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L’attore che vende verdure: quando l’AI cancella i volti del cinema cinese

Mentre l’intelligenza artificiale ridisegna l’industria dell’intrattenimento, turisti e consumatori riscoprono il valore dell’esperienza autentica, da Seul alle bancarelle dello Shandong.

Al mercato rionale di un villaggio dello Shandong, Xu Peng carica cassette di cavoli e cipolle sul furgoncino elettrico di famiglia. Fino a marzo, lo stesso volto compariva sugli schermi di milioni di spettatori: era il «CEO dominante» di decine di micro-drammi, quei serial verticali da pochi minuti a puntata che hanno invaso gli smartphone cinesi. Oggi, finite le riprese dell’ultimo progetto, nessun copione è più arrivato. «Recitare era solo un lavoro», ha detto ai cronisti locali con una calma che ha sorpreso i fan accorsi al mercato per sostenerlo. «Se non ci sono ruoli, trovo un altro modo per guadagnarmi da vivere».

La sua storia non è un caso isolato. Secondo i dati diffusi dagli analisti di Pechino, nel primo trimestre del 2026 oltre il 95 per cento dei 128.000 nuovi micro-drammi immessi sul mercato è stato realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, dalla sceneggiatura al montaggio. I costi di produzione sono crollati, ma con essi anche i cachet: un attore di primo piano che poteva guadagnare fino a 20.000 yuan al giorno oggi ne riceve al massimo 1.200, e solo dopo una lotta serrata per ogni scrittura. L’impatto occupazionale, stimano gli esperti del settore, sfiora i due milioni di posti di lavoro. L’AI non si limita a sostituire le comparse: riscrive l’intera filiera creativa, sollevando interrogativi sul confine tra efficienza e desertificazione culturale.

La fragilità della fama nell’ecosistema digitale cinese si manifesta anche lontano dagli algoritmi. La conduttrice televisiva Xie Na, volto storico dello show Happy Camp, ha visto cancellare all’improvviso la tappa di Pechino del suo tour canoro dopo una violenta ondata di critiche online. I netizen ne hanno deriso le capacità vocali, accusandola di sfruttare la popolarità per mero profitto. La stampa di partito ha rincarato la dose: un editoriale del Quotidiano del Popolo ha stigmatizzato chi «ottiene riconoscimenti senza un talento reale», mentre il comitato provinciale dello Zhejiang ha parlato di «rincorsa al guadagno» priva di «raffinatezza culturale». La vicenda, commentano gli osservatori di Shanghai, riflette un malessere generazionale che mescola risentimento per le disuguaglianze economiche e insofferenza verso le celebrità fabbricate a tavolino.

Eppure, mentre gli schermi si riempiono di volti sintetici, il desiderio di esperienze concrete spinge i consumatori a varcare i confini. A Seul, turiste cinesi come Chelsea Wang atterrano con liste della spesa dettagliate: uno zaino che in patria costerebbe 500 yuan in più, un anello di fidanzamento Chaumet acquistato al Lotte Duty Free per 37.000 yuan, ben 11.000 in meno rispetto a Pechino grazie al won debole. La Corea del Sud, spiegano gli analisti di Seul, sta vivendo un boom di visitatori cinesi attratti dal lusso accessibile e dalla cosmesi. Non è un fenomeno isolato: anche i turisti sudcoreani, secondo i rapporti dell’industria indonesiana, cercano sempre più le bellezze naturali dell’arcipelago, mentre le famiglie svedesi, come rivela una mappatura di Handelsbanken, inseguono il potere d’acquisto della corona nei mercati asiatici. In un mondo dove l’intelligenza artificiale azzera i costi di produzione, il valore sembra spostarsi proprio su ciò che non può essere replicato: un paesaggio, un oggetto toccato con mano, un incontro al banco del mercato. Xu Peng, intanto, progetta di aprire una scuola di recitazione, continuando a vendere verdure. «Finché mi guadagno da vivere onestamente», dice, «nessun ostacolo è insormontabile».

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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AllarmeVittimismo

La storia di un attore cinese che un tempo interpretava amministratori delegati dominanti e ora vende verdure mette in luce l'impatto brutale dell'IA sui lavoratori creativi. Senza telecamere accese, queste star dei micro-drammi affrontano un futuro incerto, sostituite dagli algoritmi. L'articolo suscita compassione per chi viene lasciato indietro dal progresso tecnologico.

Stampa europea continentale/ Nordica
PragmatismoScetticismo

Mentre l'IA rimodella l'industria dell'intrattenimento, gli attori cinesi di micro-drammi sono tra i primi a subirne gli effetti, con molti costretti ad abbandonare il mestiere. Il reportage esamina il cambiamento strutturale, osservando che pochi lavoratori sono consapevoli della rapidità con cui i loro posti potrebbero diventare obsoleti. Invita a una discussione pragmatica sull'adattamento e sul futuro del lavoro.

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sabato 4 luglio 2026

L’attore che vende verdure: quando l’AI cancella i volti del cinema cinese

Mentre l’intelligenza artificiale ridisegna l’industria dell’intrattenimento, turisti e consumatori riscoprono il valore dell’esperienza autentica, da Seul alle bancarelle dello Shandong.

Al mercato rionale di un villaggio dello Shandong, Xu Peng carica cassette di cavoli e cipolle sul furgoncino elettrico di famiglia. Fino a marzo, lo stesso volto compariva sugli schermi di milioni di spettatori: era il «CEO dominante» di decine di micro-drammi, quei serial verticali da pochi minuti a puntata che hanno invaso gli smartphone cinesi. Oggi, finite le riprese dell’ultimo progetto, nessun copione è più arrivato. «Recitare era solo un lavoro», ha detto ai cronisti locali con una calma che ha sorpreso i fan accorsi al mercato per sostenerlo. «Se non ci sono ruoli, trovo un altro modo per guadagnarmi da vivere».

La sua storia non è un caso isolato. Secondo i dati diffusi dagli analisti di Pechino, nel primo trimestre del 2026 oltre il 95 per cento dei 128.000 nuovi micro-drammi immessi sul mercato è stato realizzato con l’ausilio dell’intelligenza artificiale, dalla sceneggiatura al montaggio. I costi di produzione sono crollati, ma con essi anche i cachet: un attore di primo piano che poteva guadagnare fino a 20.000 yuan al giorno oggi ne riceve al massimo 1.200, e solo dopo una lotta serrata per ogni scrittura. L’impatto occupazionale, stimano gli esperti del settore, sfiora i due milioni di posti di lavoro. L’AI non si limita a sostituire le comparse: riscrive l’intera filiera creativa, sollevando interrogativi sul confine tra efficienza e desertificazione culturale.

La fragilità della fama nell’ecosistema digitale cinese si manifesta anche lontano dagli algoritmi. La conduttrice televisiva Xie Na, volto storico dello show Happy Camp, ha visto cancellare all’improvviso la tappa di Pechino del suo tour canoro dopo una violenta ondata di critiche online. I netizen ne hanno deriso le capacità vocali, accusandola di sfruttare la popolarità per mero profitto. La stampa di partito ha rincarato la dose: un editoriale del Quotidiano del Popolo ha stigmatizzato chi «ottiene riconoscimenti senza un talento reale», mentre il comitato provinciale dello Zhejiang ha parlato di «rincorsa al guadagno» priva di «raffinatezza culturale». La vicenda, commentano gli osservatori di Shanghai, riflette un malessere generazionale che mescola risentimento per le disuguaglianze economiche e insofferenza verso le celebrità fabbricate a tavolino.

Eppure, mentre gli schermi si riempiono di volti sintetici, il desiderio di esperienze concrete spinge i consumatori a varcare i confini. A Seul, turiste cinesi come Chelsea Wang atterrano con liste della spesa dettagliate: uno zaino che in patria costerebbe 500 yuan in più, un anello di fidanzamento Chaumet acquistato al Lotte Duty Free per 37.000 yuan, ben 11.000 in meno rispetto a Pechino grazie al won debole. La Corea del Sud, spiegano gli analisti di Seul, sta vivendo un boom di visitatori cinesi attratti dal lusso accessibile e dalla cosmesi. Non è un fenomeno isolato: anche i turisti sudcoreani, secondo i rapporti dell’industria indonesiana, cercano sempre più le bellezze naturali dell’arcipelago, mentre le famiglie svedesi, come rivela una mappatura di Handelsbanken, inseguono il potere d’acquisto della corona nei mercati asiatici. In un mondo dove l’intelligenza artificiale azzera i costi di produzione, il valore sembra spostarsi proprio su ciò che non può essere replicato: un paesaggio, un oggetto toccato con mano, un incontro al banco del mercato. Xu Peng, intanto, progetta di aprire una scuola di recitazione, continuando a vendere verdure. «Finché mi guadagno da vivere onestamente», dice, «nessun ostacolo è insormontabile».

Divergenza delle fonti

Media e Intrattenimento · 1 testata · 1 lingua

25%Media

Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

Neutrale50%
Critico50%

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 1 lingue

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Stampa sud-est asiatica
AllarmeVittimismo

La storia di un attore cinese che un tempo interpretava amministratori delegati dominanti e ora vende verdure mette in luce l'impatto brutale dell'IA sui lavoratori creativi. Senza telecamere accese, queste star dei micro-drammi affrontano un futuro incerto, sostituite dagli algoritmi. L'articolo suscita compassione per chi viene lasciato indietro dal progresso tecnologico.

Stampa europea continentale/ Nordica
PragmatismoScetticismo

Mentre l'IA rimodella l'industria dell'intrattenimento, gli attori cinesi di micro-drammi sono tra i primi a subirne gli effetti, con molti costretti ad abbandonare il mestiere. Il reportage esamina il cambiamento strutturale, osservando che pochi lavoratori sono consapevoli della rapidità con cui i loro posti potrebbero diventare obsoleti. Invita a una discussione pragmatica sull'adattamento e sul futuro del lavoro.

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