
Trump scuote il vertice Nato: Groenlandia, Spagna e Iran i fronti della frattura
Ad Ankara il presidente americano rivendica il controllo della Groenlandia, minaccia ritorsioni commerciali contro Madrid e dichiara finita la tregua con Teheran, mentre gli alleati provano a ricucire.
Il vertice Nato di Ankara, convocato per esibire compattezza di fronte alla Russia e rilanciare gli investimenti nella difesa, è stato immediatamente travolto dalle dichiarazioni del presidente statunitense Donald Trump. In un colloquio con il segretario generale Mark Rutte, e poi in dichiarazioni alla stampa, Trump ha espresso «rabbia» verso l’Alleanza, ha rivendicato la sovranità americana sulla Groenlandia, ha minacciato di interrompere ogni relazione commerciale con la Spagna e ha definito conclusa la tregua con l’Iran, accusando i partner europei di non aver sostenuto Washington nella campagna militare contro Teheran. L’irritazione del presidente ha oscurato l’annuncio, fatto alla vigilia, di nuovi contratti per decine di miliardi di dollari da parte dei membri europei e del Canada, pensati proprio per dimostrare un’accelerazione nella condivisione degli oneri.
Secondo l’impostazione espressa da Trump, la Groenlandia rappresenta un interesse strategico vitale per gli Stati Uniti, a differenza di quanto lo sia per la Danimarca, che «non spende nulla per aiutare davvero la Groenlandia». Il presidente ha rievocato l’occupazione nazista della Danimarca e la successiva presa in carico dell’isola da parte americana, sostenendo che Washington non avrebbe mai dovuto restituirla. Da Copenaghen, la prima ministra Mette Frederiksen ha ribadito che il territorio «non è in vendita», mentre il ministro degli Esteri groenlandese ha ricordato che il futuro dell’isola sarà deciso soltanto dalla sua popolazione. Mark Rutte, pur riconoscendo la fondatezza delle preoccupazioni artiche statunitensi, ha insistito sul fatto che la sicurezza della regione va gestita attraverso i meccanismi di cooperazione già esistenti tra Alleanza, Danimarca e Groenlandia, e ha elogiato Trump per aver spinto gli europei ad aumentare le spese militari.
Sul fronte europeo, le parole di Trump hanno prodotto reazioni diversificate. Madrid, definita «causa persa» e «pessimo partner Nato», ha scelto una linea di basso profilo: fonti governative spagnole hanno dichiarato di accogliere le minacce commerciali «con calma e normalità», sottolineando la solidità delle relazioni bilaterali. L’Italia, secondo quanto riportato dalla stampa italiana, è stata criticata da Trump per le decisioni «molto negative» assunte dal governo Meloni riguardo alle basi militari. In controtendenza, la Turchia ha ottenuto dal presidente americano l’annuncio della revoca delle sanzioni legate all’acquisto del sistema missilistico russo S-400, un segnale che, nell’ottica di Ankara, premia la ritrovata sintonia con Washington e rafforza il ruolo turco nell’Alleanza.
La frattura aperta da Trump affonda le radici in tensioni accumulatesi dall’inizio del suo secondo mandato. La guerra contro l’Iran, avviata a febbraio insieme a Israele senza consultare gli alleati, ha generato un rifiuto generalizzato in Europa a concedere l’uso di basi e spazi aerei, alimentando il risentimento presidenziale. Parallelamente, la richiesta di portare la spesa per la difesa al 5% del Pil entro il 2035 – obiettivo che la Spagna ha esplicitamente respinto – ha esasperato il confronto sui costi della protezione americana del continente. In questo quadro, la minaccia di ritirare tutte le truppe statunitensi dall’Europa, ventilata da Trump già prima del vertice, assume i contorni di una leva negoziale estrema. Il dossier resta aperto: il gruppo di lavoro su Groenlandia che riunisce Stati Uniti, Danimarca e governo locale proseguirà i colloqui, mentre il Pentagono ha annunciato per i prossimi mesi una revisione complessiva della presenza militare americana in Europa.
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa russa e CSI | 0.00 | neutral |
| Stampa latinoamericana | −0.80 | critical |
| Stampa indiana e sudasiatica | 0.00 | neutral |
L'alleanza atlantica mette in guardia: l'atteggiamento conflittuale di Trump sta fratturando la Nato e mettendo a rischio la sicurezza collettiva.
Catalogando le lamentele di Trump contro Spagna, Danimarca e Iran, la narrazione costruisce una gerarchia di minacce che presenta il presidente USA come la principale fonte di instabilità all'interno dell'alleanza.
La Russia osserva con distacco le lamentele di Trump, notando che la discordia interna alla Nato è un modello ricorrente che non minaccia gli interessi di Mosca.
Presentando le critiche di Trump come poco rilevanti e concentrandosi sulle sue lamentele specifiche, la narrazione normalizza il conflitto e minimizza il suo potenziale di destabilizzare l'alleanza.
L'America Latina condanna l'arroganza di Trump e avverte che il suo comportamento minaccia la stabilità globale e la sovranità delle nazioni più piccole.
Concentrandosi sullo stato emotivo di Trump ('molto arrabbiato') e usando un linguaggio vivido, la narrazione personifica gli Stati Uniti come un attore bellicoso, facendo apparire le sue azioni come un affronto personale all'ordine internazionale.
L'India considera lo scoppio di Trump come una questione di calcolo strategico, notando le implicazioni per la sicurezza regionale in Asia occidentale e nell'Artico.
Presentando gli eventi come una serie di dichiarazioni fattuali e concentrandosi sul cessate il fuoco in Iran e sul valore strategico della Groenlandia, la narrazione adotta un tono analitico che evita giudizi morali e enfatizza la realpolitik.
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