
Attacco ucraino a San Pietroburgo: colpiti terminal petrolifero e base navale
Kiev rivendica il raid come «sanzioni a lungo raggio» mentre Mosca promette ritorsioni, in un conflitto che si estende sempre più in profondità.
Nella notte tra venerdì e sabato, un attacco massiccio con droni e missili ucraini ha colpito la regione di San Pietroburgo, seconda città della Russia, danneggiando un terminal petrolifero nel distretto di Kirovsky e, secondo fonti ucraine, la base navale di Kronstadt, a oltre 850 chilometri dal confine. Il governatore Aleksandr Beglov ha confermato l’impatto sull’impianto portuale, precisando che non si registrano vittime e che gli incendi sono stati domati; le difese aeree russe avrebbero abbattuto 72 droni sulla città e oltre 500 in tutto il Paese. L’agenzia federale del trasporto aereo ha disposto la chiusura temporanea degli aeroporti di Kaliningrad, Pskov e San Pietroburgo.
Il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha inquadrato l’operazione nella strategia delle «sanzioni a lungo raggio», dichiarando che le forze di Kiev hanno colpito «infrastrutture petrolifere portuali che generano entrate per la guerra russa» e un obiettivo militare a Kronstadt. Da Mosca, il ministero della Difesa ha denunciato un tentativo di «danneggiare infrastrutture civili» e ha avvertito che l’attacco «non resterà senza una risposta adeguata». Il Cremlino non ha confermato il raid su Kronstadt, ma ha riferito di detriti caduti nei pressi del porto di Vysotsk, snodo per petrolio, carbone e gas liquefatto.
L’azione si inserisce in una campagna sistematica di Kiev contro la rete energetica russa, che secondo analisti occidentali mira a erodere la capacità di Mosca di finanziare il conflitto e a trasferire i costi della guerra all’interno della società russa. Dalla tarda primavera, gli attacchi hanno messo fuori uso circa il 43% della capacità di raffinazione russa, secondo stime ucraine non verificabili in modo indipendente, provocando carenze di carburante in almeno quindici regioni, code chilometriche ai distributori e un divieto temporaneo di esportazione di benzina. Lo stesso presidente Vladimir Putin, in una riunione televisiva, ha riconosciuto «problemi per automobilisti e imprese» e ha firmato modifiche fiscali per sostenere il mercato interno dei carburanti.
Sul terreno, la giornata è stata segnata anche da una disputa informativa sul controllo di Kostyantynivka, città fortificata dell’oblast di Donetsk. Venerdì il capo di stato maggiore russo Valerij Gerasimov aveva annunciato a Putin la conquista completa dell’abitato, definendola un passo decisivo verso Sloviansk e Kramatorsk. Lo stato maggiore ucraino ha smentito, parlando di «disinformazione» e affermando che le proprie unità mantengono le posizioni. L’Institute for the Study of War, think tank con sede a Washington, ha rilevato un’estensione della zona di infiltrazione russa nei quartieri occidentali, ma non il controllo totale della città. Il dossier resta aperto, mentre entrambe le parti preparano le prossime mosse in un conflitto che continua a logorare le retrovie e la tenuta interna dei due Paesi.
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