
Trump invoca il cessate il fuoco totale dopo l’intesa con l’Iran, ma Israele mantiene le posizioni in Libano
Il memorandum tra Washington e Teheran avvia 60 giorni di negoziati sul nucleare e riapre lo Stretto di Hormuz, mentre Netanyahu rivendica la zona cuscinetto nel sud del Libano.
In un messaggio diffuso sulla sua piattaforma Truth Social, il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha chiesto «un cessate il fuoco completo su tutti i fronti, compresi Libano, Hezbollah e Israele», definendo l’intesa raggiunta con l’Iran un passo verso la pace. L’annuncio segue la firma, avvenuta il 18 giugno a distanza, di un memorandum d’intesa tra Washington e Teheran che prevede l’immediata cessazione delle operazioni militari, la riapertura dello Stretto di Hormuz, la sospensione del blocco navale contro i porti iraniani e un periodo di sessanta giorni per negoziare un accordo definitivo sul programma nucleare e sulle sanzioni. Trump ha sottolineato la reazione dei mercati: i prezzi del petrolio sono in forte calo e le borse asiatiche, europee e americane hanno registrato rialzi significativi, un segnale che secondo la Casa Bianca conferma la fiducia degli investitori nella de-escalation.
La posizione israeliana introduce tuttavia un elemento di tensione. Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha dichiarato che le forze armate israeliane non si ritireranno dal Libano meridionale «finché le esigenze di sicurezza lo richiederanno», rivendicando una zona cuscinetto che fonti israeliane descrivono come oggetto di «negoziati ostinati» con l’amministrazione Trump sui limiti del dispiegamento, fino a dieci chilometri all’interno del territorio libanese. Il vicepresidente statunitense J.D. Vance, in un’intervista al New York Times, ha accusato Israele di una «reazione esagerata» e di un «panico strano» di fronte all’intesa. Da parte iraniana, il ministero degli Esteri ha confermato la firma del memorandum e ha insistito sulla necessità di un cessate il fuoco integrale, mentre fonti militari di Teheran hanno minacciato una «risposta dura» nel caso in cui Israele continui quelle che l’Iran considera violazioni della tregua nel sud del Libano.
Per l’Europa e l’Italia la riapertura dello Stretto di Hormuz rappresenta un passaggio critico. Secondo analisti energetici di Bruxelles, il ripristino della libertà di navigazione nello stretto, da cui transita circa un quinto del petrolio mondiale, allenta le pressioni sui prezzi del greggio e riduce il premio di rischio geopolitico che aveva gravato sui mercati energetici europei. La prospettiva di una stabilizzazione, seppur fragile, del fronte mediorientale viene osservata con cauto ottimismo dalle cancellerie europee, che vedono nella riduzione del prezzo del petrolio un possibile argine alle spinte inflazionistiche e un fattore di sostegno per la ripresa industriale del continente.
Il memorandum è il punto di approdo di un negoziato indiretto avviato nell’aprile 2025 con la mediazione di Oman e Pakistan, dopo che a fine febbraio un’offensiva congiunta americano-israeliana aveva colpito siti nucleari iraniani e ucciso la Guida suprema Ali Khamenei, innescando l’estensione del conflitto al Libano. L’intesa, inizialmente attesa per il 14 giugno, era slittata per divergenze sulla formulazione finale. Restano aperti i nodi dell’arricchimento dell’uranio, dell’accesso ai fondi iraniani congelati e della definizione di un cessate il fuoco permanente che includa Hezbollah. Il periodo di sessanta giorni, con scadenza il 17 agosto, è ora dedicato alla stesura dell’accordo definitivo. Il negoziato tecnico è atteso iniziare nei prossimi giorni, mentre le marine militari monitorano il rispetto del cessate il fuoco navale e Israele continua a condurre operazioni nel sud del Libano.
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L'appello di Trump per un cessate il fuoco totale arriva subito dopo che Israele ha ripreso gli attacchi contro Hezbollah in Libano, gettando ombre sulla credibilità del processo di pace. Gli Stati Uniti si dicono impegnati per la pace, ma la tempistica solleva dubbi sulla reale volontà di fermare le ostilità. La narrazione sottolinea la contraddizione tra l'ottimismo diplomatico e le operazioni militari in corso.
La dichiarazione di Trump su un cessate il fuoco complessivo su tutti i fronti, Libano incluso, viene accolta come un passo positivo che ha già rinvigorito i mercati, con calo del petrolio e rialzo delle borse. Gli USA incoraggiano tutte le parti a sostenere i negoziati, e la ripresa economica segnala fiducia nel percorso diplomatico. L'attenzione è sui benefici concreti dell'accordo e sulla prospettiva di stabilità.
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