
Pioggia di missili su Kiev alla vigilia del vertice Nato, Zelensky invoca i Patriot
L’attacco russo con decine di missili balistici, nessuno dei quali intercettato, ha ucciso almeno 28 civili e riportato al centro del summit di Ankara la drammatica carenza di difesa aerea ucraina.
Un massiccio attacco combinato di missili e droni lanciato dalla Russia su Kiev e la sua regione nelle ore che precedevano l’apertura del vertice Nato ad Ankara ha provocato almeno 28 morti e oltre cento feriti, colpendo in pieno quartieri residenziali. Secondo il comando dell’aeronautica di Kiev, nessuno dei 29 missili balistici impiegati da Mosca è stato intercettato, mentre la difesa aerea è riuscita ad abbattere la quasi totalità dei droni e dei missili da crociera. Il presidente Volodymyr Zelensky ha denunciato un «attacco brutale» e ha rinnovato con urgenza l’appello ai partner della Nato affinché forniscano missili intercettori per i sistemi Patriot, gli unici in grado di fermare i vettori balistici, la cui produzione, ha detto, «non è ancora stata portata alla scala necessaria per proteggere le persone dal terrore balistico».
La duplice offensiva russa nel giro di una settimana – il 2 luglio un altro bombardamento aveva ucciso oltre trenta persone nella capitale – ha messo a nudo la vulnerabilità ucraina proprio mentre il presidente americano Donald Trump arrivava in Turchia per il summit. Da Washington, Trump ha riferito di aver avuto colloqui telefonici «molto buoni» sia con Vladimir Putin sia con Zelensky, affermando che entrambi «vogliono un accordo» e che la soluzione del conflitto è «più vicina di quanto la gente creda». Il Cremlino, per bocca del portavoce Dmitrij Peskov, ha ribadito che la posizione statunitense non è mutata e che Trump ascolta con attenzione le informazioni fornite da Putin, mentre fonti della Nato hanno confermato che l’incontro bilaterale tra Trump e Zelensky, previsto a margine del vertice, sarà dedicato a un rilancio dell’iniziativa diplomatica.
Sul piano militare, l’impiego massiccio di missili balistici – Iskander, Kinzhal e Oreshnik, secondo gli analisti della difesa europei – sta sfruttando la cronica penuria di intercettori Patriot, la cui catena di approvvigionamento globale è sotto stress anche a causa della guerra in Medio Oriente. Kiev ha chiesto non solo forniture immediate, ma anche la licenza per produrre i missili sul proprio territorio, opzione su cui, secondo fonti dell’Alleanza, Washington sarebbe disponibile ad aprire, sebbene esperti militari svedesi e finlandesi avvertano che l’avvio di una produzione locale richiederebbe anni e non risolverebbe l’emergenza attuale. Parallelamente, l’Ucraina ha intensificato i propri attacchi con droni a lungo raggio contro raffinerie e infrastrutture energetiche in territorio russo, colpendo per la prima volta l’impianto di Omsk, in Siberia, a 2.500 chilometri dal confine, e provocando carenze di carburante in diverse regioni della Federazione.
Agli occhi degli osservatori di Bruxelles, il vertice di Ankara si svolge dunque in un clima di aspettative incrociate: da un lato la pressione ucraina per decisioni «forti» sul fronte della difesa aerea, dall’altro la cautela americana, con Trump che ha escluso concessioni territoriali immediate da parte russa ma ha insistito sulla necessità di fermare «un massacro». Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha esortato gli alleati a «fare la propria parte» per garantire a Kiev ciò che serve, mentre Zelensky ha ricordato che «l’Ucraina nella Nato sarebbe una straordinaria capacità difensiva», pur consapevole che la porta dell’adesione resta chiusa. L’incontro Trump-Zelensky di mercoledì e le discussioni nel formato alleato rappresentano il prossimo banco di prova per tradurre le dichiarazioni di disponibilità al negoziato in passi concreti, in un conflitto che, dopo oltre quattro anni, continua a mietere vittime civili e a ridisegnare gli equilibri di sicurezza del continente europeo.
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Trump assicura che la pace è vicina e che entrambe le parti la desiderano. Il vertice NATO sarà la sede per progredire.
Citazione diretta di Trump come fonte autorevole, senza contrappeso.
Non vengono menzionati gli attacchi in corso e le vittime, che potrebbero mettere in dubbio l'affermazione di Trump.
Trump riconosce la volontà di Putin di porre fine al conflitto e definisce il colloquio positivo. La Russia è presentata come parte costruttiva.
Evidenziando la validazione di Trump della volontà di Putin, si presenta la Russia come cooperativa.
Non vengono menzionate le accuse ucraine di attacchi russi in corso, che contraddirebbero l'ottimismo di Trump.
Trump annuncia una pace imminente, ma i fatti sul campo raccontano un'altra storia: attacchi russi e vittime civili.
Usando il contrasto tra le parole di Trump e la realtà della guerra per creare dubbi.
Non viene riportata la dichiarazione ottimistica di Trump sulla volontà di Putin di pace, concentrandosi invece sugli attacchi in corso.
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