
Dall’adolescenza alla menopausa, la salute femminile è un percorso di prevenzione
Una campagna presentata alla Camera rilancia il dibattito su informazione e screening, mentre in Asia e Medio Oriente i medici affrontano infertilità e gravidanze complesse con un approccio sempre più integrato.
La menopausa non è un punto di arrivo, ma una fase che insieme alla post-menopausa può occupare un terzo della vita di una donna. È da questa consapevolezza che nasce il progetto «Menopausa, riscriviamo le regole», presentato alla Camera dei deputati e promosso da un gruppo di lavoro che coinvolge endocrinologi, ginecologi e oncologi. L’iniziativa – che prevede un convegno nazionale, un portale informativo e il volume M come Menopausa – punta a scardinare gli stereotipi che associano questa età alla fine della progettualità personale e della sessualità, e a colmare un vuoto di informazione che, secondo Annamaria Colao, ordinaria di Endocrinologia alla Federico II di Napoli e vicepresidente del Consiglio superiore di sanità, riguarda anche i professionisti che seguono le donne in prima linea.
Il nodo centrale, emerso tanto nel dibattito italiano quanto nelle esperienze cliniche raccolte in Asia e Medio Oriente, è che la salute femminile va letta come un continuum. Negli Emirati Arabi Uniti, i medici degli ospedali Burjeel e Medcare sottolineano come le abitudini costruite nell’adolescenza – alimentazione, attività fisica, vaccinazione contro l’HPV e attenzione al ciclo mestruale – determinino la qualità della vita riproduttiva e metabolica futura. In Bangladesh, dove giugno è il mese della consapevolezza sull’infertilità, gli specialisti dei centri di fertilità di Dacca insistono sulla necessità di coinvolgere l’intero nucleo familiare: la pressione sociale e l’abitudine a colpevolizzare la sola donna aggravano il carico psicologico di coppie già provate da stili di vita irregolari, obesità e sindrome dell’ovaio policistico.
Dopo i cinquant’anni, il quadro epidemiologico cambia. Massimo Di Maio, presidente dell’Associazione italiana di oncologia medica, ha ricordato che in questa fascia d’età aumentano le neoplasie per le quali esistono fattori di rischio modificabili: tumore della mammella, del colon-retto e del polmone, quest’ultimo in crescita anche per il mutamento delle abitudini al fumo tra le donne. La sedentarietà, più diffusa nella popolazione femminile, rappresenta un fattore di rischio trasversale, oncologico e cardiovascolare. Parallelamente, in Malesia i ginecologi segnalano un incremento di gravidanze medicalmente complesse, legato al rinvio della maternità e all’aumento di obesità e diabete: condizioni che richiedono un monitoraggio più stretto e una pianificazione preconcezionale che, secondo la consulente Sharifah Najwa, dovrebbe iniziare da tre a sei mesi prima del concepimento.
L’elemento comune a tutti questi scenari è la distanza tra la disponibilità di strumenti efficaci e la loro adozione. In Italia, i programmi di screening per mammella, colon-retto e cervice uterina restano sotto-utilizzati, mentre la menopausa indotta da terapie oncologiche è ancora gestita in modo frammentario. Colao ha rilanciato la proposta di inserire l’educazione alla salute nei curricula scolastici, per formare generazioni capaci di comprendere i determinanti del benessere. Il prossimo passo concreto sarà l’avvio del portale nazionale e la pubblicazione del libro, che intendono tradurre le evidenze scientifiche in strumenti di consapevolezza accessibili, nella convinzione che una stagione della vita che si estende dai cinquanta fino oltre gli ottant’anni vada vissuta, come ha detto la co-autrice Raffaella Cesaroni, «pienamente, libera da pregiudizi e con il supporto della prevenzione».
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La menopausa viene presentata come una fase naturale che la medicina moderna può gestire con successo grazie a tecniche minimamente invasive e a un approccio clinico avanzato. L'accento è posto sulle soluzioni tecnologiche e sulla qualità della vita, senza drammatizzare il fenomeno.
La menopausa viene inquadrata come una crisi sanitaria trascurata, con una grave carenza di infrastrutture e servizi per le donne. L'attenzione è sulla mancanza di unità di terapia intensiva e sulla disparità tra aree urbane e rurali, suggerendo che il sistema sanitario non è preparato ad affrontare le esigenze delle donne in menopausa.
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