
Mosca studia lo stop alle eSIM dall’estero e il giro di vite sulle sim industriali
Il governo russo discute un terzo pacchetto anti-frode che limiterebbe la registrazione di eSIM da fuori confine e isolerebbe le schede M2M, mentre Bruxelles allarga il roaming gratuito.
Il governo della Federazione Russa sta valutando un nuovo giro di vite sul mercato delle sim che, secondo fonti del settore delle telecomunicazioni, colpirebbe sia le eSIM attivate dall’estero sia le cosiddette M2M, le schede usate per la comunicazione tra macchine in ambiti industriali, bancari e automobilistico. La misura, ancora in fase istruttoria, prevede di vietare la registrazione di profili elettronici da fuori confine e di segregare le sim M2M in una categoria separata, con obbligo di identificazione aggiuntiva e blocco del traffico voce e SMS. L’iniziativa rientrerebbe nel terzo pacchetto di emendamenti anti-frode in discussione al ministero dello Sviluppo digitale, anche se da Mosca precisano che «è presto per parlare di dettagli».
Secondo gli analisti del mercato russo, la stretta risponde a una doppia pressione. Da un lato, le autorità di Mosca intendono colpire il mercato grigio delle sim: circa 60 milioni di schede M2M, spesso intestate a persone giuridiche, vengono rivendute come comuni sim vocali per eludere l’obbligo di registrazione con dati anagrafici, alimentando call center fraudolenti e spam di massa. Dall’altro, l’esplosione dell’uso di eSIM straniere — kazake, armene, serbe o dell’Unione Europea — ha offerto a milioni di russi un canale per aggirare i blocchi imposti da Roskomnadzor su piattaforme come YouTube e Telegram. L’agenzia federale per la censura telematica, come documentato da inchieste indipendenti, ha già tentato senza successo di far rimuovere a Google pagine con i conteggi delle perdite militari in Ucraina, arrivando a ottenere da un tribunale della regione di Murmansk la classificazione di quei dati come segreto di Stato.
La prospettiva di Bruxelles si muove nella direzione opposta. Mentre la Commissione europea ha appena aggiornato la guida al roaming, confermando il regime «Roam like at home» nei 27 Stati membri e estendendolo a Moldavia e Ucraina, e ha avviato negoziati per includere sei paesi balcanici nello spazio roaming unico, l’uso delle eSIM viene promosso come strumento di trasparenza tariffaria e tutela del consumatore. Per i viaggiatori italiani, il sistema consente di attivare pacchetti dati prima della partenza, evitando le code agli sportelli e il cosiddetto «bill shock» al rientro, un fenomeno su cui l’ACMA australiana ha più volte messo in guardia i propri cittadini. L’approccio europeo, fondato sulla concorrenza tra operatori e sulla portabilità digitale, contrasta con la logica restrittiva che si va consolidando a Mosca.
Al momento, il dossier russo non ha ancora prodotto un testo definitivo. Gli operatori mobili — VimpelCom, Megafon, T2 e MTS — hanno evitato commenti ufficiali, mentre l’associazione di categoria delle imprese di comunicazione conferma che le sim M2M si trovano in una zona grigia normativa. Il Cremlino, dal canto suo, ha già incassato nel 2024 l’obbligo per i gestori di fornire a Roskomnadzor dati aggiornati sugli abbonati, e nel 2025 ha bloccato oltre 18 milioni di sim per irregolarità anagrafiche. La discussione sul terzo pacchetto anti-frode è attesa per le prossime settimane, mentre alla Duma si valuta anche l’introduzione di sanzioni penali per la vendita illecita di sim e la proposta di equipararle a strumenti di pagamento.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Le autorità russe stanno discutendo un giro di vite su eSIM e SIM machine-to-machine per contrastare frodi e spam. Le proposte includono una categoria separata per le SIM M2M, verifiche d'identità aggiuntive, il blocco di voce e SMS su quelle schede e la limitazione dell'attivazione di eSIM dall'estero. Le misure potrebbero confluire nel prossimo pacchetto antifrode.
Il governo russo si appresta a vietare l'attivazione remota delle eSIM dall'estero, chiudendo una delle ultime vie semplici per aggirare i blocchi di internet. I critici leggono le restrizioni proposte non come misure antifrode, ma come un ulteriore passo della campagna del Cremlino per soffocare l'informazione indipendente e stringere il controllo digitale.
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