
Energia e acqua: le crepe parallele di Colombia, Messico e Iran
Il deficit di generazione elettrica colombiano, le proteste per l’acqua a Ecatepec e i blackout iraniani mostrano infrastrutture pubbliche sotto pressione tra ritardi, clima e sfiducia.
La Colombia si affaccia a un possibile razionamento elettrico con un deficit di energia firme che, secondo i dati del gestore XM, raggiungerà il 2,3% nel 2026. La domanda cresce a un ritmo del 6% annuo, ma a luglio erano entrati in esercizio solo 331 dei 4.475 megawatt previsti per quest’anno. Il fenomeno climatico El Niño, con una probabilità di consolidamento superiore al 95% e un 63% di intensità «molto forte», aggrava la dipendenza da un parco idroelettrico che non riceve nuovi apporti sufficienti. Gli analisti di Bogotá sottolineano che non si tratta di un incidente isolato: dal 2023 l’ingresso di nuova capacità è costantemente inferiore alle proiezioni, mentre i sistemi di accumulo a batteria restano in fase embrionale.
A Ecatepec, nello Stato del Messico, la tensione tra narrazione ufficiale e realtà vissuta è altrettanto istruttiva. L’amministrazione municipale rivendica un balzo della copertura idrica nella Quinta Zona dal 30% all’85% in 500 giorni, sostenuto da investimenti per 1.784 milioni di pesos e dalla riattivazione di 24 pozzi. Tuttavia, i residenti di quartieri come Nueva Aragón e Fuentes de Aragón sono scesi in piazza per la seconda volta in meno di una settimana davanti alla Corte Suprema, denunciando che dal 2020 l’acqua arriva in condizioni pessime o non arriva affatto. Due ricorsi (13/2026 e 14/2026) attendono un voto che potrebbe obbligare le autorità a coordinare interventi strutturali, mentre la sindaca Azucena Cisneros Coss assicura che il governo agisce «con o senza sentenza».
In Iran, la città di Urmia sperimenta blackout programmati ma non comunicati, con un’applicazione pubblica – «Bargh-e Man» – costata risorse significative eppure incapace di fornire orari corretti. La frustrazione dei cittadini, riportata dalla stampa locale, si somma a un’estate torrida che mette alla prova una rete già fragile. Il caso iraniano mostra come la digitalizzazione dei servizi, se non accompagnata da manutenzione e trasparenza, amplifichi la percezione di abbandono.
Queste crisi, pur distanti, condividono radici: infrastrutture invecchiate, investimenti ritardati e una governance che fatica a tenere il passo di eventi climatici estremi. Per l’Europa, e per l’Italia in particolare, il parallelo non è astratto: la sicurezza energetica e idrica dipende sempre più dalla capacità di accelerare progetti e dalla credibilità delle istituzioni. I prossimi snodi saranno la decisione della Corte Suprema messicana sugli amparos, l’evoluzione di El Niño e l’effettiva messa in marcia dei 4.475 megawatt attesi in Colombia.
| Stampa iraniana e affini | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa latinoamericana | −0.20 | neutral |
I cittadini di Urmia subiscono tagli di corrente senza preavviso e l'applicazione ufficiale è inutile. Le autorità non rispondono.
L'articolo utilizza testimonianze personali e ripetuti tentativi falliti di usare l'app per costruire un caso di incompetenza governativa.
L'articolo omette qualsiasi menzione delle cause più ampie dei tagli, come la carenza di carburante o i problemi infrastrutturali, concentrandosi esclusivamente sul fallimento dell'app.
Denunciamo gli apagones a Mérida e la mancanza d'acqua a Ecatepec, ma riconosciamo anche l'aumento della copertura idrica. Avvertiamo che la disinformazione in Colombia potrebbe portare a una crisi.
Il blocco alterna notizie di proteste e successi governativi, creando un contrasto che suggerisce un progresso insufficiente e una tensione irrisolta.
Le notizie positive omettono che molte zone sono ancora senza acqua e che le proteste continuano; le notizie critiche omettono gli investimenti governativi e i miglioramenti.
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