
L'addio di Dalic, l'architetto della Croazia d'oro
Dopo quasi nove anni e un'eliminazione controversa, il commissario tecnico più vincente della storia croata lascia una nazionale al bivio tra la fine di una generazione e un inevitabile rinnovamento.
L'uscita di scena della Croazia dal Mondiale 2026, maturata in un sedicesimo di finale contro il Portogallo deciso da un gol di Gonçalo Ramos al 103', ha rappresentato molto più di una semplice sconfitta: ha sancito la fine di un'epoca. Zlatko Dalić, il selezionatore che aveva condotto i Vatreni a un insperato secondo posto in Russia 2018 e a un bronzo in Qatar 2022, ha annunciato il suo addio, chiudendo un ciclo di nove anni che ha ridefinito l'identità calcistica di una nazione giovane, indipendente solo dal 1991. La partita di Dallas, segnata dalla rete annullata a Joško Gvardiol per un fuorigioco millimetrico rilevato dalla tecnologia semi-automatica, ha assunto i contorni di un simbolo: la fine di un percorso, ma anche l'ultimo atto di una generazione che, con Luka Modrić, Ivan Perišić e Mateo Kovačić, ha portato la maglia a scacchi ben oltre i propri confini.
Secondo gli analisti balcanici, la decisione di Dalić era nell'aria da tempo, nonostante un contratto in scadenza proprio nel 2026 e un ingaggio stimato in 1,5 milioni di euro annui. Il tecnico di Livno, che in precedenza aveva guidato club in Arabia Saudita e negli Emirati Arabi Uniti, lascia con un palmarès che nessun suo predecessore può eguagliare: due medaglie mondiali e una finale di Nations League persa solo ai rigori contro la Spagna. La federazione di Zagabria lo ha salutato con un messaggio di gratitudine, definendo il suo percorso «un arrivo umile, un viaggio indimenticabile, un addio orgoglioso», mentre il presidente Marijan Kustić ha parlato di un nome «scritto a lettere d'oro nella storia del calcio croato». Eppure, nell'ottica di Bruxelles e delle grandi federazioni europee, l'addio di Dalić si inserisce in una tendenza più ampia: è il dodicesimo commissario tecnico a lasciare la propria nazionale durante questo Mondiale allargato a 48 squadre, un dato che solleva interrogativi sulla pressione crescente e sulla volatilità delle panchine, persino per chi ha costruito imperi sportivi.
La stampa emiratina, che già lo aveva celebrato come tecnico dell'anno durante la sua esperienza all'Al-Ain, ipotizza un suo immediato ritorno in Medio Oriente, forse sulla panchina degli Emirati Arabi Uniti, ma fonti vicine alla federazione croata mantengono il riserbo. Quel che è certo è che Dalić lascia un'eredità pesante e una squadra da ricostruire. L'eliminazione contro il Portogallo, maturata in un girone che aveva già visto la Croazia cedere all'Inghilterra per 4-2 all'esordio, ha messo a nudo i limiti anagrafici di un gruppo che ha dato tutto. Lo stesso Modrić, quarantenne, ha chiuso la sua quinta Coppa del Mondo senza poter raggiungere gli ottavi, e Dalić ha definito «un'ingiustizia» che il suo capitano terminasse così la propria avventura internazionale.
Per il futuro, i media locali indicano in Slaven Bilić, ex difensore e già commissario tecnico tra il 2006 e il 2012, il candidato più accreditato per guidare la transizione. Bilić, cinquantasettenne, conosce l'ambiente e ha maturato esperienze in Premier League e in Arabia Saudita, ma dovrà gestire l'innesto di talenti come Luka Vušković, diciannovenne utilizzato con il contagocce in questo torneo. L'Italia, che osserva con attenzione le dinamiche delle rivali europee in vista delle qualificazioni ai prossimi Europei, può leggere nella parabola croata un monito: la grandezza di un ciclo si misura anche dalla capacità di chiuderlo con dignità, senza smarrire l'identità che lo ha reso unico. Dalić, dal canto suo, ha scelto il momento con la stessa lucidità che ne ha contraddistinto la carriera, consapevole che il calcio, come la storia, non concede proroghe.
| Stampa israeliana | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | +0.70 | aligned |
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.80 | aligned |
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
La Croazia è stata derubata da una decisione tecnologica discutibile.
Concentrandosi sul gol annullato e sulla tecnologia di tracciamento, la narrazione crea un'aura di ingiustizia, spostando l'attenzione dalla prestazione della squadra alla controversia arbitrale.
Omette i successi passati di Dalić (finale 2018, bronzo 2022) che avrebbero bilanciato la narrazione di un'uscita controversa.
Zlatko Dalić è il più grande allenatore nella storia della Croazia, un uomo d'onore che lascia un'eredità indelebile.
Elencando i suoi traguardi (finale 2018, bronzo 2022) e citando il suo discorso di commiato, la narrazione costruisce una storia di gratitudine e rispetto, evitando la sconfitta controversa.
Omette la controversia arbitrale e il fatto che la Croazia sia stata eliminata precocemente, concentrandosi solo sui successi.
Il viaggio di Dalić con la Croazia è stato un'epopea di successi, e il suo addio è un atto di classe e gratitudine.
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Dalić lascia dopo nove anni, ma la sua uscita è solo una delle tante in questo mondiale: il ciclo si chiude per molti.
Inserisce la notizia in un quadro più ampio di cambi di allenatori, normalizzando la decisione e riducendo il peso specifico della controversia.
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