
Nuovi dazi USA sul lavoro forzato: sostituita la tariffa globale temporanea
Aliquote del 10-12,5% entrano in vigore per 60 partner commerciali, rimpiazzando i dazi provvisori e rafforzando la strategia protezionistica di Trump dopo la bocciatura della Corte Suprema.
L’amministrazione Trump ha annunciato nuove tariffe su 60 partner commerciali, corrispondenti al 99,4% dell’import statunitense, con aliquote del 10% o del 12,5% a partire dalla mezzanotte di venerdì. Le misure sostituiscono il dazio globale temporaneo del 10% in scadenza e si fondano su un’indagine condotta ai sensi della Sezione 301 del Trade Act del 1974, che contesta l’insufficiente applicazione dei divieti di importazione di beni prodotti con lavoro forzato.
La differenziazione delle aliquote riflette il giudizio di Washington sull’efficacia delle legislazioni nazionali: il 10% si applica a Paesi come Canada, Unione Europea, Regno Unito, Messico e India (quest’ultima ha recentemente varato una legge specifica, ottenendo così la riduzione dal 12,5% inizialmente previsto); il 12,5% colpisce invece Cina, Brasile, Giappone, Corea del Sud e altri trentotto Paesi. Per l’UE, Giappone, Corea, Taiwan e Svizzera, il tasso finale è in ogni caso limitato al 10% o al 12,5% una volta detratto il dazio Nazione più favorita già in essere. Restano esenti prodotti come petrolio, gas, fertilizzanti, acciaio e alluminio – già gravati da tariffe settoriali – e le merci conformi all’accordo USMCA.
Sul piano europeo, la Commissione ha accolto con relativa cautela la conferma del 10%, puntando sul rispetto degli impegni commerciali sottoscritti in precedenza con Washington. In Brasile, invece, la sovrapposizione con il dazio del 25% già in vigore su numerosi beni porta il carico complessivo fino al 37,5%, provocando la reazione netta del governo Lula, che ha annunciato il ricorso all’Organizzazione Mondiale del Commercio e l’attivazione della legge di reciprocità. Secondo analisti vicini a Bruxelles, l’UE rimane tuttavia esposta a un’ulteriore indagine parallela sulla sovraccapacità industriale, che potrebbe generare nuovi dazi nei prossimi mesi.
Dal punto di vista giuridico, il passaggio alla Sezione 301 offre all’amministrazione una base legale più solida rispetto ai decreti d’emergenza cassati dalla Corte Suprema a febbraio, rendendo queste tariffe più resistenti ai ricorsi. L’operazione consente così di mantenere una pressione commerciale quasi globale mentre proseguono le investigazioni su altri sedici Paesi per eccesso di capacità produttiva. La scadenza immediata segna l’avvio di una fase in cui la tenuta giudiziaria e le eventuali ritorsioni multilaterali determineranno l’evoluzione della politica tariffaria statunitense.
| Stampa latinoamericana | −0.60 | critical |
|---|---|---|
| Stampa atlantica / anglosfera | −0.10 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
Il Brasile denuncia le tariffe statunitensi come ingiuste e si mobilita con un pacchetto di aiuti, ma critica la lentezza burocratica.
Enfatizzando l'impatto immediato e la vulnerabilità dei settori, il blocco costruisce una narrazione di vittima che legittima la risposta governativa e sposta la colpa sugli USA.
Il blocco omette la prospettiva statunitense secondo cui le tariffe fanno parte di una strategia commerciale più ampia e che il 10% globale sta per essere sostituito, nonché il fatto che altri paesi sono colpiti allo stesso modo.
L'amministrazione Trump rinnova la sua strategia tariffaria, sostituendo la tassa globale del 10% con nuove misure, in un processo di routine.
Descrivendo le tariffe come una questione tecnica di scadenze e sostituzioni, il blocco normalizza l'azione unilaterale e la presenta come parte del normale ciclo politico.
Il blocco omette l'impatto specifico sul Brasile e la reazione del governo brasiliano, concentrandosi esclusivamente sulla meccanica della politica commerciale statunitense.
L'Europa osserva la politica tariffaria statunitense come un fenomeno esterno, spiegandone le dinamiche senza schierarsi.
Inquadrando la vicenda in un contesto più ampio di politica commerciale globale, il blocco evita di focalizzarsi sul conflitto bilaterale USA-Brasile e mantiene un tono distaccato.
Il blocco omette la reazione specifica del Brasile e le misure di aiuto, così come la critica diretta alle tariffe, preferendo una descrizione generale.
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