
Il caccia di sesta generazione avanza con un contratto da 4,6 miliardi, ma la difesa europea resta un mosaico di frammentazioni
L’intesa tra Regno Unito, Italia e Giappone segna un passo concreto verso il 2035, mentre il fallimento del progetto franco-tedesco e le ristrettezze di bilancio in altri teatri ridisegnano la mappa delle alleanze industriali.
Il programma Global Combat Air Programme (GCAP) ha superato una fase di stallo con la firma di un contratto da 4,6 miliardi di sterline (circa 6,1 miliardi di dollari) tra l’organizzazione intergovernativa GIGO e la joint venture industriale Edgewing, partecipata da BAE Systems, Leonardo e Japan Aircraft Industrial Enhancement. Secondo quanto comunicato dal governo britannico, l’accordo – della durata di diciotto mesi – porta il caccia di sesta generazione dalla fase di valutazione concettuale alla progettazione dettagliata, con l’obiettivo di schierare il primo velivolo operativo entro il 2035. L’intesa segue l’impegno finanziario di Londra, che dopo nove mesi di ritardi ha stanziato 8,6 miliardi di sterline in quattro anni, dissipando i timori di Tokyo su un possibile disimpegno britannico. Il ministro della Difesa giapponese Shinjiro Koizumi ha parlato di una collaborazione efficiente tra settore pubblico e privato dei tre Paesi, mentre fonti della Difesa italiana avevano già aperto all’ingresso di nuovi partner per diluire i costi di sviluppo.
L’avanzamento del GCAP si inserisce in un panorama europeo segnato da incertezze sulla cooperazione industriale. Poche settimane prima, il programma rivale Future Combat Air System (FCAS) guidato da Francia, Germania e Spagna è naufragato dopo mesi di contrasti tra Dassault e Airbus sulla ripartizione dei carichi di lavoro. Dal forum economico di Aix-en-Provence, l’amministratore delegato di Airbus Guillaume Faury ha dichiarato di non essere «necessariamente ottimista» sul futuro della collaborazione continentale, avvertendo che «se sprechiamo l’occasione nei prossimi anni, finiremo con soluzioni nazionali frammentate per decenni». In una prospettiva diversa, l’amministratore delegato di Dassault Éric Trappier, intervenendo al Senato francese, si è detto aperto a nuove intese purché fondate su «regole accettate fin dall’inizio». La frattura lascia il GCAP come unico grande programma di caccia multiruolo a trazione intergovernativa in Occidente, con Arabia Saudita, Canada e la stessa Germania osservati come possibili candidati all’adesione.
Al di fuori dell’asse euro-nipponico, le traiettorie di spesa disegnano geometrie differenti. Nuova Delhi ha approvato in linea di principio acquisizioni per 520 miliardi di rupie (6,3 miliardi di dollari), che includono missili antinave e antiaerei, droni kamikaze a reazione, sistemi di guerra elettronica e una piattaforma aerea senza pilota per l’alta quota. Secondo fonti governative indiane, l’operazione si inquadra nella strategia di riduzione della dipendenza da Mosca e di potenziamento della produzione domestica, accelerata dopo lo scontro con il Pakistan dello scorso anno e la crescente presenza cinese nell’Oceano Indiano. In Colombia, al contrario, le forze armate denunciano carenze di mezzi: secondo quanto riferito da militari a Caracol Radio, alcuni reparti hanno organizzato collette per acquistare droni commerciali da ricognizione, poiché i sistemi antidroni in dotazione avrebbero una portata effettiva di poche centinaia di metri, ben al di sotto delle specifiche tecniche. Il comando dell’esercito ha riconosciuto l’esistenza di queste iniziative spontanee, pur precisando che non rispondono a direttive istituzionali.
Il quadro complessivo restituisce l’immagine di un settore in cui la cooperazione multinazionale convive con spinte centrifughe e vincoli di bilancio. Mentre il GCAP entra nella fase di progettazione esecutiva, il dibattito sulla difesa europea resta aperto: Bruxelles osserva con attenzione la capacità del programma di attrarre nuovi membri, mentre Parigi e Berlino cercano un nuovo equilibrio dopo il fallimento dell’FCAS. La prossima verifica per il caccia di sesta generazione è attesa con la definizione del modello dimostratore, il cui primo volo è previsto per il 2030.
| Stampa russa e CSI | +0.70 | aligned |
|---|---|---|
| Stampa europea continentale | −0.50 | critical |
La Russia riproietta la propria potenza industriale e militare, presentando il contratto come prova di resilienza e autonomia strategica.
Il racconto enfatizza la continuità del progresso tecnologico nazionale, minimizzando le dipendenze esterne e trasformando le sanzioni in un motore di innovazione.
Le difficoltà tecniche e i ritardi del programma, così come le critiche internazionali, sono assenti.
L'Europa universalizza il problema della frammentazione interna, presentando la mancata cooperazione come una minaccia esistenziale per la sicurezza continentale.
Il discorso costruisce una gerarchia in cui la divisione politica è il pericolo principale, superando persino le capacità tecniche del velivolo.
I successi tecnologici russi e la capacità di aggirare le sanzioni non vengono menzionati.
Allarga lo sguardo
Funerali di Khamenei: folla oceanica a Teheran, il successore resta un fantasma
8 lingue · 27 testate
Da Economy & MarketsSamsung, utile record ma i mercati asiatici arretrano: il paradosso del boom dell’IA
4 lingue · 7 testate
Da TechnologyCina accelera sull’IA concreta: robot in catena e sceneggiature low cost
2 lingue · 4 testate