
Messico-Inghilterra: la notte dell'Azteca fra storia e riscatto
Dopo la vittoria netta sull'Ecuador, il Messico affronta l'Inghilterra negli ottavi del Mondiale 2026: una sfida ad alta quota che riporta il Tricolore a un passo dai quarti, territorio inesplorato da quarant'anni.
Il 2-0 sull’Ecuador, firmato dalla solidità difensiva e dall’ispirazione del giovane Gilberto Mora, ha consegnato al Messico il primo successo in un match a eliminazione diretta in un Mondiale dal 1986, e con esso un biglietto per una notte che l’Azteca attende da una generazione. Quattro vittorie in altrettanti incontri, otto reti segnate e nessuna subita: il ruolino di marcia del ‘Tri’ di Javier Aguirre è il più convincente della sua storia recente, e riaccende il sogno di eguagliare i quarti di finale raggiunti proprio in casa, nelle edizioni del 1970 e del 1986.
Di fronte c’è l’Inghilterra di Thomas Tuchel, approdata agli ottavi con meno autorità di quanto il rango imporrebbe. Il doppietta di Harry Kane negli ultimi quindici minuti contro una sorprendente RD Congo ha evitato l’imbarazzo, ma ha anche esposto le crepe di una squadra che fatica a trovare un’identità stabile. La stampa inglese non nasconde le perplessità su un undici ancora in cerca di equilibri, con il nodo sugli esterni e la speranza di recuperare Reece James per la fascia destra. Eppure, nessuno sottovaluta il potenziale di fuoco offensivo: Kane, Bellingham, Rice e Rashford sono nomi che accendono qualunque partita.
Il vero protagonista, però, rischia di essere lo stadio. L’Azteca, a oltre duemila metri d’altitudine e con il suo carico di epica – da Pelé a Maradona –, ospita l’ultima gara del Mondiale in suolo messicano e potrebbe offrire un vantaggio decisivo ai padroni di casa, abituati all’aria rarefatta e sostenuti da una tifoseria che ha trasformato ogni partita in una festa. La minaccia di temporali ha fatto tremare gli organizzatori, ma la FIFA ha confermato l’orario, e le diplomazie hanno cercato di smorzare le tensioni legate all’accoglienza riservata ai tifosi britannici, con un comunicato dell’ambasciata del Regno Unito a sottolineare i «profondi legami storici» fra le due nazioni.
Aguirre, che da giocatore visse l’ultimo acuto messicano nei quarti – il tiro a giro di Negrete contro la Bulgaria nel 1986 –, ha chiesto ai suoi «una partita quasi perfetta», consapevole che la disciplina difensiva e la connessione con il pubblico saranno le armi per arginare la classe inglese. Dall’altra parte, Tuchel medita di puntare su Anthony Gordon per dare profondità, mentre cerca di integrare Jude Bellingham in un centrocampo che deve ancora mostrare compattezza. Le probabili formazioni parlano di una sfida fra la rapidità e l’organizzazione messicana e la qualità tecnica europea.
La posta è altissima: il vincente troverà ai quarti la vincente di Brasile-Norvegia. Per il Messico, spezzare la maledizione degli ottavi – sette eliminazioni consecutive dal 1994 – significherebbe riscrivere la propria mitologia calcistica; per l’Inghilterra, campione nel 1966 e mai più, sarebbe il primo passo per dimostrare di poter tornare sul tetto del mondo. La notte dell’Azteca promette di aggiungere un nuovo capitolo alla leggenda.
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