
Dazi fino al 100% su chi compra energia russa: il Congresso USA presenta il disegno di legge Graham
La proposta bipartisan, sostenuta dalla Casa Bianca ma con riserve presidenziali, colpirebbe Cina, India e altri grandi importatori per strangolare il finanziamento della guerra in Ucraina.
Un gruppo bipartisan di senatori statunitensi ha presentato martedì la versione aggiornata del “Sanctioning Russia Act of 2026”, il disegno di legge che era stato la battaglia politica del defunto senatore repubblicano Lindsey Graham. Il testo impone sanzioni obbligatorie contro il presidente russo Vladimir Putin, i vertici militari, le banche e le compagnie energetiche di Mosca, e autorizza il presidente americano a imporre dazi fino al 100% sui cinque maggiori acquirenti di petrolio e gas naturale russi. Secondo gli assistenti parlamentari citati dalle agenzie, gli attuali primi cinque importatori di greggio sono Cina, India, Slovacchia, Ungheria e Azerbaigian; per il gas figurano Cina, Francia, Belgio, Giappone e Ungheria. Il provvedimento prevede esenzioni per i Paesi che importano meno del 15% del gas russo e stanno riducendo gli acquisti, una clausola che di fatto protegge la maggior parte degli alleati europei. Per la prima volta il Congresso autorizzerebbe esplicitamente l’uso dei dazi come arma geopolitica, affiancando alle sanzioni tradizionali un meccanismo di pressione commerciale diretto.
Secondo fonti di Washington, la Casa Bianca ha dato il proprio assenso al testo, ma la posizione del presidente Donald Trump resta articolata. Trump ha più volte ribadito di voler mantenere piena discrezionalità nel sospendere o revocare le sanzioni, mentre alcuni democratici insistono affinché tale potere resti in capo al Congresso. Dopo la morte improvvisa di Graham, il presidente ha dichiarato che ci sono “buone probabilità” che la legge passi, aggiungendo che i parlamentari potrebbero estendere le restrizioni a Iran e Hezbollah. Tuttavia, secondo indiscrezioni raccolte dalla stampa americana, Trump non considera il dossier una priorità legislativa immediata e in passato aveva frenato l’iniziativa, preferendo non irrigidire il regime sanzionatorio nella speranza di un negoziato diretto con Putin. La senatrice democratica Jeanne Shaheen e il repubblicano Roger Wicker hanno invece insistito sulla necessità di approvare il provvedimento entro agosto, definendolo il lascito politico più significativo di Graham.
Nell’ottica di Pechino e di Nuova Delhi, il disegno di legge rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici. L’India, che insieme alla Cina assorbe circa il 70% delle esportazioni petrolifere russe, ha sempre difeso i propri acquisti come scelta dettata da necessità economiche interne; economisti indiani avvertono che un dazio del 100% potrebbe contrarre il PIL nazionale dello 0,5%. Secondo analisti di Bruxelles, l’esenzione per i Paesi che importano meno del 15% del gas russo mitiga l’impatto su Francia, Giappone e Belgio, ma l’uso dei dazi come strumento di pressione geopolitica segna una svolta che potrebbe incrinare ulteriormente le relazioni commerciali transatlantiche, già provate dalle precedenti guerre tariffarie di Trump. Da Mosca, i media statali inquadrano l’iniziativa come l’ennesima escalation della pressione americana, pur sottolineando che la riluttanza presidenziale a rendere obbligatorie le sanzioni ne potrebbe limitare l’efficacia.
Il testo è il frutto di oltre un anno di negoziati tra senatori repubblicani, democratici e l’amministrazione Trump. Rispetto alla versione originale dell’aprile 2025, che prevedeva dazi del 500% su tutti i Paesi acquirenti di energia russa, la proposta attuale è stata ridimensionata: il tetto massimo è sceso al 100% e il campo di applicazione è stato ristretto ai soli cinque maggiori importatori, con una clausola di revisione ogni 180 giorni. Il disegno di legge, che conta già 26 cofirmatari e un sostegno bipartisan, include anche sanzioni contro la “flotta ombra” russa e il divieto di importare uranio da Rosatom. Gli assistenti parlamentari prevedono che il voto in Senato possa arrivare prima della pausa estiva, ma il calendario resta incerto. L’eventuale entrata in vigore della legge consegnerebbe a Trump uno strumento di pressione senza precedenti, la cui reale portata dipenderà dalla volontà politica di attivarlo contro Pechino e Nuova Delhi.
| Stampa russa e CSI | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | +0.20 | neutral |
La Russia respinge le nuove sanzioni come una tattica di pressione, ma sottolinea la mancanza di unità negli USA.
Enfatizzando la morte del senatore e lo scetticismo tra i legislatori USA, la narrazione getta dubbi sulla fattibilità del disegno e ritrae gli USA come divisi internamente.
Omette il sostegno bipartisan e la dichiarazione di Trump di alta probabilità.
Il Golfo accoglie con favore l'espansione delle sanzioni a Iran e Hezbollah, vedendola come un rafforzamento della pressione.
Presentando la dichiarazione di Trump come un fatto semplice senza analisi critica, la narrazione normalizza l'espansione delle sanzioni e implica consenso.
Omette lo scetticismo del Congresso e le possibili ripercussioni negative.
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