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La spesa elettorale brasiliana ipoteca i tassi: sopra il 14% per un decennio

Quasi 120 miliardi di real in sussidi fuori bilancio minano la credibilità dell’ancora fiscale, mentre la curva dei rendimenti sconta un Selic elevato fino al 2036 e l’inflazione globale resta incerta.

Il governo Lula ha annunciato un pacchetto di benefici diretti a elettori e imprese per quasi 190 miliardi di real, di cui circa 118 miliardi – il 60% del totale – sono strutturati come spesa extra-bilancio o finanziaria, al di fuori del tetto imposto dal nuovo quadro fiscale. L’effetto immediato si è materializzato sulla curva dei tassi futuri negoziata alla B3 di San Paolo: le proiezioni indicano un Selic al 14,22% a fine 2026, in rialzo al 14,70% l’anno successivo, e stabilmente sopra il 14% per l’intero prossimo decennio. Un profilo che, secondo gli analisti locali, non si osservava dai tempi della presidenza Dilma Rousseff e che segnala la perdita di fiducia del mercato nella capacità dell’ancora fiscale di contenere il debito.

La dinamica è aggravata dalla composizione della spesa pubblica. Lo studio dell’economista Marcos Mendes per XP Investimentos evidenzia come le misure – dal programma Minha Casa Minha Vida al Desenrola – utilizzino fondi fuori dalla contabilità primaria, consentendo al governo di rispettare formalmente l’obiettivo di deficit senza frenare l’espansione. Tuttavia, ogni real movimentato incide sul debito pubblico, che già si colloca su livelli elevati per un paese a reddito medio. Con tassi reali attorno all’8-9%, la traiettoria del debito accelera, mentre lo spazio per gli investimenti pubblici resta compresso. Il bollettino Focus della banca centrale registra intanto un rialzo delle attese d’inflazione al 5,33% e proietta il Selic a fine anno al 14%.

Su scala globale, l’inflazione rimane il primo rischio segnalato dai gestori interpellati nel sondaggio mensile di Bank of America. Oltre ai timori di effetti di secondo round dalle materie prime, si affaccia una terza ondata inflazionistica legata agli investimenti massicci in intelligenza artificiale e ai colli di bottiglia nelle infrastrutture – data center, semiconduttori, produzione elettrica – che potrebbero rallentare la disinflazione attesa. La tregua tra Washington e Teheran, tuttavia, ha già riportato il Brent sotto gli 80 dollari al barile, allentando le pressioni sui paesi importatori. In India, la banca centrale stima che un ulteriore calo del greggio potrebbe spingere la crescita oltre il 7%, creando un divario sempre più netto tra economie emergenti fiscalmente disciplinate e quelle che ricorrono a espansioni finanziate a debito.

Il caso brasiliano assume così i contorni di un banco di prova per la credibilità delle regole fiscali in un anno elettorale. La comunicazione della banca centrale, giudicata confusa dopo l’ultimo Copom, ha aggiunto incertezza: gli analisti attendono ora i verbali della riunione per decifrare la reale traiettoria di politica monetaria. Il prossimo appuntamento è la pubblicazione di quei documenti, che potrà offrire un chiarimento sul margine di manovra in un contesto in cui la spesa pubblica, anziché raffreddarsi, si mette al servizio del ciclo politico.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Il 'pacchetto di bontà' del governo brasiliano, quasi 190 miliardi di real in spese elettorali in gran parte fuori dalle regole fiscali, ha distrutto la fiducia dei mercati. Gli analisti avvertono che questa irresponsabilità fiscale sta spingendo le attese sui tassi d'interesse oltre il 14% e rende il debito pubblico insostenibile. Il sondaggio Focus della banca centrale conferma l'aumento delle previsioni di inflazione e del tasso Selic, segnalando una profonda preoccupazione per la rotta economica del paese.

Stampa atlantica / anglosfera/ Economica
AllarmePragmatismo

Il capo economista della BCE avverte che l'inflazione potrebbe restare sopra l'obiettivo del 2% per un periodo prolungato. Ciò riflette le più ampie ansie inflazionistiche globali, mentre le banche centrali sono alle prese con persistenti pressioni sui prezzi. L'affermazione sottolinea il delicato equilibrio tra sostegno alla crescita e contenimento dell'inflazione nelle principali economie.

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martedì 23 giugno 2026

La spesa elettorale brasiliana ipoteca i tassi: sopra il 14% per un decennio

Quasi 120 miliardi di real in sussidi fuori bilancio minano la credibilità dell’ancora fiscale, mentre la curva dei rendimenti sconta un Selic elevato fino al 2036 e l’inflazione globale resta incerta.

Il governo Lula ha annunciato un pacchetto di benefici diretti a elettori e imprese per quasi 190 miliardi di real, di cui circa 118 miliardi – il 60% del totale – sono strutturati come spesa extra-bilancio o finanziaria, al di fuori del tetto imposto dal nuovo quadro fiscale. L’effetto immediato si è materializzato sulla curva dei tassi futuri negoziata alla B3 di San Paolo: le proiezioni indicano un Selic al 14,22% a fine 2026, in rialzo al 14,70% l’anno successivo, e stabilmente sopra il 14% per l’intero prossimo decennio. Un profilo che, secondo gli analisti locali, non si osservava dai tempi della presidenza Dilma Rousseff e che segnala la perdita di fiducia del mercato nella capacità dell’ancora fiscale di contenere il debito.

La dinamica è aggravata dalla composizione della spesa pubblica. Lo studio dell’economista Marcos Mendes per XP Investimentos evidenzia come le misure – dal programma Minha Casa Minha Vida al Desenrola – utilizzino fondi fuori dalla contabilità primaria, consentendo al governo di rispettare formalmente l’obiettivo di deficit senza frenare l’espansione. Tuttavia, ogni real movimentato incide sul debito pubblico, che già si colloca su livelli elevati per un paese a reddito medio. Con tassi reali attorno all’8-9%, la traiettoria del debito accelera, mentre lo spazio per gli investimenti pubblici resta compresso. Il bollettino Focus della banca centrale registra intanto un rialzo delle attese d’inflazione al 5,33% e proietta il Selic a fine anno al 14%.

Su scala globale, l’inflazione rimane il primo rischio segnalato dai gestori interpellati nel sondaggio mensile di Bank of America. Oltre ai timori di effetti di secondo round dalle materie prime, si affaccia una terza ondata inflazionistica legata agli investimenti massicci in intelligenza artificiale e ai colli di bottiglia nelle infrastrutture – data center, semiconduttori, produzione elettrica – che potrebbero rallentare la disinflazione attesa. La tregua tra Washington e Teheran, tuttavia, ha già riportato il Brent sotto gli 80 dollari al barile, allentando le pressioni sui paesi importatori. In India, la banca centrale stima che un ulteriore calo del greggio potrebbe spingere la crescita oltre il 7%, creando un divario sempre più netto tra economie emergenti fiscalmente disciplinate e quelle che ricorrono a espansioni finanziate a debito.

Il caso brasiliano assume così i contorni di un banco di prova per la credibilità delle regole fiscali in un anno elettorale. La comunicazione della banca centrale, giudicata confusa dopo l’ultimo Copom, ha aggiunto incertezza: gli analisti attendono ora i verbali della riunione per decifrare la reale traiettoria di politica monetaria. Il prossimo appuntamento è la pubblicazione di quei documenti, che potrà offrire un chiarimento sul margine di manovra in un contesto in cui la spesa pubblica, anziché raffreddarsi, si mette al servizio del ciclo politico.

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Il 'pacchetto di bontà' del governo brasiliano, quasi 190 miliardi di real in spese elettorali in gran parte fuori dalle regole fiscali, ha distrutto la fiducia dei mercati. Gli analisti avvertono che questa irresponsabilità fiscale sta spingendo le attese sui tassi d'interesse oltre il 14% e rende il debito pubblico insostenibile. Il sondaggio Focus della banca centrale conferma l'aumento delle previsioni di inflazione e del tasso Selic, segnalando una profonda preoccupazione per la rotta economica del paese.

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Il capo economista della BCE avverte che l'inflazione potrebbe restare sopra l'obiettivo del 2% per un periodo prolungato. Ciò riflette le più ampie ansie inflazionistiche globali, mentre le banche centrali sono alle prese con persistenti pressioni sui prezzi. L'affermazione sottolinea il delicato equilibrio tra sostegno alla crescita e contenimento dell'inflazione nelle principali economie.

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