
Quasar primordiali e pianeti nascosti: l’universo estremo si rivela ai nuovi telescopi
Euclid individua 31 nuclei galattici antichissimi con un forte contributo italiano, mentre TESS sfrutta Einstein per scovare un gigante gassoso a 40.000 anni luce.
Il telescopio spaziale europeo Euclid ha identificato 31 quasar che brillavano quando l’universo aveva appena il 5% dell’età attuale, circa 670 milioni di anni dopo il Big Bang. Due di essi sono i più antichi mai osservati, con una luminosità pari a mille miliardi di soli. Il risultato, pubblicato su Astronomy & Astrophysics, è frutto di una collaborazione internazionale che vede in prima fila l’Istituto Nazionale di Astrofisica, l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare e numerose università italiane. «Fino a oggi avevamo visto solo la punta dell’iceberg, i quasar più luminosi», spiega Silvia Belladitta del Max Planck Institute di Heidelberg e dell’Inaf di Bologna. «Euclid ci permetterà di andare ben oltre».
A rendere possibili queste scoperte è la capacità di Euclid di osservare nell’infrarosso e di distinguere la debole luce primordiale da quella di oggetti molto più vicini. I quasar rappresentano una fase in cui il buco nero supermassiccio al centro di una galassia divora materia ed emette energia in quantità tale da oscurare l’intera galassia ospite. Individuare esemplari così remoti aiuta a capire come buchi neri di miliardi di masse solari siano cresciuti tanto in fretta, uno dei grandi enigmi dell’astrofisica.
Su un altro fronte, il cacciatore di pianeti TESS della NASA ha confermato per la prima volta un esopianeta sfruttando il microlensing gravitazionale, un effetto previsto dalla relatività generale di Einstein. Il pianeta, Gaia23bra b, ha una massa pari a 1,6 volte quella di Giove e orbita attorno a una nana arancione a circa 40.000 anni luce dalla Terra, una distanza che lo rendeva invisibile al tradizionale metodo dei transiti. «Quando TESS è stato lanciato, nessuno immaginava che avrebbe trovato un pianeta del genere», ha dichiarato Diana Dragomir dell’Università del New Mexico. La tecnica, che sfrutta la curvatura della luce prodotta da una massa in primo piano, apre la strada alla futura missione Nancy Grace Roman, progettata per setacciare il centro galattico proprio con il microlensing.
Nel frattempo, un raro pulsar soprannominato “Blue Eye” è tornato a emettere segnali radio dopo decenni di silenzio, offrendo agli astronomi una finestra sulla dinamica interna delle stelle di neutroni. E lo sguardo è già puntato al 13 aprile 2029, quando l’asteroide Apophis, un corpo di circa 340 metri, transiterà a soli 32.000 chilometri dalla superficie terrestre, al di sotto delle orbite geosincrone. Visibile a occhio nudo per gran parte della popolazione mondiale, l’evento – assicurano i planetologi del MIT – non comporta alcun rischio di impatto, ma rappresenta un’occasione irripetibile per studiare gli effetti di marea su un asteroide. Il prossimo passo concreto sarà il proseguimento della survey di Euclid, che punta a catalogare molti altri quasar primordiali, mentre la comunità scientifica si prepara a monitorare Apophis con campagne osservative globali.
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