
Attacchi alle petroliere nello Stretto di Hormuz, Teheran sotto accusa mentre i negoziati restano in bilico
Tre navi commerciali colpite da droni e proiettili nella via d’acqua strategica: Doha ritiene l’Iran «pienamente responsabile», mentre i colloqui con Washington sono sospesi durante il lutto per la Guida suprema.
Tre petroliere sono state colpite in poco più di ventiquattr’ore nello Stretto di Hormuz, la strozzatura marittima che collega il Golfo Persico al Golfo di Oman. Secondo i rapporti del United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO), un’unità è stata raggiunta da un drone, mentre le altre due sono state centrate da proiettili: la nave metaniera qatariota Al Rekayyat ha preso fuoco al largo delle coste omanite, e una petroliera saudita ha riportato danni strutturali. La televisione di Stato iraniana, citando fonti anonime, ha lasciato intendere che Teheran avrebbe colpito la metaniera dopo che questa avrebbe ignorato ripetuti avvertimenti, senza tuttavia rivendicare ufficialmente l’attacco. Il portavoce del ministero degli Esteri del Qatar, Majed Al-Ansari, ha dichiarato che Doha ritiene l’Iran «pienamente responsabile sul piano legale» e ha definito l’accaduto una «grave violazione» del diritto internazionale.
La dinamica degli attacchi si inserisce in una disputa aperta sul controllo delle rotte di navigazione. Da settimane Teheran sostiene che soltanto i corridoi da essa approvati siano sicuri e ha avvertito che qualsiasi interferenza delle forze statunitensi incontrerebbe una «reazione rapida e decisiva». Il Joint Maritime Information Center, organismo multinazionale supervisionato dalla Marina americana, ha invece comunicato agli armatori che la rotta vicina alla costa dell’Oman «è stata ampliata e resta disponibile per tutto il traffico». Nell’ottica di Washington, il passaggio deve rimanere libero e gratuito, come da decenni; la richiesta iraniana di imporre pedaggi è giudicata inaccettabile. Il presidente Donald Trump ha dichiarato di preferire un accordo, ma ha avvertito che in caso contrario gli Stati Uniti sono in grado di «finire il lavoro».
Gli attacchi mettono a rischio il fragile memorandum d’intesa raggiunto a giugno, che aveva riaperto lo Stretto al transito senza oneri per sessanta giorni e aveva permesso un parziale ritorno del traffico commerciale. I negoziati per un’intesa più ampia – che includa il ridimensionamento del programma nucleare iraniano e la fine del conflitto iniziato il 28 febbraio – sono al momento sospesi durante le cerimonie funebri per la Guida suprema Ali Khamenei, ucciso nei raid che hanno aperto le ostilità. Secondo fonti diplomatiche regionali, l’Iran ha subordinato la ripresa dei colloqui alla cessazione delle operazioni militari israeliane in Libano e al completo ritiro delle forze israeliane dal territorio libanese, condizione che allontana ulteriormente la prospettiva di un’intesa stabile. Per l’Italia e l’Europa, che dipendono in misura significativa dal transito di gas naturale liquefatto e petrolio attraverso Hormuz, il ripetersi di attacchi alle navi commerciali rappresenta un fattore di instabilità per la sicurezza energetica e per i mercati globali.
Il dossier resta in una fase di stallo. La salma di Khamenei è stata trasferita nella città santa sciita di Qom, dove si sono radunate centinaia di migliaia di persone, e la sepoltura è attesa a Mashhad nei prossimi giorni. Non è chiaro se, concluso il periodo di lutto, le parti torneranno al tavolo negoziale o se la pressione militare e le condizioni incrociate – da un lato la richiesta iraniana di riscuotere pedaggi, dall’altro l’insistenza americana sulla libertà di navigazione – condurranno a una nuova escalation. Secondo analisti europei, la traiettoria dei prossimi giorni dipenderà dalla capacità dei mediatori omaniti e qatarioti di tenere aperto un canale di comunicazione, mentre il rischio di ritorsioni e controritorsioni nello Stretto rimane elevato.
| Stampa indiana e sudasiatica | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.70 | critical |
Il Qatar accusa Teheran, ma la televisione di Stato iraniana non rivendica l'attacco: la responsabilità resta incerta.
Si enfatizza l'incertezza e la mancanza di rivendicazione, lasciando spazio a dubbi sulla colpevolezza iraniana.
Non menziona la conferma ufficiale statunitense dell'attacco iraniano né il contesto del lutto per Khamenei e la tregua con Trump.
L'Iran ha deliberatamente attaccato le petroliere, approfittando del lutto e mettendo a rischio la tregua. La comunità internazionale deve reagire.
Si attribuisce l'attacco direttamente all'Iran, utilizzando fonti ufficiali americane e britanniche per consolidare l'accusa.
Omette la versione iraniana secondo cui la nave aveva ignorato avvertimenti e la mancata rivendicazione diretta, presentando l'attacco come certo.
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