
Vertice NATO ad Ankara: la prova del 5% e l’incognita Trump
I leader dei 32 paesi alleati si riuniscono nella capitale turca per dimostrare progressi verso l’obiettivo del 5% del PIL in difesa, mentre il presidente americano minaccia di ridurre l’impegno.
Il vertice della NATO che si apre oggi ad Ankara, in Turchia, ruota attorno a un unico banco di prova: la capacità degli alleati europei e del Canada di tradurre in piani credibili l’impegno, assunto un anno fa all’Aia, di portare la spesa per la difesa al 5% del prodotto interno lordo entro il 2035. Secondo il segretario generale Mark Rutte, i membri europei e Ottawa investono già circa il 4% del PIL in difesa e sicurezza, con un incremento aggiuntivo stimato in 258 miliardi di dollari tra il 2025 e il 2026. L’amministrazione statunitense, per voce dell’ambasciatore presso l’Alleanza Matthew Whitaker, considera il vertice una «pagella» e si attende che tutti i paesi «si mettano immediatamente in cammino verso il 5% con urgenza», mentre il presidente Donald Trump ha bollato come «ridicola» la persistenza di una relazione a suo giudizio unilaterale, in cui gli Stati Uniti non riceverebbero benefici proporzionati all’impegno profuso.
La pressione di Washington si inserisce in una più ampia ridefinizione strategica che la Casa Bianca chiama «NATO 3.0»: un’alleanza in cui la difesa convenzionale del continente sia guidata dagli europei, mentre gli Stati Uniti manterrebbero un sostegno mirato e l’ombrello nucleare. In quest’ottica, il Pentagono ha già annunciato il ritiro di circa 5.000 soldati dalla Germania e una revisione della postura delle forze in Europa. Fonti diplomatiche europee riferiscono che i governi del continente hanno accettato la prospettiva di un disimpegno progressivo americano, ma temono che una transizione disordinata possa aprire vuoti di deterrenza. Non tutti i membri, tuttavia, appaiono in grado di soddisfare le nuove richieste: secondo analisti di Bruxelles, paesi come Spagna, Italia e Belgio nutrono dubbi sulla sostenibilità del target del 5%, mentre l’Italia – che pure ha aumentato la spesa complessiva al 2,8% del PIL – ha concentrato gli investimenti su voci di sicurezza interna piuttosto che sugli armamenti, suscitando perplessità in diversi ambienti atlantici.
Sul fronte orientale, il sostegno all’Ucraina resta il secondo pilastro del vertice. Con l’amministrazione Trump che ha in larga parte congelato gli aiuti diretti, i paesi europei e il Canada si apprestano a impegnare almeno 70 miliardi di euro all’anno in assistenza militare per il 2026 e il 2027. Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky, che incontrerà Trump a margine dei lavori, chiederà in particolare il rafforzamento della difesa aerea, dopo che nella notte precedente il summit la Russia ha lanciato su Kiev 68 missili e 350 droni, uccidendo almeno 21 persone. Secondo fonti dell’Alleanza, l’attacco è interpretato come un messaggio del Cremlino volto a contrastare la narrazione di un indebolimento russo sul campo di battaglia. Trump ha dichiarato che sia Putin sia Zelensky «vogliono porre fine alla guerra» e che al vertice si discuterà di come raggiungere un accordo, ma a Bruxelles si teme che il presidente americano possa premere per un’intesa che riduca ulteriormente il coinvolgimento statunitense nella sicurezza ucraina.
Il vertice sarà anche l’occasione per annunciare nuovi contratti dell’industria della difesa per decine di miliardi di dollari, in un forum parallelo pensato per mostrare a Trump che gli alleati stanno traducendo gli impegni in capacità concrete. Sul piano politico, l’incontro è attraversato da tensioni personali: il presidente americano ha deriso la premier italiana Giorgia Meloni con un post sui social, e Roma, pur cercando di minimizzare, punta a bilaterali con il presidente turco Recep Tayyip Erdoğan per riaffermare la propria centralità. La scelta di Ankara come sede del summit sottolinea il peso accresciuto della Turchia, perno della NATO sul fianco sud-orientale e interlocutore privilegiato di Trump. I lavori si concluderanno domani con una dichiarazione finale e con l’avvio di un percorso di verifica che, nelle intenzioni del segretario generale, dovrà trasformare le promesse dell’Aia in piani nazionali vincolanti.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
Trump mette a rischio l'alleanza con le sue minacce e richieste irrealistiche. I leader europei devono dimostrare impegno per salvare la NATO.
Enfatizzando le dichiarazioni di Trump e le reazioni degli alleati, si crea una narrazione di crisi imminente che richiede una risposta urgente.
Le dichiarazioni ottimistiche di Rutte sui progressi nella spesa vengono minimizzate o omesse.
La NATO aumenta le spese per la difesa verso il 5% del PIL, come pianificato. Il segretario generale Rutte è ottimista sui progressi.
Riportando solo le cifre e le dichiarazioni ufficiali di Rutte, si evita qualsiasi discussione sulle tensioni politiche, presentando il vertice come un evento tecnico di routine.
Le minacce di Trump di ritirarsi e le tensioni tra alleati sono completamente assenti.
L'Europa deve rafforzare la propria difesa e sostenere l'Ucraina, mentre si gestiscono le pressioni di Trump. Il vertice è un'opportunità per mostrare unità e determinazione.
Bilanciando il riconoscimento delle pressioni statunitensi con l'enfasi sui progressi europei, si costruisce una posizione di responsabilità e determinazione.
La possibilità che gli sforzi europei non siano sufficienti a placare Trump e il rischio di un ritiro USA sono sottaciuti.
La NATO è in crisi, minacciata da Trump e divisa al suo interno. Il vertice di Ankara potrebbe essere l'ultima chance per l'alleanza.
Utilizzando un linguaggio drammatico e riferimenti alla debolezza dell'alleanza, si amplifica il senso di crisi e si mette in dubbio la sopravvivenza della NATO.
I progressi concreti nella spesa per la difesa e l'impegno per l'Ucraina vengono ignorati a favore di una narrazione di crisi.
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