
Deficit commerciale USA balza del 42% a maggio: le importazioni corrono nonostante i dazi
Il disavanzo raggiunge 77,6 miliardi di dollari, massimo da oltre un anno, trainato da beni di consumo, petrolio e tecnologia. Le imprese anticipano gli acquisti per timore di nuove tariffe.
Il disavanzo commerciale degli Stati Uniti è esploso a maggio, segnando un balzo del 42% rispetto ad aprile e toccando i 77,6 miliardi di dollari, il livello più alto da marzo 2025. Il dato, appena inferiore alle attese degli analisti di Wall Street, ridisegna la traiettoria degli scambi globali in una fase già segnata dalla guerra in Medio Oriente e dalla corsa agli investimenti nell’intelligenza artificiale. Le esportazioni americane sono arretrate del 3,2% a 317,7 miliardi, mentre le importazioni sono salite del 3,3% a 395,3 miliardi, spinte da prodotti farmaceutici, telefoni, petrolio greggio, automobili e componenti informatici.
Dietro l’impennata delle importazioni, gli osservatori di Washington individuano un duplice meccanismo. Da un lato, la domanda di apparecchiature per data center e semiconduttori, alimentata dall’espansione dell’intelligenza artificiale, ha gonfiato gli acquisti dall’estero. Dall’altro, molte aziende hanno anticipato gli ordini per mettersi al riparo da un possibile inasprimento della politica tariffaria dell’amministrazione Trump, che mantiene un dazio generale del 10% in scadenza proprio questo mese e ha avviato nuove indagini ai sensi della Sezione 301. Sul fronte delle esportazioni, le vendite di petrolio e derivati sono aumentate dopo i raid congiunti di Stati Uniti e Israele contro l’Iran di fine febbraio, ma il calo di altre voci, come i medicinali, ha più che compensato quel rialzo.
Il paradosso tariffario non sfugge agli analisti europei. A Bruxelles si osserva che, nonostante l’obiettivo dichiarato di ridurre la dipendenza dall’estero, il deficit commerciale americano continua ad allargarsi nei settori strategici. Con il Messico il disavanzo è cresciuto di 5,3 miliardi toccando i 20,1 miliardi, mentre con la Svizzera si è passati da un surplus di 4,4 miliardi a un deficit di 2,3 miliardi. In controtendenza, il deficit con la Francia si è ridotto a 1,5 miliardi. Per l’Italia, che con l’Unione Europea segue con attenzione l’evolversi del confronto commerciale transatlantico, il dato conferma un contesto di forte incertezza: le ritorsioni annunciate da diversi partner potrebbero comprimere ulteriormente l’export europeo verso gli Stati Uniti, mentre le imprese italiane del lusso e della meccanica temono un effetto domino sui propri margini.
Nel cumulato dei primi cinque mesi dell’anno, il deficit complessivo americano è in realtà calato del 40,6% rispetto allo stesso periodo del 2025, grazie a un export in crescita dell’11,7% e a importazioni in flessione del 2,1%. Ma la fiammata di maggio ribalta la narrazione di un riequilibrio strutturale e riporta l’attenzione sulla volatilità indotta dalle scadenze tariffarie. La prossima verifica arriverà con la scadenza del dazio temporaneo del 10% e con le audizioni in corso presso l’Ufficio del rappresentante commerciale americano, che potrebbero portare a nuove imposte su acciaio, alluminio e autoveicoli, ridisegnando le catene di fornitura globali.
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa russa e CSI | −0.10 | neutral |
Il deficit commerciale USA balza nonostante i dazi, rivelando l'inefficacia della politica protezionista.
Il blocco contrappone i dati del deficit all'annuncio dei dazi, creando una contraddizione che mina la credibilità della politica commerciale.
Il deficit commerciale USA si è ampliato al massimo da oltre un anno, trainato da importazioni in aumento ed esportazioni in calo.
Il blocco si limita a riportare i dati ufficiali senza interpretazione, affidandosi all'autorità delle statistiche governative.
Il deficit commerciale USA è balzato del 42% al massimo annuale, segnalando problemi economici.
Il blocco utilizza il termine 'balzato' per enfatizzare l'entità dell'aumento, presentando il deficit come un evento allarmante.
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