colpita, sollevando il timore che il virus possa raggiungere il suolo britannico. Le autorità sanitarie sottolineano che non ci sono casi confermati, ma che sono attivi protocolli rigorosi. L'episodio evidenzia la portata globale del focolaio in Congo, ormai il terzo più grave mai registrato.
Le Nazioni Unite avvertono che l'epidemia di Ebola nella Repubblica Democratica del Congo potrebbe costare all'Africa fino a 3,6 miliardi di dollari e distruggere centinaia di migliaia di posti di lavoro, minacciando una catastrofe dello sviluppo. Con oltre 1.300 contagi e 377 decessi, il ceppo Bundibugyo rappresenta un grave rischio economico. Senza finanziamenti urgenti, la crisi potrebbe spingere altre 985.000 persone nella povertà.
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