
Trump rivendica la resa dell'Iran, ma il negoziato resta sospeso tra Doha e i funerali di Khamenei
Il presidente americano annuncia che Teheran ha accettato quasi tutte le condizioni statunitensi, mentre i mediatori del Qatar confermano progressi e rinviano il prossimo round a dopo le esequie della Guida suprema.
A poche ore dalla conclusione dei colloqui indiretti di Doha, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha dichiarato che l’Iran «ha accettato praticamente tutto ciò di cui abbiamo bisogno», inquadrando l’intesa come il risultato di una campagna militare che, a suo dire, ha annientato le forze armate iraniane in quattro mesi. L’affermazione, rilasciata in un’intervista a CNBC, giunge dopo che mediatori qatarioti e pakistani avevano riferito di «progressi positivi» nel negoziato, condotto separatamente con le delegazioni di Washington e Teheran per dare attuazione al memorandum d’intesa firmato a giugno. Quel documento, articolato in quattordici punti, prevede un cessate il fuoco di sessanta giorni, la riapertura dello Stretto di Hormuz e un calendario per un accordo permanente su questioni che vanno dal nucleare alla ricostruzione.
Secondo fonti vicine all’amministrazione statunitense, l’obiettivo centrale resta la denuclearizzazione dell’Iran, intesa come smantellamento completo del programma atomico, mentre Teheran, per voce del viceministro degli Esteri Kazem Gharibabadi, ha ribadito il diritto all’arricchimento dell’uranio per scopi civili e ha subordinato ogni intesa alla garanzia dei diritti del popolo iraniano e allo sblocco degli asset congelati. I mediatori hanno confermato che una parte dei sei miliardi di dollari inizialmente liberati sarà utilizzata per l’acquisto di beni essenziali, ma la questione delle sanzioni e del controllo sullo Stretto di Hormuz – via d’acqua da cui transita un quinto del petrolio mondiale – rimane il nodo più spinoso, con ripercussioni dirette sulla sicurezza energetica europea e italiana.
Dal punto di vista degli osservatori europei, la fragilità dell’intesa è accentuata dal persistere di scambi di fuoco nel Golfo e dal conflitto parallelo in Libano, dove Israele non ha ancora avviato il ritiro dalle «zone pilota» previsto dall’accordo quadro con Beirut. Teheran insiste affinché qualsiasi intesa con Washington includa la fine delle ostilità sul fronte libanese, mentre l’amministrazione Trump continua a esercitare una pressione militare ed economica asimmetrica, rivendicando la distruzione della marina e dell’aviazione iraniane e un’inflazione interna che, a suo dire, avrebbe raggiunto il trecento per cento.
Il percorso diplomatico è ora sospeso fino al 9 luglio, data fissata per la sepoltura della Guida suprema Ali Khamenei – ucciso il 28 febbraio nel primo giorno del conflitto – presso il santuario dell’Imam Reza a Mashhad. Qatar e Pakistan hanno annunciato che il prossimo incontro sarà calendarizzato «il prima possibile dopo le processioni funebri», mentre resta da verificare se il vuoto di potere seguito alla successione del figlio Mojtaba favorirà una linea più pragmatica o irrigidirà le posizioni negoziali. Per l’Italia e l’Europa, la posta in gioco è la stabilità di un corridoio marittimo vitale e la possibilità di scongiurare una nuova escalation in un quadrante già segnato da conflitti aperti.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Trump rivendica che l'Iran abbia accettato quasi tutte le richieste americane, vantando una rapida vittoria militare. I media russi riportano queste dichiarazioni con un velo di scetticismo, sottolineando che i negoziati sono ancora in corso e l'esito resta incerto. Il racconto mette a confronto il breve conflitto con le lunghe guerre statunitensi in Vietnam e Afghanistan.
La stampa indiana riporta l'affermazione di Trump secondo cui l'Iran avrebbe accettato quasi tutto ciò che gli Stati Uniti vogliono, ma la inquadra come una rivendicazione non ancora verificata. La copertura si concentra sulla prosecuzione dei colloqui indiretti a Doha e sulla possibilità di un accordo nucleare, mantenendo un tono neutrale e fattuale.
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