
Queiroz e la missione africana: Ghana-Colombia, una notte senza rete
Il tecnico portoghese carica il Ghana di un dovere continentale, mentre la Colombia di Lorenzo si prepara a un ottavo di finale che non ammette errori.
«La pressione di una partita così non è un problema, è un privilegio». Carlos Queiroz, dalla sala stampa del Kansas City Stadium, trasforma la vigilia di Ghana-Colombia in una dichiarazione di intenti che va oltre il singolo confronto. Il portoghese, alla sua quinta Coppa del Mondo consecutiva da commissario tecnico, sa che i Black Stars si giocano tutto in novanta minuti – o centoventi, se necessario – e che «non c’è spazio per errori, non c’è un domani». Le sue parole, rimbalzate dalla stampa africana a quella sudamericana, disegnano i contorni di una sfida in cui ogni dettaglio tattico e mentale sarà amplificato.
Il Ghana arriva all’appuntamento con il peso di un continente sulle spalle. Delle nove nazionali africane approdate alla fase a eliminazione diretta – un record per il torneo ospitato da Canada, Messico e Stati Uniti – solo il Marocco è già approdato agli ottavi di finale. Senegal, Costa d’Avorio e RD Congo sono cadute una dopo l’altra, spesso dopo aver condotto il punteggio e aver pagato un atteggiamento troppo difensivo nei minuti finali. «Dobbiamo migliorare queste statistiche», ha scandito Queiroz, «è sulle nostre spalle assicurarci di aggiungere un’altra squadra africana al turno successivo. È un dovere». Il capitano Jordan Ayew ha rievocato i quarti di finale del 2010 in Sudafrica, l’ultima volta che il Ghana superò un turno a eliminazione diretta, promettendo che la squadra «farà di tutto per rendere orgogliosi l’Africa e il Ghana».
Sul fronte colombiano, l’attenzione si è concentrata proprio sulle dichiarazioni di Queiroz, che ha guidato la Tricolor tra il 2019 e il 2020. «Conosco bene la Colombia, ma è nostro obbligo studiare la Colombia di oggi, non quella di ieri», ha precisato, elogiando l’organizzazione e la disciplina della squadra di Néstor Lorenzo, pur aggiungendo che «nessuna squadra è perfetta, la Colombia non è perfetta». I media di Bogotá hanno colto la sfumatura, leggendovi un tentativo di minare le certezze di una delle favorite del torneo. L’ex ct ha poi toccato un tasto dolente, ricordando la morte del preparatore dei portieri Des McAleenan, isolato a Bogotá durante la pandemia, e chiedendo pubblicamente alla Federazione colombiana di «riparare quanto accaduto con lui e la sua famiglia». Un passaggio che ha aggiunto una dimensione emotiva a una vigilia già carica di tensione.
Dal ritiro ghanese filtra la convinzione che la partita sia «50 e 50», come ha detto Ayew, e che la combattività sia nel «DNA di questi ragazzi». Queiroz, nominato solo ad aprile, ha insistito sulla necessità di «fare tutto bene per 90 minuti», consapevole che il margine di errore in una gara da dentro o fuori è nullo. Il calcio d’inizio è previsto per le 01:30 GMT di sabato (le 2:30 in Italia), con in palio un posto nei quarti di finale. Chi vince continua a sognare; chi perde torna a casa, senza appello.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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La dichiarazione di Queiroz secondo cui 'la pressione è un privilegio' è vista come una mossa psicologica per intimidire la Colombia. La narrazione minimizza la forma recente della Colombia e sottolinea lo spirito combattivo del Ghana, ma con un pizzico di scetticismo sul fatto che ciò sarà sufficiente.
Le parole di Queiroz sono celebrate come un potente strumento motivazionale, che spinge il Ghana ad abbracciare la sfida. La narrazione ritrae il Ghana come un underdog determinato e pronto a combattere, con l'esperienza dell'allenatore vista come un'arma chiave.
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