
L’oleodotto Kirkuk-Baniyas rinasce: due milioni di barili al giorno verso il Mediterraneo
Iraq e Siria hanno firmato un’intesa per riattivare la condotta, con il sostegno di Washington e un consorzio a guida statunitense, per aggirare lo Stretto di Hormuz.
La firma di un memorandum d’intesa tra Baghdad e Damasco per la riabilitazione dell’oleodotto Kirkuk-Baniyas cambia la geografia energetica del Medio Oriente. L’infrastruttura, che punta a una capacità iniziale di due milioni di barili al giorno, offrirebbe all’Iraq una via di esportazione alternativa allo Stretto di Hormuz, oggi teatro di scontri tra Stati Uniti e Iran che hanno fatto impennare i prezzi globali del greggio e messo in ginocchio un’economia irachena dipendente per il 90% dalle rendite petrolifere. Il progetto, sostenuto pubblicamente dal Dipartimento di Stato americano, si inserisce in un pacchetto di 48 accordi siglati durante la visita a Washington del premier iracheno Ali al-Zaidi, per un valore complessivo stimato in circa 60 miliardi di dollari.
La condotta, costruita nel 1952 e distrutta dai bombardamenti statunitensi durante l’invasione del 2003, sarà oggetto di studi tecnici e finanziari condotti da un consorzio internazionale a guida americana che include Chevron, Capital TI e la qatariota UCC Holding. Secondo fonti vicine all’amministrazione di Washington, l’obiettivo dichiarato è rendere lo Stretto di Hormuz “un dettaglio privo di importanza” per la sicurezza energetica regionale. La capacità annunciata – equivalente a circa 730 milioni di barili l’anno a pieno regime – supera di oltre sei volte quella dell’impianto originario, il che lascia intendere la necessità di costruire tratti completamente nuovi piuttosto che limitarsi a un restauro.
Nell’ottica di Washington, l’operazione ha una duplice valenza strategica: ridurre la vulnerabilità delle esportazioni petrolifere del Golfo alle crisi che bloccano il traffico navale, e al contempo offrire a Baghdad e Damasco un interesse economico comune che le allontani dall’orbita di Teheran. Per l’Europa, e in particolare per l’Italia, un corridoio stabile verso il Mediterraneo orientale rappresenterebbe una diversificazione delle fonti di approvvigionamento in un momento in cui la domanda globale resta elevata. Resta tuttavia escluso da questa fase il Libano, i cui porti e terminal non compaiono nell’intesa, smentendo le ipotesi di un coinvolgimento di Beirut.
Al momento non esiste un calendario di costruzione né un quadro giuridico definitivo per la ripartizione dei costi, dei diritti di transito e dei ricavi. Il memorandum impegna le parti a collaborare, ma i prossimi passi concreti – la conclusione degli studi di fattibilità e la firma degli accordi commerciali – determineranno se l’oleodotto Kirkuk-Baniyas tornerà a essere un asse portante del commercio petrolifero globale o resterà un’ambizione sulla carta.
| Stampa sud-est asiatica | 0.00 | neutral |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | −0.20 | neutral |
| Stampa latinoamericana | +0.20 | neutral |
La rinascita dell'oleodotto Kirkuk-Baniyas è un progetto infrastrutturale di routine che rafforza la sicurezza energetica regionale, sostenuto dagli Stati Uniti e da un consorzio.
Citando esclusivamente dichiarazioni ufficiali statunitensi e irachene senza aggiungere analisi o critiche, la cronaca presenta il progetto come incontroverso e inevitabile.
I resoconti del sud-est asiatico omettono qualsiasi menzione dell'esclusione del Libano dal progetto e del più ampio pacchetto economico USA-Iraq, che potrebbe suggerire una natura più transazionale e meno puramente strategica.
La rinascita dell'oleodotto Kirkuk-Baniyas esclude il Libano, negandogli una parte dei benefici energetici regionali e mettendo in luce la sua marginalizzazione geopolitica.
Inquadrando la storia attorno all'assenza del Libano e usando il titolo 'Liban reste à l’écart', la cronaca crea una narrazione di esclusione e vittimismo, facendo apparire il progetto come una perdita per il Libano.
Il resoconto omette qualsiasi discussione del più ampio pacchetto economico USA-Iraq o dei benefici strategici per Iraq e Siria, che contestualizzerebbero l'esclusione del Libano come una questione secondaria.
La rinascita dell'oleodotto Kirkuk-Baniyas è una parte fondamentale di una partnership da 60 miliardi di dollari tra Stati Uniti e Iraq che riduce la dipendenza dallo Stretto di Hormuz e potenzia il commercio bilaterale.
Inserendo il progetto dell'oleodotto in un pacchetto di investimenti più ampio ed enfatizzando l'importo in dollari, la cronaca crea un'impressione di opportunità economica e allineamento strategico, minimizzando i rischi geopolitici.
I resoconti latinoamericani omettono qualsiasi menzione dell'esclusione del Libano o delle implicazioni politiche per la Siria, concentrandosi esclusivamente sui benefici economici e strategici per Iraq e Stati Uniti.
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