
Vertice NATO ad Ankara: gli alleati mostrano i muscoli finanziari mentre Trump agita lo spettro del disimpegno
L’apertura del summit è segnata dall’annuncio di contratti per decine di miliardi, nel tentativo di placare le accuse americane di squilibrio degli oneri e di scarso sostegno nella guerra contro l’Iran.
Il vertice NATO che si apre oggi ad Ankara sotto la presidenza di Recep Tayyip Erdoğan si svolge all’ombra di una tensione transatlantica che non ha precedenti recenti. Il presidente statunitense Donald Trump arriva nella capitale turca dopo aver bollato come «ridicola» la sproporzione degli oneri difensivi e aver accusato gli alleati europei di non essere «stati lì per noi» durante la campagna militare contro l’Iran. La risposta dei partner europei, stando a fonti diplomatiche di Bruxelles, è un’offensiva di cifre e contratti: il segretario generale Mark Rutte ha preannunciato la firma di progetti per decine di miliardi di dollari, tra cui la sostituzione della flotta AWACS con i GlobalEye svedesi e commesse navali e di difesa aerea che coinvolgono Paesi Bassi, Belgio e Regno Unito. L’obiettivo immediato, secondo gli sherpa dell’Alleanza, è dimostrare che l’aumento del 20% della spesa europea e canadese nel 2025 – fino a oltre 570 miliardi di dollari – si sta traducendo in capacità industriali concrete, nella speranza di ammorbidire le richieste di Washington.
La partita finanziaria, tuttavia, è solo la superficie di una frattura più profonda. L’amministrazione Trump ha avviato un riesame semestrale della presenza militare in Europa, ha già ritirato circa 5.000 soldati dalla Germania e ha ridotto i mezzi assegnati ai piani di difesa collettiva, compresa una portaerei e velivoli di rifornimento. Nell’ottica del Pentagono, si tratta di una transizione ordinata verso una «NATO 3.0» in cui gli europei assumano la guida della difesa convenzionale del continente, liberando risorse americane per l’Indo-Pacifico. Ma per molte capitali europee, da Parigi a Roma, il ritmo e l’unilateralità di questo disimpegno rischiano di aprire un vuoto di deterrenza proprio mentre la minaccia russa, pur giudicata «gestibile» dalla nuova Strategia di difesa nazionale americana, resta per il Concetto strategico dell’Alleanza il pericolo «più significativo e diretto». L’Italia, in particolare, attraverso la voce dell’amministratore delegato di Leonardo Lorenzo Mariani, considera l’obiettivo del 5% del PIL «realistico ma da modulare nel tempo», segnalando la necessità di un percorso graduale che tenga conto dei vincoli di bilancio e sociali.
A rendere il vertice ancora più imprevedibile è l’eredità della guerra in Iran. Fonti vicine al segretariato generale riferiscono che Trump continua a esigere «lealtà» e una partecipazione diretta alla protezione della navigazione nello Stretto di Hormuz, mentre gli europei – pur avendo messo a punto una missione navale guidata da Francia e Regno Unito – subordinano ogni impegno alla stabilizzazione della tregua e a garanzie sul rispetto dell’accordo con Teheran. La chiusura dello stretto durante il conflitto ha colpito duramente le economie del Vecchio Continente, e il mancato coinvolgimento preventivo degli alleati nella decisione di attaccare l’Iran ha lasciato strascichi diplomatici che, secondo analisti turchi, Erdoğan e Rutte proveranno a contenere sfruttando i loro canali personali con il presidente americano.
Sullo sfondo restano i dossier che misurano la reale coesione dell’Alleanza: il sostegno all’Ucraina, con un impegno europeo che ormai copre il 90% delle necessità di difesa aerea di Kiev e un nuovo pacchetto da 70 miliardi di euro per il 2026; il possibile rientro della Turchia nel programma F-35, osteggiato da Israele ma caldeggiato da Trump; e la divergenza strategica sulla Russia, che la Casa Bianca considera una minaccia a lungo termine mentre i paesi del fianco orientale la vivono come un pericolo imminente. La dichiarazione finale, attesa per domani, dovrà conciliare queste letture divergenti, ma il vero esito del summit si misurerà sulla capacità di evitare una rottura pubblica che minerebbe la credibilità dell’unico ombrello di sicurezza transatlantico.
| Stampa africana subsahariana | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
| Stampa giapponese-coreana | −0.50 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
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