
Attacchi a petroliere nello Stretto di Hormuz: Qatar accusa l'Iran, tregua a rischio
Almeno tre navi mercantili sono state colpite da proiettili e droni al largo dell'Oman; Doha denuncia una violazione del diritto internazionale, mentre i negoziati indiretti restano in stallo.
Un mercantile qatariota carico di gas naturale liquefatto, il Al Rekayyat, è stato colpito nella notte tra lunedì e martedì da un proiettile non identificato – secondo alcune fonti un drone – mentre transitava nello Stretto di Hormuz a circa otto miglia nautiche dalla costa omanita. L'impatto ha innescato un incendio nella sala macchine, rendendo la nave ingovernabile e a rischio esplosione, come confermato dal segnale di mayday lanciato dal comandante e raccolto dalla Reuters. L'equipaggio è stato tratto in salvo e non si registrano vittime né sversamenti. Nelle stesse ore, un secondo mercantile, la petroliera saudita Wedyan, ha subito danni strutturali nella medesima area, mentre un terzo cargo è stato raggiunto da un drone nel corso della giornata, con danni lievi. Le autorità marittime britanniche (UKMTO) hanno confermato gli episodi, invitando le navi alla massima prudenza.
La televisione di Stato iraniana ha lasciato intendere che l'attacco al Al Rekayyat sia stato condotto da forze di Teheran dopo che la nave aveva ignorato ripetuti avvertimenti, senza tuttavia una rivendicazione ufficiale. Fonti dell'amministrazione americana, citate da Axios, attribuiscono invece al Corpo delle Guardie della Rivoluzione islamica il lancio di almeno due missili contro mercantili in transito. Il ministero degli Esteri del Qatar ha reagito con durezza, definendo l'episodio «un attacco inaccettabile alla sicurezza della navigazione internazionale e agli approvvigionamenti energetici globali» e ritenendo l'Iran «pienamente responsabile sul piano legale». Da Washington, il presidente Trump ha ribadito la disponibilità a un accordo, ma ha minacciato di «completare il lavoro» in caso di fallimento dei negoziati. Teheran, per voce del ministro degli Esteri Abbas Araqchi, ha subordinato la ripresa del dialogo alla cessazione delle minacce statunitensi, appellandosi al rispetto del memorandum d'intesa che ha sospeso le ostilità per sessanta giorni.
Gli attacchi riaccendono l'attenzione sulla fragilità della tregua raggiunta a giugno, che aveva permesso la riapertura dello Stretto di Hormuz – via di transito per circa un quinto del petrolio mondiale – ma senza risolvere il nodo del controllo delle rotte. L'Iran pretende che tutte le navi utilizzino corridoi da esso approvati e ha annunciato l'intenzione di imporre pedaggi, mentre Stati Uniti e Paesi del Golfo insistono sulla libertà di navigazione. Per gli armatori, la scelta è tra la rotta sotto sorveglianza iraniana, giudicata più sicura ma che di fatto riconosce la sovranità di Teheran sullo stretto, e quella pattugliata da forze americane e omanite, esposta a nuovi attacchi. I prezzi del greggio hanno registrato un rialzo di circa l'1%, in un mercato già provato dai danni alle infrastrutture energetiche del Qatar – colpite a marzo da raid iraniani che hanno compromesso il 17% della capacità di esportazione di GNL del Paese, con ripercussioni dirette sugli approvvigionamenti europei, Italia inclusa.
L'episodio si inserisce in un quadro di forte tensione regionale, aggravato dalle imponenti esequie della Guida suprema Ali Khamenei, ucciso nei bombardamenti del 28 febbraio che hanno dato avvio al conflitto. Le cerimonie funebri, che hanno mobilitato centinaia di migliaia di persone tra Teheran e Qom, sono state scandite da slogan di vendetta e da cartelli con la scritta «Uccidete Trump», a testimonianza di una leadership che intende compattare il fronte interno. I negoziati indiretti, l'ultima tornata dei quali si è conclusa in Qatar senza progressi, restano di fatto congelati in attesa della sepoltura di Khamenei e di un chiarimento sulle reali intenzioni delle parti. La comunità internazionale osserva con apprensione: il rischio che un nuovo incidente possa far deragliare la fragile tregua e innescare una spirale di ritorsioni rimane elevato.
| Stampa europea continentale | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
L'Iran ha lanciato un attacco missilistico contro navi commerciali, come confermato da fonti di intelligence.
Citando fonti anonime americane, si presenta l'accusa come un dato di fatto, senza dare spazio alla versione iraniana.
Omette la versione neutrale dell'UKMTO e qualsiasi smentita iraniana, presentando l'accusa come fatto.
L'attacco è avvenuto, ma non è chiaro chi sia il responsabile; le accuse americane sono solo una delle ipotesi.
Si riportano i fatti dell'UKMTO e si aggiungono le accuse statunitensi come informazione secondaria, mantenendo un tono distaccato.
Omette la fonte diretta dell'accusa (Axios) e non approfondisce le possibili motivazioni iraniane.
L'incidente è un fatto isolato, senza attribuzione di colpa.
Si riporta esclusivamente il comunicato UKMTO, evitando qualsiasi speculazione o accusa.
Omette completamente le accuse statunitensi e il contesto dei negoziati di pace.
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