
Accuse di violenza sessuale contro il candidato dem del Maine, il partito gli chiede il ritiro
Graham Platner nega l'aggressione denunciata da un'ex compagna, ma la leadership democratica ritira l'appoggio e invoca il passo indietro entro il 13 luglio per salvare la sfida al seggio senatoriale repubblicano.
Il candidato democratico al Senato per il Maine, Graham Platner, ha respinto come «categoricamente false» le accuse di violenza sessuale rese pubbliche lunedì da un’ex compagna, Jenny Racicot, in un’inchiesta del sito Politico. La donna, quarantunenne, sostiene che nel 2021 Platner si presentò ubriaco e senza invito nella sua abitazione e la costrinse a un rapporto contro la sua volontà. In un videomessaggio diffuso poco dopo la pubblicazione, Platner ha definito le accuse «inquietanti, gravi e false», aggiungendo però che la campagna si sta prendendo «il tempo per riflettere sul miglior percorso da seguire», una formula che a Washington è stata letta come l’apertura a un possibile ritiro.
La reazione dei vertici democratici è stata immediata e durissima. Il leader della minoranza al Senato Chuck Schumer e la senatrice Kirsten Gillibrand, responsabile del comitato per le campagne senatoriale, hanno dichiarato che il partito «non investirà nella corsa del Maine se Platner resterà in lista». La presidenza del Partito Democratico dello Stato del Maine ha chiesto formalmente il ritiro, parlando di «accuse serie e credibili» che si aggiungono a un quadro già compromesso. Figure di spicco dell’ala progressista come il deputato Ro Khanna e il senatore Ruben Gallego hanno ritirato l’endorsement, mentre il commentatore Hasan Piker, tra i più influenti sostenitori della sinistra online, ha parlato di «accuse verificabili e irredimibili».
La vicenda rischia di far deragliare una delle scommesse più importanti per i democratici nella corsa al controllo del Senato nelle elezioni di metà mandato del 3 novembre. Il Maine, unico Stato vinto da Kamala Harris nel 2024 a essere rappresentato da una senatrice repubblicana, Susan Collins, è considerato dagli analisti di Washington il seggio più vulnerabile per i repubblicani. Platner, ex marine e coltivatore di ostriche, aveva costruito una campagna populista contro le élite economiche, guadagnandosi l’appoggio di Bernie Sanders e di una galassia progressista. Tuttavia, già prima delle ultime rivelazioni, la sua candidatura era stata scossa da una serie di scandali: un tatuaggio sul petto raffigurante un simbolo delle SS, poi coperto, vecchi post misogini sui social e le testimonianze di altre ex compagne che lo descrivevano come verbalmente violento e instabile.
Secondo la legge elettorale del Maine, Platner ha tempo fino al 13 luglio per ritirarsi e consentire al partito di designare un sostituto entro il 27 luglio. Tra i nomi che circolano negli ambienti democratici statali figurano la governatrice Janet Mills, che aveva sospeso la propria campagna per il Senato dopo essere stata superata nei sondaggi e nella raccolta fondi proprio da Platner, e l’ex senatore statale Troy Jackson. La senatrice Collins, dal canto suo, ha definito le accuse «sconvolgenti», precisando però che «non spetta a me scegliere il candidato democratico». La decisione finale di Platner è attesa nei prossimi giorni, mentre il partito si prepara a gestire una transizione d’emergenza per non perdere un’occasione ritenuta cruciale per ribaltare l’attuale maggioranza repubblicana di 53 seggi contro 47.
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La candidatura di Platner è ormai un peso; il partito deve agire prima della scadenza per salvare il seggio.
Sottolineando ripetutamente la scadenza del 13 luglio per il ritiro, il blocco crea un senso di urgenza e impone una scelta binaria: o Platner si dimette o il partito perde la corsa.
Il blocco omette qualsiasi esame approfondito delle motivazioni dell'accusatrice o della possibilità che l'accusa sia politicamente motivata, concentrandosi invece sulle conseguenze procedurali.
Il candidato, già segnato da scandali precedenti, ora affronta un'altra accusa grave, ma le conseguenze politiche non ci riguardano.
Ripetendo che Platner era 'già indebolito da diversi scandali', il blocco insinua un modello di condotta scorretta senza dichiararlo esplicitamente, usando l'accumulo per gettare dubbi.
Il blocco omette la scadenza del 13 luglio e le richieste dei leader democratici affinché Platner si dimetta, che introdurrebbero urgenza e dramma politico nella storia.
L'accusa è grave, ma Platner nega; riportiamo entrambe le versioni senza prendere posizione.
Il blocco presenta l'accusa dettagliata dell'accusatrice e la smentita di Platner in modo equilibrato, evitando qualsiasi commento sulle implicazioni politiche, rendendo la storia un semplice 'lui ha detto, lei ha detto'.
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