
La Nato svela ad Ankara investimenti per 50 miliardi: droni e radar al centro
Al Forum dell’industria della difesa, gli alleati presentano un pacchetto di acquisizioni congiunte che include sistemi anti-drone, velivoli GlobalEye e Triton, mentre cercano di dimostrare a Washington l’impegno ad aumentare la spesa militare.
La NATO ha aperto il vertice di Ankara con l’annuncio di nuovi contratti per la difesa dal valore complessivo di almeno 50 miliardi di dollari, di cui 40 miliardi destinati nei prossimi cinque anni a capacità anti-drone. L’iniziativa, battezzata «Drone Edge», prevede anche di quintuplicare entro la fine del 2027 il numero di operatori di droni addestrati nelle forze armate alleate, una risposta diretta alle lezioni della guerra in Ucraina, dove i velivoli senza pilota hanno modificato radicalmente il campo di battaglia.
Secondo il segretario generale Mark Rutte, si tratta di tradurre la potenza economica dell’Alleanza in capacità militari concrete, accelerando una «rivoluzione industriale transatlantica della difesa». Nell’ottica di Washington, che da anni sollecita gli alleati europei e il Canada a incrementare la spesa, gli annunci rappresentano un segnale di allineamento: lo stesso Rutte ha riconosciuto che l’aumento del 20% della spesa militare registrato nel 2025 è in parte merito delle pressioni del presidente Trump. Dal punto di vista di Bruxelles e di diverse capitali europee, tuttavia, i progetti multinazionali servono anche a irrobustire l’industria continentale e a ridurre la dipendenza dai fornitori statunitensi, in un momento in cui le scorte di armamenti americani sono sotto stress per i conflitti in corso.
Il pacchetto include l’acquisto di un massimo di dieci aerei radar GlobalEye della svedese Saab, destinati a sostituire gli obsoleti AWACS E-3, e di cinque droni strategici MQ-4C Triton della statunitense Northrop Grumman per la sorveglianza marittima nell’Artico, finanziati da Danimarca, Finlandia, Germania e Norvegia. Sette Paesi, tra cui la Spagna, hanno concordato una flotta comune di aerei da trasporto Airbus A400M, mentre la NATO lancerà un mercato digitale per l’acquisto rapido di sistemi anti-drone interoperabili. Per l’industria europea della difesa, questi programmi aprono prospettive di commesse e cooperazione tecnologica, in un quadro di competizione con i grandi gruppi statunitensi che resta accesa.
La coreografia del vertice è stata calibrata per evitare attriti con Trump: la dichiarazione finale, già negoziata dagli ambasciatori, sarà insolitamente breve per non annoiare il magnate, e Rutte ha elogiato il ruolo del presidente americano nello stimolare gli investimenti. Resta sullo sfondo l’obiettivo del 5% del PIL in spesa militare entro il 2035, fissato al precedente vertice dell’Aia, che tutti i membri tranne la Spagna hanno accettato. La sessione del Consiglio del Nord Atlantico in programma domani dovrebbe fornire il conteggio definitivo degli impegni finanziari, mentre le prime consegne dei GlobalEye sono attese non prima del 2030.
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L'Europa finalmente si sveglia e investe nella difesa, ma solo dopo le pressioni di Washington.
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