
Il 21° pacchetto Ue si arena su gas liquefatto, merluzzo e Raiffeisen
L’incontro d’emergenza degli ambasciatori cerca un compromesso prima della mezzanotte: senza intesa, il price cap sul petrolio russo salirà automaticamente.
I rappresentanti permanenti dei Ventisette sono stati convocati nel pomeriggio di martedì per un negoziato straordinario, con l’obiettivo di sbloccare il ventunesimo pacchetto di sanzioni contro Mosca prima della scadenza di mezzanotte. Se l’unanimità non verrà raggiunta, scatterà un meccanismo automatico di adeguamento del tetto massimo al prezzo del petrolio russo, che secondo le stime di Bruxelles amplierebbe il margine di guadagno del Cremlino sulle esportazioni di greggio. Il dossier, in discussione dalla scorsa primavera, ha già subito un progressivo ridimensionamento rispetto alla proposta iniziale della Commissione, che includeva oltre duecentocinquanta tra persone fisiche e giuridiche.
Secondo fonti diplomatiche dell’Europa orientale, il principale ostacolo resta il capitolo energetico. La Lituania, affiancata da altri Stati baltici e nordici, spinge per un divieto di trasporto del gas naturale liquefatto russo, sfruttando la circostanza che gran parte della flotta metaniera mondiale è di proprietà europea. Il ministro degli Esteri lituano Kęstutis Budrys ha dichiarato che «gli Stati mettono sempre più spesso i propri interessi economici al di sopra della necessità di inasprire le sanzioni», una tendenza che a suo avviso si è già manifestata durante la gestazione del ventesimo pacchetto e che ora frena l’adozione di misure più incisive. Sul fronte opposto, diverse capitali dell’Europa occidentale e meridionale – tra cui Berlino, Parigi, L’Aia, Varsavia e Lisbona – difendono le importazioni di prodotti ittici russi, in particolare il merluzzo dell’Atlantico, di cui l’Unione ha importato nel 2024 oltre 75mila tonnellate per un valore di 619 milioni di euro, pari a circa un quarto del totale comunitario.
Un ulteriore nodo è rappresentato dalla posizione dell’Austria, che secondo fonti di mercato ha sollevato obiezioni su qualsiasi misura che possa colpire indirettamente Raiffeisen Bank International. Sebbene la filiale russa dell’istituto abbia escluso l’ipotesi di sanzioni dirette, il negoziato ruota attorno al congelamento di un pacchetto azionario del gruppo di costruzioni Strabag, che la banca aveva tentato di acquisire per rimpatriare utili dalla Russia. La Bulgaria, da parte sua, ha bloccato l’inserimento di misure contro il capo della Chiesa ortodossa russa, mentre la Germania si è opposta a uno stop all’importazione di pollock d’Alaska di origine russa. Anche la proposta di un divieto di visto per i cittadini russi che hanno combattuto in Ucraina è stata annacquata durante i colloqui preparatori.
La presidenza irlandese del Consiglio Ue tenta ora una mediazione che potrebbe portare all’estromissione del capitolo ittico dal pacchetto, per facilitare un compromesso sugli altri fronti. L’esito del negoziato è atteso in serata: un fallimento comporterebbe non solo l’innalzamento automatico del price cap, ma anche un segnale di crescente difficoltà per la tenuta del fronte sanzionatorio europeo, già messo alla prova dal cambio di governo a Budapest e dalla necessità di rinnovare periodicamente le misure settoriali.
| Stampa russa e CSI | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | −0.30 | critical |
L'UE si spacca perché gli Stati membri antepongono i propri interessi economici alla solidarietà collettiva, dimostrando l'inefficacia delle sanzioni.
Si enfatizzano le divergenze interne e si citano dichiarazioni di funzionari baltici per convalidare la tesi del fallimento dell'UE, minimizzando la complessità dei negoziati.
Non si menziona che il mancato accordo è dovuto anche a legittime preoccupazioni economiche di alcuni Stati membri, non solo a egoismi.
La Russia fatica a vendere tutto il petrolio che è costretta a esportare, con volumi in mare ai massimi di inizio anno.
Si utilizza un dato quantitativo (petrolio in mare) per suggerire una difficoltà operativa russa, senza contestualizzare le ragioni della domanda o fluttuazioni temporanee.
Non si considera che l'aumento del petrolio in mare potrebbe essere temporaneo e non indicare una crisi strutturale, né si menziona che la Russia potrebbe immagazzinare deliberatamente.
L'Europa corre contro il tempo per approvare il 21° pacchetto di sanzioni, ma divergenze su merluzzo e visti rischiano di far scattare l'aumento automatico del price cap che avvantaggerebbe la Russia.
Si crea un senso di urgenza tramite la scadenza imminente e si personalizzano le divergenze su singoli prodotti (merluzzo) per rendere concreta la difficoltà, presentando l'aumento automatico del price cap come una catastrofe.
Non si evidenzia che il price cap automatico potrebbe comunque essere gestito con meccanismi di aggiustamento, riducendo l'allarme, né si menziona che le obiezioni di alcuni Stati membri si basano su interessi economici legittimi.
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