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Volkswagen prepara il taglio di 100.000 posti e la chiusura di quattro stabilimenti

Il piano di ristrutturazione, il più grande nella storia del gruppo, raddoppia i licenziamenti già annunciati e accelera il ridimensionamento dell’industria automobilistica europea sotto la pressione cinese.

Volkswagen sta mettendo a punto un programma di riduzione dei costi che prevede il taglio di fino a 100.000 posti di lavoro a livello globale e la chiusura progressiva di quattro stabilimenti in Germania – Hannover, Zwickau, Emden e lo stabilimento Audi di Neckarsulm – una volta esaurito il ciclo produttivo dei modelli attuali. La portata dell’intervento, rivelata dalla rivista Manager Magazin e confermata da fonti vicine al dossier, raddoppia l’obiettivo di 50.000 esuberi già annunciato per il 2030 e comporterebbe l’eliminazione di circa un sesto della forza lavoro complessiva del gruppo, che conta tra 625.000 e 657.000 dipendenti. Contestualmente, gli investimenti quinquennali verrebbero ridotti del 15 per cento, scendendo a poco più di 130 miliardi di euro, con l’obiettivo di abbattere i costi fissi di 11 miliardi entro il 2030.

La svolta drastica è la risposta a una pressione competitiva che ha eroso i margini del primo costruttore europeo su tutti i fronti. In Cina, dove Volkswagen è stata superata da BYD e poi da Geely, la quota dei marchi non cinesi è scesa dal 57 per cento del 2020 al 32 per cento del 2025. Negli Stati Uniti, i dazi imposti dall’amministrazione Trump gravano per circa 5 miliardi l’anno. In Europa, i costruttori cinesi hanno conquistato a maggio l’11 per cento delle vendite, spinti soprattutto dai modelli ibridi non colpiti dai dazi Ue, mentre le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria stentano a decollare. A questo si sommano i costi energetici elevati e una transizione all’elettrico che, per stessa ammissione del ceo Oliver Blume, ha reso insostenibile il modello tradizionale «progettare in Germania, produrre in Europa, esportare nel mondo».

Il piano, guidato da Blume e dal direttore finanziario Arno Antlitz, prevede anche lo scorporo del marchio Volkswagen e della divisione componenti in entità separate, con l’intento di snellire la governance e accelerare le decisioni. L’opposizione è però già frontale: il consiglio di fabbrica e il potente sindacato IG Metall hanno dichiarato che faranno «tutto il possibile per impedire» chiusure e licenziamenti, mentre il Land della Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo, ha annunciato il proprio voto contrario. Per l’Italia, che ospita una fitta rete di fornitori e subfornitori integrati nelle catene del valore tedesche, un ridimensionamento di questa portata si tradurrebbe in una contrazione della domanda di componenti e in una pressione al ribasso sui prezzi, in un momento in cui anche Mercedes e BMW stanno accelerando i propri programmi di risparmio.

La prossima tappa istituzionale è fissata per il 9 luglio, quando il piano sarà presentato al consiglio di sorveglianza, dove i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi. L’esito del confronto determinerà se e in quale misura le misure verranno attuate, in un contesto in cui la Commissione europea sta valutando l’estensione dei dazi anche ai veicoli ibridi cinesi, mossa che potrebbe ridisegnare ulteriormente gli equilibri competitivi del settore.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

2 gruppi editoriali · 5 lingue

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Stampa europea continentaleStampa russa e CSI
Stampa europea continentale
AllarmePragmatismoDistacco

Il gruppo Volkswagen prepara un piano di lacrime e sangue: fino a 100.000 esuberi e quattro stabilimenti tedeschi a rischio chiusura. La ristrutturazione, più profonda del previsto, riflette la crisi dell'industria auto europea tra transizione elettrica lenta e pressione cinese. I vertici cercano di difendere margini e investimenti con un intervento radicale.

Stampa russa e CSI
SchadenfreudeRevanscismoIronia

Il colosso tedesco che ha abbandonato la Russia ora si prepara a licenziare centomila persone. Dopo aver lasciato il mercato russo, Volkswagen è costretta a un drastico ridimensionamento con chiusura di stabilimenti in Germania. La crisi del costruttore viene presentata come una conseguenza delle scelte geopolitiche e della perdita di competitività.

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Agg. 19:395 lingue · 5 testate
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venerdì 26 giugno 2026

Volkswagen prepara il taglio di 100.000 posti e la chiusura di quattro stabilimenti

Il piano di ristrutturazione, il più grande nella storia del gruppo, raddoppia i licenziamenti già annunciati e accelera il ridimensionamento dell’industria automobilistica europea sotto la pressione cinese.

Volkswagen sta mettendo a punto un programma di riduzione dei costi che prevede il taglio di fino a 100.000 posti di lavoro a livello globale e la chiusura progressiva di quattro stabilimenti in Germania – Hannover, Zwickau, Emden e lo stabilimento Audi di Neckarsulm – una volta esaurito il ciclo produttivo dei modelli attuali. La portata dell’intervento, rivelata dalla rivista Manager Magazin e confermata da fonti vicine al dossier, raddoppia l’obiettivo di 50.000 esuberi già annunciato per il 2030 e comporterebbe l’eliminazione di circa un sesto della forza lavoro complessiva del gruppo, che conta tra 625.000 e 657.000 dipendenti. Contestualmente, gli investimenti quinquennali verrebbero ridotti del 15 per cento, scendendo a poco più di 130 miliardi di euro, con l’obiettivo di abbattere i costi fissi di 11 miliardi entro il 2030.

La svolta drastica è la risposta a una pressione competitiva che ha eroso i margini del primo costruttore europeo su tutti i fronti. In Cina, dove Volkswagen è stata superata da BYD e poi da Geely, la quota dei marchi non cinesi è scesa dal 57 per cento del 2020 al 32 per cento del 2025. Negli Stati Uniti, i dazi imposti dall’amministrazione Trump gravano per circa 5 miliardi l’anno. In Europa, i costruttori cinesi hanno conquistato a maggio l’11 per cento delle vendite, spinti soprattutto dai modelli ibridi non colpiti dai dazi Ue, mentre le immatricolazioni di veicoli elettrici a batteria stentano a decollare. A questo si sommano i costi energetici elevati e una transizione all’elettrico che, per stessa ammissione del ceo Oliver Blume, ha reso insostenibile il modello tradizionale «progettare in Germania, produrre in Europa, esportare nel mondo».

Il piano, guidato da Blume e dal direttore finanziario Arno Antlitz, prevede anche lo scorporo del marchio Volkswagen e della divisione componenti in entità separate, con l’intento di snellire la governance e accelerare le decisioni. L’opposizione è però già frontale: il consiglio di fabbrica e il potente sindacato IG Metall hanno dichiarato che faranno «tutto il possibile per impedire» chiusure e licenziamenti, mentre il Land della Bassa Sassonia, secondo azionista del gruppo, ha annunciato il proprio voto contrario. Per l’Italia, che ospita una fitta rete di fornitori e subfornitori integrati nelle catene del valore tedesche, un ridimensionamento di questa portata si tradurrebbe in una contrazione della domanda di componenti e in una pressione al ribasso sui prezzi, in un momento in cui anche Mercedes e BMW stanno accelerando i propri programmi di risparmio.

La prossima tappa istituzionale è fissata per il 9 luglio, quando il piano sarà presentato al consiglio di sorveglianza, dove i rappresentanti dei lavoratori occupano metà dei seggi. L’esito del confronto determinerà se e in quale misura le misure verranno attuate, in un contesto in cui la Commissione europea sta valutando l’estensione dei dazi anche ai veicoli ibridi cinesi, mossa che potrebbe ridisegnare ulteriormente gli equilibri competitivi del settore.

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Quanto le fonti raccontano gli stessi fatti in modo diverso.

Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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AllarmePragmatismoDistacco

Il gruppo Volkswagen prepara un piano di lacrime e sangue: fino a 100.000 esuberi e quattro stabilimenti tedeschi a rischio chiusura. La ristrutturazione, più profonda del previsto, riflette la crisi dell'industria auto europea tra transizione elettrica lenta e pressione cinese. I vertici cercano di difendere margini e investimenti con un intervento radicale.

Stampa russa e CSI
SchadenfreudeRevanscismoIronia

Il colosso tedesco che ha abbandonato la Russia ora si prepara a licenziare centomila persone. Dopo aver lasciato il mercato russo, Volkswagen è costretta a un drastico ridimensionamento con chiusura di stabilimenti in Germania. La crisi del costruttore viene presentata come una conseguenza delle scelte geopolitiche e della perdita di competitività.

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