
AI e WhatsApp in strada: il Sudamerica educa, la California multa
Mentre Santa Monica e San Paolo iniziano a comminare multe con telecamere a intelligenza artificiale, Mendoza sceglie la via preventiva: i cittadini possono inviare foto e video su WhatsApp, ma per ora senza sanzioni.
A partire dal 3 agosto, sulle autostrade di San Paolo le telecamere con intelligenza artificiale non si limiteranno più a registrare infrazioni senza conseguenze: scatteranno le prime multe per chi usa il cellulare alla guida o non indossa la cintura. Negli stessi giorni, a Santa Monica, in California, un sistema analogo già sanziona con 93 dollari gli automobilisti che bloccano le piste ciclabili. E a Mendoza, in Argentina, il governo lancia “Modo Testigo”, un canale WhatsApp dove i cittadini possono inviare foto e video di manovre pericolose, ma – per ora – senza che ciò generi sanzioni, in una fase esclusivamente educativa.
Le tecnologie impiegate variano, ma condividono un obiettivo: rafforzare il rispetto del codice della strada attraverso la sorveglianza diffusa e l’automazione. A San Paolo e Santa Monica, telecamere installate su veicoli della polizia o su infrastrutture fisse analizzano le immagini in tempo reale, generando un “pacchetto probatorio” che viene poi revisionato da un operatore umano prima della notifica. A Lima, il sistema “Lima Reporta” consente agli ispettori di fotografare infrazioni con tablet, inviando i dati a una piattaforma centrale di validazione. Mendoza, invece, punta sulla collaborazione dei cittadini: i registri inviati via WhatsApp (al numero 261-5559592) saranno vagliati dalla Direzione di Sicurezza Stradale e, se conformi, pubblicati a scopo dissuasivo, con identità oscurate e per un massimo di 90 giorni.
L’impatto è immediato: nei test preliminari, le due telecamere di San Paolo hanno rilevato oltre mille violazioni in 72 ore; a Santa Monica, in sei settimane di prova erano state identificate quasi 1.700 infrazioni. Ma non mancano le critiche. A San Miguel, distretto di Lima, circa 34mila multe sono state contestate perché emesse in zone con segnaletica carente, sollevando dubbi sull’affidabilità del sistema e sul rischio di derive “punitivo-fiscali”. Gli analisti sudamericani sottolineano che, senza un’adeguata informazione e notifica, questi strumenti rischiano di alimentare il contenzioso e di essere percepiti come meri esattori elettronici. Negli Stati Uniti, invece, l’amministrazione di Santa Monica rivendica la finalità educativa: “La multa serve a modificare i comportamenti, non a fare cassa”, spiegano i tecnici comunali, ricordando che il costo annuale del programma (200mila dollari) sarà coperto proprio dalle sanzioni.
La fase successiva sarà decisiva. Mendoza prevede per agosto l’integrazione con l’app “Mendoza × Mí”, che aggiungerà metadati automatici (geolocalizzazione, data, ora) per validare i report. San Paolo annuncia l’installazione di altre telecamere sulle autostrade Raposo Tavares e Castelo Branco, mentre il Rodoanel, la tangenziale metropolitana, sarà dotato di dispositivi con riconoscimento facciale per contrastare furti e rapine. In Italia, dove telecamere e varchi elettronici sono già diffusi per il controllo di accessi, velocità e ZTL, sistemi analoghi di rilevamento automatico di infrazioni come l’uso del telefonino o l’invasione di piste ciclabili sono allo studio, ma la via argentina del “denuncia e educa” senza sanzione immediata rappresenta un esperimento inedito, da osservare con attenzione.
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I cittadini diventano guardiani della sicurezza stradale, collaborando con lo Stato per prevenire incidenti senza sanzioni immediate.
Si enfatizza il carattere preventivo ed educativo, presentando la tecnologia come strumento di sensibilizzazione che evita il confronto diretto con i trasgressori.
Si omette l'eventuale applicazione di multe a lungo termine, nonché i costi e le questioni di privacy associati al sistema.
Santa Monica adotta un sistema di sorveglianza automatizzato che impone multe immediate a chi blocca le piste ciclabili, giustificando la spesa pubblica con i dati sulle violazioni.
Si evidenziano l'efficienza del sistema e la deterrenza tramite sanzioni economiche, normalizzando la sorveglianza come soluzione tecnica.
Si omette il contesto di altre città che implementano sistemi simili con approccio preventivo, e non si mettono in discussione eventuali bias algoritmici o invasioni della privacy.
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