
Quanto è difficile crescere tra tablet e giocattoli: Toy Story 5 e le nostre ansie
Il quinto capitolo della saga Pixar sbanca il box office raccontando l'infanzia digitale senza condanne, tra sensi di colpa e nostalgia.
Un padre mescola i giocattoli del figlio piccolo in un crossover improbabile: Buzz Lightyear guida l’auto di Chase della Patrulha Canina per salvare i mini-carri di Radiator Springs da una pioggia di meteoriti. Poi lo coglie un senso di colpa inaspettato. «Sono il critico più severo del tempo schermo di mio figlio», confessa, e si chiede se tutte quelle ore passate insieme davanti ai disegni animati non siano state un errore. Entra in sala con lo stomaco stretto, convinto che un film come Toy Story 5 lo farà sentire inadeguato. Ma esce con una sensazione diversa: sollievo.
La nuova avventura diretta da Andrew Stanton e Kenna Harris riporta in scena Woody, Buzz e Jessie, ma questa volta la minaccia ha la forma di un tablet. Lilypad, così si chiama il dispositivo che i genitori di Bonnie regalano alla bambina per aiutarla a fare amicizia, assorbe ogni attimo di veglia della piccola. I giocattoli, testimoni di un’epoca che sembra finita, si sentono messi da parte. Eppure, secondo molti osservatori nordamericani, il film non emette condanne: la tecnologia non è il nemico, ma l’eccesso sì. La pellicola invita i genitori a partecipare attivamente alla vita digitale dei figli, anziché limitarsi a vietare.
L’ansia da schermo è una costante nelle famiglie contemporanee. Un sondaggio di Common Sense Media citato in numerosi commenti d’oltreoceano rivela che quattro bambini su dieci possiedono un tablet già a due anni, e a quattro anni la percentuale supera il cinquanta per cento. Josephine Hunt, insegnante e sostenitrice della salute mentale infantile nel New Jersey, fa notare che i bambini imitano senza filtri ciò che vedono: «Possiamo usare il dispositivo per lavoro, ma loro non lo capiscono». Il messaggio del film, accolto con favore da critica e pubblico, è che definire un tono familiare condiviso e dialogare sull’uso delle tecnologie può trasformare lo schermo da antagonista a strumento di crescita.
La risposta degli spettatori è stata travolgente. Con un incasso di 160 milioni di dollari nel weekend d’esordio in Nord America e 312 milioni complessivi a livello globale, Toy Story 5 ha registrato il miglior debutto dell’anno e il secondo più alto di sempre per un film d’animazione, dietro solo a Gli Incredibili 2. Gli analisti sottolineano che il franchise, trentun anni dopo il primo capitolo, ha già superato i tre miliardi di incassi mondiali, dimostrando una longevità che mescola nostalgia e capacità di intercettare le inquietudini del presente. La presenza di una canzone originale di Taylor Swift ha aggiunto ulteriore richiamo.
Forse il lascito più duraturo di questo nuovo capitolo è l’immagine del tablet che rimbalza nella stanza dei giochi, non come un estraneo da cacciare ma come un abitante in più, con cui negoziare spazi e momenti. La vera sfida, suggerisce il film, non è salvare i giocattoli dall’estinzione, ma insegnare ai bambini – e a noi stessi – a immaginare ancora, accanto a uno schermo acceso.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Toy Story 5 affronta l'ansia da tempo-schermo infantile senza demonizzare la tecnologia. Il film suggerisce che è l'eccesso, non i dispositivi in sé, il vero problema, lanciando un messaggio che fa riflettere i genitori.
Toy Story 5 ha dominato il botteghino, registrando la più grande apertura dell’anno con 160 milioni di dollari nel mercato domestico. L’ultimo capitolo ha stabilito un nuovo record per il franchise, confermando il fascino intramontabile della serie.
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