
Trump spinge per il ritiro israeliano da Siria e Libano, Netanyahu frena
Il presidente americano ha chiesto a Netanyahu di avviare il disimpegno militare, ma il premier israeliano invoca zone di sicurezza e tempismo elettorale.
Secondo fonti dell’amministrazione statunitense e israeliane, il presidente Donald Trump ha sollecitato il primo ministro Benjamin Netanyahu ad avviare il ritiro delle forze armate israeliane dalla Siria meridionale e dal Libano. La richiesta, formulata durante un colloquio telefonico la scorsa settimana, è stata motivata dalla valutazione che la presenza militare israeliana in territorio siriano alimenta tensioni e rischia di innescare un’escalation regionale. «Non vi vogliono lì, dovete ridislocarvi», avrebbe detto Trump, secondo un funzionario americano, aggiungendo che lo stesso principio vale per il Libano. La telefonata è avvenuta il giorno dopo l’incontro tra Trump e il presidente siriano Ahmed al-Sharaa a margine del vertice Nato ad Ankara, un segnale del riavvicinamento in corso tra Washington e Damasco dopo la caduta del regime di Assad nel dicembre 2024.
Da parte israeliana, l’ufficio del primo ministro ha confermato che Netanyahu ha ribadito «la necessità di zone di sicurezza lungo i confini di Israele». Secondo analisti vicini all’establishment della difesa israeliana, il governo considera il controllo di aree cuscinetto in Siria e Libano come parte di una nuova dottrina di sicurezza, concepita per prevenire infiltrazioni simili all’attacco di Hamas del 7 ottobre 2023. Questa posizione è sostenuta con forza dai settori più oltranisti della coalizione, che spingono per un controllo permanente e persino per nuovi insediamenti. Sul fronte libanese, i negoziati diretti tra Israele e Libano, ripresi martedì a Roma sotto l’egida americana, si concentrano sull’attuazione di un accordo quadro che prevede il ritiro israeliano da due «zone pilota» nel sud del Paese. Fonti libanesi fanno sapere che Beirut esige un calendario chiaro e l’inizio immediato del disimpegno, mentre Israele subordina ogni passo alla verifica dell’assenza di armi e infrastrutture di Hezbollah, verifica che il Libano vorrebbe affidata all’esercito americano.
L’amministrazione Trump, che da mesi tenta di mediare un’intesa di sicurezza tra Israele e Siria, si sarebbe scontrata con la riluttanza di Netanyahu a concedere un ritiro graduale dai territori siriani occupati dopo il dicembre 2024. Secondo fonti diplomatiche americane, la Casa Bianca ritiene che la presenza israeliana in Siria stia già provocando attriti: nelle ultime settimane si sono registrate proteste di civili siriani sfociate in scontri con i soldati israeliani. Sul piano regionale, la pressione di Trump si inserisce in un quadro più ampio di ridefinizione degli equilibri, che include il ripristino del blocco navale americano ai porti iraniani in risposta agli attacchi di Teheran nello Stretto di Hormuz.
La finestra diplomatica appare tuttavia stretta. Con le elezioni israeliane previste tra circa tre mesi, osservatori politici a Tel Aviv e Washington ritengono improbabile che Netanyahu accetti passi indietro significativi, per non offrire argomenti agli avversari interni e alle frange più radicali del suo governo. I colloqui di Roma proseguiranno nella giornata di mercoledì, ma al momento non si profila una svolta. Il dossier resta aperto, con gli Stati Uniti che cercano di bilanciare il sostegno tradizionale a Israele con la necessità di stabilizzare il Levante, mentre l’Europa – e l’Italia in particolare, storicamente sensibile agli equilibri mediterranei – segue con attenzione l’evolversi di un negoziato che tocca direttamente la sicurezza delle rotte energetiche e la tenuta degli accordi di cessate il fuoco.
| Stampa iraniana e affini | −0.40 | critical |
|---|---|---|
| Stampa del Golfo arabo | 0.00 | neutral |
| Stampa atlantica / anglosfera | 0.00 | neutral |
L'Iran denuncia l'occupazione israeliana e sostiene la richiesta di Trump come un passo necessario per la stabilità regionale.
Enfatizza la resistenza di Netanyahu e la sua riluttanza a fare concessioni, presentando Israele come l'ostacolo alla pace.
Non menziona la richiesta di Netanyahu per zone di sicurezza, che giustificherebbe la presenza israeliana.
Il Golfo arabo osserva con distacco la pressione americana su Israele, registrando la posizione di Netanyahu senza prenderne le parti.
Presenta la notizia come un normale scambio diplomatico, bilanciando le dichiarazioni di Trump e Netanyahu.
Non menziona l'incontro tra Trump e il presidente siriano, che potrebbe spiegare la tempistica della richiesta.
L'Occidente riporta i fatti senza prendere posizione, limitandosi a citare le fonti.
Utilizza il formato di cronaca neutra, attribuendo le dichiarazioni a fonti anonime per mantenere l'obiettività.
Non include la valutazione che Netanyahu probabilmente non accetterà la richiesta.
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