
Putin incalza l’Armenia sul referendum, mentre si inaspriscono i divieti all’import
Mosca distrugge 39mila rose armene e chiede a Erevan un voto sull’adesione all’UE, mentre il premier Pashinyan denuncia violazioni degli accordi commerciali.
La distruzione di 39.200 rose di origine armena al valico di Smolensk, sequestrate perché accompagnate da documenti falsi che le dichiaravano bevande analcoliche, ha segnato un nuovo punto di tensione nei rapporti tra Russia e Armenia. L’operazione, condotta dal Rosselkhoznadzor in collaborazione con la dogana, è avvenuta mentre il presidente Vladimir Putin e il primo ministro Nikol Pashinyan tenevano il primo colloquio telefonico dopo le elezioni parlamentari armene di giugno. Al centro del dialogo, secondo i comunicati ufficiali, la richiesta del Cremlino di indire al più presto un referendum nazionale per scegliere tra l’adesione all’Unione Europea e la permanenza nell’Unione economica eurasiatica (EAEU), e la replica di Erevan, che ha chiesto a Mosca di rimuovere le restrizioni all’import di prodotti agricoli, giudicate contrarie ai trattati bilaterali e alle norme dell’EAEU.
Secondo la ricostruzione fornita da fonti governative russe, Putin ha sottolineato la necessità di un voto popolare che chiarisca la direzione strategica del Paese, in linea con una dichiarazione congiunta adottata a fine maggio dai leader di Russia, Bielorussia, Kazakistan e Kirghizistan. Da parte armena, Pashinyan ha ribadito che un referendum sull’ingresso nell’UE sarebbe praticabile solo dopo la presentazione di una domanda ufficiale a Bruxelles, atto che Erevan non ha ancora compiuto, pur avendo adottato nell’aprile 2025 una legge che esprime l’intenzione di avvicinarsi all’Unione. Il premier ha inoltre definito le barriere commerciali russe – che da fine maggio hanno colpito fiori, ortofrutta, alcolici, latticini e oltre 130 voci doganali – come misure che contraddicono la base giuridica dei rapporti bilaterali e il quadro dell’EAEU, chiedendo a Putin di intervenire per risolverle.
Le implicazioni economiche per l’Armenia sono rilevanti: la Russia resta il principale mercato di sbocco per la produzione agricola armena, e la banca centrale di Erevan ha stimato che i divieti potrebbero ridurre il PIL nazionale di circa due punti percentuali. Le proteste degli agricoltori in diverse regioni armene testimoniano l’impatto immediato delle restrizioni. Dal punto di vista di Mosca, le misure fitosanitarie – ufficialmente motivate dalla necessità di prevenire l’ingresso di organismi nocivi – si inseriscono in un quadro più ampio di pressione diplomatica, mentre il vicepremier russo Aleksej Overčuk ha avvertito che un eventuale ingresso nell’UE comporterebbe la chiusura del mercato eurasiatico e un aumento dei prezzi dell’energia per Erevan.
Il dossier si colloca in un contesto di progressivo riposizionamento dell’Armenia, che dopo la guerra del Nagorno-Karabakh ha intensificato i contatti con l’Occidente, pur senza rinunciare formalmente all’alleanza con la Russia. Bruxelles, dal canto suo, non ha ancora formulato un invito ufficiale all’adesione, ma il Parlamento europeo ha adottato nel 2024 una risoluzione che apre alla possibilità di concedere lo status di candidato. Al momento, non è stata fissata alcuna data per il referendum, e le restrizioni commerciali restano in vigore, con il Rosselkhoznadzor che ha annunciato ulteriori controlli sui prodotti iraniani sospettati di fungere da canale di riesportazione per le merci armene.
| Stampa russa e CSI | −0.30 | critical |
|---|---|---|
| Stampa arabo levante-Maghreb | 0.00 | neutral |
| Stampa europea continentale | 0.00 | neutral |
La Russia impone le sue regole commerciali e chiede all'Armenia di scegliere tra l'integrazione eurasiatica e quella europea, presentando la propria posizione come difesa della legalità e della sovranità.
La narrazione russa lega la distruzione delle rose alla necessità di un referendum, creando un nesso causale tra violazioni commerciali e scelta geopolitica, così da giustificare la pressione su Yerevan.
Le fonti russe non menzionano che le restrizioni commerciali potrebbero essere una ritorsione per le ambizioni europee dell'Armenia, né riportano le obiezioni armene sulla loro legittimità.
Il mondo arabo osserva con distacco la disputa tra Russia e Armenia, sottolineando il riallineamento strategico di Yerevan verso l'Occidente e la reazione di Mosca.
La narrazione si limita a descrivere i fatti senza prendere posizione, utilizzando un tono neutro che lascia al lettore trarre le proprie conclusioni.
L'articolo arabo non menziona la distruzione delle rose né le restrizioni commerciali, concentrandosi esclusivamente sulla richiesta di referendum e sul riallineamento geopolitico.
L'Europa continentale riporta la telefonata bilanciando le richieste di Pashinyan sulle restrizioni commerciali e l'insistenza di Putin sul referendum, senza schierarsi.
La narrazione presenta entrambe le prospettive come legittime, utilizzando un linguaggio fattuale che evita di attribuire colpe, e sottolinea le divergenze senza giudicarle.
Le fonti europee non riportano l'episodio della distruzione delle rose, che avrebbe potuto illustrare la tensione commerciale in modo più concreto.
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