
Dazi USA al 25% sul Brasile: scatta la rappresaglia commerciale, ma con ampie esenzioni
Washington attiva la Sezione 301 per pratiche commerciali sleali, ma esenta caffè, carne e aerei; Brasilia annuncia il ricorso all’OMC e minaccia ritorsioni.
A partire dal 22 luglio 2026 gli Stati Uniti imporranno un dazio aggiuntivo del 25% su una vasta gamma di importazioni brasiliane, al termine di un’indagine durata un anno che contesta a Brasilia politiche commerciali giudicate «irragionevoli e discriminatorie». La misura, notificata dall’Ufficio del Rappresentante per il Commercio statunitense, esenta tuttavia i prodotti più sensibili per l’economia americana e per la filiera globale: caffè, carne bovina, succo d’arancia, petrolio greggio, componenti aeronautici e farmaceutici restano fuori dalla nuova tassazione. Secondo le stime del governo brasiliano, l’impatto riguarderà circa il 21% delle esportazioni verso gli Stati Uniti, colpendo in particolare etanolo, macchinari agricoli, calzature, carta e zucchero.
L’iniziativa si fonda sulla Sezione 301 del Trade Act del 1974, uno strumento giuridico più solido rispetto ai poteri di emergenza già bocciati dalla Corte Suprema a febbraio. Washington contesta a Brasilia sei ambiti di presunta concorrenza sleale: il sistema di pagamenti istantanei Pix, accusato di favorire operatori nazionali a scapito delle piattaforme americane; le barriere all’etanolo statunitense; la debole applicazione delle norme anticorruzione; la tutela della proprietà intellettuale; i regimi tariffari preferenziali concessi a Messico e India; e il disboscamento illegale, che secondo l’USTR ridurrebbe i costi di produzione agricola brasiliana. Il segretario di Stato Marco Rubio ha dichiarato che il presidente Lula «non ha negoziato in buona fede», mentre il rappresentante commerciale Jamieson Greer ha lasciato aperta la porta a nuovi colloqui.
La reazione di Brasilia è stata immediata e dura. In una nota ufficiale, il governo Lula ha definito la decisione «un marco lastimável» nelle relazioni bilaterali e ha annunciato l’attivazione della Legge di Reciprocità Economica, approvata all’unanimità dal Congresso, che consente di applicare contromisure equivalenti. Parallelamente, il Brasile porterà il caso davanti all’Organizzazione Mondiale del Commercio. Sul fronte politico interno, il Planalto ha attribuito parte della responsabilità alla famiglia Bolsonaro, accusata di aver collaborato attivamente con l’amministrazione Trump in chiave elettorale. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno avvertito che eventuali ritorsioni brasiliane potrebbero essere interpretate come un’escalation, innescando un ulteriore inasprimento delle tariffe.
L’episodio si inserisce in un clima commerciale già teso. Oltre al dazio del 25%, pende sul Brasile un’altra indagine della Sezione 301 relativa al lavoro forzato, che potrebbe aggiungere un’aliquota del 12,5% entro fine luglio. Per mitigare i danni, il governo brasiliano ha promesso misure di sostegno ai settori colpiti attraverso il Plano Brasil Soberano e accelera la diversificazione delle partnership commerciali, citando l’accordo Mercosur-Unione Europea e i negoziati con EFTA e Singapore. La data del 22 luglio segna l’entrata in vigore della tariffa, ma entrambe le parti hanno segnalato la disponibilità a riaprire il dialogo, lasciando aperta una finestra negoziale che sarà decisiva nelle prossime settimane.
| Stampa latinoamericana | −0.70 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | +0.10 | neutral |
Il Brasile denuncia l'ingiustizia della tariffa USA e si prepara a rispondere con reciprocità immediata, attribuendo la colpa a fattori interni e alla mancanza di buona fede di Washington.
La narrazione costruisce un'identità di vittima nazionale, personalizzando la controversia nelle figure di Lula e Bolsonaro, e legittimando la ritorsione come atto di difesa della sovranità.
Gli Stati Uniti applicano tariffe come misura di enforcement commerciale standard, basata su indagini legali, e avvertono che eventuali ritorsioni potrebbero portare a un inasprimento.
La narrazione de-politicizza la controversia, inquadrandola come una questione tecnico-legale di pratiche commerciali sleali, e presenta l'azione USA come neutrale e basata su regole.
Il blocco omette la colpa politica interna brasiliana (la famiglia Bolsonaro) e la caratterizzazione del governo brasiliano della tariffa come 'un marco lastimável' nelle relazioni bilaterali.
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