
Salari in ripresa in Giappone, ma in Bangladesh l’inflazione erode i redditi da oltre quattro anni
A Tokyo i salari reali salgono per il quinto mese consecutivo, mentre a Dacca il potere d’acquisto cala ininterrottamente dal 2022, frenando i consumi in entrambi i Paesi.
A maggio i salari reali giapponesi sono cresciuti dell’1,4% su base annua, il quinto aumento consecutivo e la striscia positiva più lunga dal 2021. Lo rivelano i dati del ministero del Lavoro diffusi a Tokyo, che mostrano una dinamica nominale robusta: +3,2% a 311.165 yen, con il quarto mese sopra il 3% per la prima volta in oltre trentaquattro anni. L’inflazione al consumo, depurata dagli affitti figurativi, si è fermata all’1,7% grazie all’abolizione del sovrapprezzo temporaneo sulla benzina e al calo dei prezzi del riso. Eppure la spesa delle famiglie è scesa dello 0,4% in termini reali, sesta contrazione di fila: a pesare sono stati i minori acquisti di automobili e i viaggi, mentre la ristorazione e l’abbigliamento hanno beneficiato della Golden Week. Il rallentamento rispetto al +2% rivisto di aprile è attribuito proprio ai giorni festivi, che hanno ridotto le ore lavorate.
A Dacca lo scenario è opposto. Secondo l’ufficio statistico nazionale, da gennaio 2022 il tasso di crescita dei salari nominali non ha mai raggiunto l’inflazione: cinquantatré mesi di perdita continua del potere d’acquisto. A giugno l’indice dei prezzi al consumo segnava il 9,16%, mentre la dinamica salariale media si fermava all’8,18%. Con l’86% dell’attività economica concentrata nel settore informale, la compressione dei redditi reali colpisce in modo diretto la capacità di spesa di decine di milioni di lavoratori, costretti a tagliare beni durevoli, svago e turismo. La situazione è aggravata da un’inflazione che da tre mesi viaggia sopra il 9%, il livello più alto degli ultimi sedici mesi.
In questo quadro si inserisce la riforma delle retribuzioni pubbliche. Il governo di Dacca ha annunciato che dal 1° luglio i dipendenti statali – circa un milione e mezzo di persone – riceveranno il nuovo trattamento base, mentre gli assegni accessori slitteranno all’anno fiscale successivo. La nona commissione salariale aveva proposto aumenti tra il 100 e il 140% del basic pay, portando il minimo da 8.250 a 20.000 taka. L’impatto sui conti pubblici è stimato in oltre 106.000 crore di taka aggiuntivi, ma il rischio è che l’immissione di potere d’acquisto in un’economia già surriscaldata alimenti ulteriormente i prezzi, vanificando in parte il beneficio per i percettori di reddito fisso e aggravando la condizione del ceto medio informale.
A Tokyo la Banca del Giappone osserva con attenzione. Il governatore Kazuo Ueda, dopo aver portato il tasso di riferimento all’1% a giugno – massimo da trentun anni – ha ribadito la disponibilità a nuovi rialzi se economia, inflazione e stabilità finanziaria resteranno in linea con le proiezioni. La debolezza dei consumi, che rappresentano oltre metà del Pil, rappresenta però un freno. Le tensioni in Medio Oriente e il rincaro delle materie prime gettano ombre sulla traiettoria salariale, mentre a Dacca la decisione finale del gabinetto sulla riforma degli stipendi è attesa entro due settimane: sarà il prossimo banco di prova per la tenuta sociale ed economica del Paese.
| Stampa giapponese-coreana | +0.60 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.70 | critical |
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
Il Giappone celebra il quinto mese consecutivo di aumento dei salari reali, sottolineando la forza delle trattative sindacali e la resilienza economica.
Il blocco enfatizza la continuità storica (il trend più lungo dal 1992) e la determinazione delle imprese, trasformando un dato congiunturale in una narrazione di successo strutturale.
Il blocco omette il calo della spesa delle famiglie giapponesi e la crisi salariale in Bangladesh, che indebolirebbero la narrazione di successo.
Il Bangladesh denuncia la perdita di potere d'acquisto per 53 mesi, evidenziando la sofferenza delle famiglie a basso reddito e l'inefficacia delle politiche salariali.
Il blocco utilizza la ripetizione temporale (53 mesi) e la percentuale del settore informale per creare un senso di crisi sistemica e ingiustizia.
Il blocco omette l'aumento dei salari reali in Giappone, che potrebbe relativizzare la crisi bangladese.
Il Sud-est asiatico osserva con cautela l'aumento salariale giapponese, notando la debolezza dei consumi, e presenta la propria soluzione regionale con la politica salariale progressiva malese.
Il blocco contrappone due notizie (Giappone e Malesia) per offrire una prospettiva comparativa e pragmatica, senza schierarsi.
Il blocco omette la crisi salariale in Bangladesh, che avrebbe potuto offrire un ulteriore termine di paragone.
Allarga lo sguardo
Washington revoca le concessioni petrolifere all’Iran dopo gli attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz
5 lingue · 32 testate
Da TechnologyPechino valuta di blindare i suoi modelli di IA più avanzati
4 lingue · 8 testate
Da Science & HealthCosì l'esercizio regolare dimezza il rischio infarto: le nuove mappe della salute
5 lingue · 11 testate