
Inflazione italiana al 3,2%, la BCE alza i tassi mentre il dollaro vola sui massimi
La crescita dei prezzi in Italia accelera spinta dall’energia, la Banca centrale europea interviene e i mercati scontano nuovi rialzi, in un quadro globale dominato dalla forza del biglietto verde.
A maggio 2026 l’inflazione italiana ha raggiunto il 3,2%, in accelerazione rispetto ai mesi precedenti, secondo i dati diffusi dall’Istat. L’inflazione di fondo è salita all’1,7% e quella acquisita per l’anno si attesta al 2,6%. Nello stesso mese, il Consiglio direttivo della Banca centrale europea ha deciso un rialzo dei tassi di interesse, segnalando che la politica monetaria resta strettamente dipendente dall’evoluzione dei dati su prezzi e crescita nell’area euro.
La spinta sui prezzi in Italia è venuta essenzialmente dai beni energetici non regolamentati e dai servizi di trasporto, ricreativi e per la cura della persona. I beni alimentari hanno invece esercitato un effetto frenante, con la dinamica del cosiddetto carrello della spesa in decelerazione dal 2,3% all’1,9%. Sul fronte delle aspettative, l’indagine della BCE condotta su diciannovemila adulti in undici paesi mostra che i consumatori dell’area euro hanno ridotto le previsioni di inflazione a un anno al 3,5% dal 4% di aprile, mentre la percezione dell’inflazione passata resta ferma al 4%, il valore più elevato dal luglio 2024. L’incertezza, pur in calo, rimane superiore ai livelli pre-conflitto mediorientale, e colpisce in modo più marcato le fasce di reddito più basse.
La presidente Christine Lagarde, intervenendo in commissione Affari economici del Parlamento europeo, ha ribadito che l’Eurotower è pronta a riconsiderare il costo del denaro se le condizioni dovessero deteriorarsi, pur auspicando di non dover ricorrere a nuovi inasprimenti. In questo scenario si inserisce la forza del dollaro statunitense, che si avvia al secondo semestre del 2026 sui massimi da quarant’anni contro lo yen e vicino ai picchi annuali sull’euro. Secondo gli analisti di Washington, la combinazione di scommesse su tassi più alti negli Stati Uniti, il tono restrittivo del nuovo presidente della Federal Reserve Kevin Warsh e l’afflusso record di capitali verso i titoli azionari americani – trainati dall’intelligenza artificiale e da mega-collocamenti come quello di SpaceX – alimenta un’ondata di eccezionalismo che si traduce in pressione sulle altre valute, dall’America Latina all’Asia emergente.
In Argentina, dove il dollaro è salito di quasi il 5% in poche settimane a fronte di un’inflazione vicina al 16%, la domanda di divisa resta strutturale, sia sul fronte retail sia su quello corporate, con le imprese che hanno accelerato i rimpatri di dividendi prima della scadenza delle finestre valutarie. Il prossimo appuntamento da monitorare è la riunione autunnale della BCE, quando i mercati si attendono che venga pienamente prezzato un ulteriore rialzo, mentre oltreoceano gli operatori assegnano una probabilità del cinquanta per cento a un secondo intervento restrittivo della Fed entro fine anno.
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I consumatori dell'area euro hanno ridotto bruscamente le aspettative di inflazione a breve termine a maggio, ancor prima dell'accordo di cessate il fuoco in Medio Oriente. L'indagine della BCE suggerisce che le pressioni sui prezzi potrebbero allentarsi, riducendo l'urgenza di ulteriori rialzi dei tassi. Tuttavia, il dollaro forte continua a pesare sull'euro e sulle valute dei mercati emergenti, complicando le prospettive.
Il dollaro irrompe nella seconda metà del 2026 cavalcando l'onda dell'eccezionalismo americano, sostenuto dalle scommesse su tassi d'interesse USA più alti e da un'insaziabile domanda di asset statunitensi. Questa dinamica da 'chi vince prende tutto' sta infliggendo dolore all'euro e alle valute dei mercati emergenti, ribaltando il crollo del dollaro dell'anno scorso. Nemmeno il calo dei prezzi energetici e l'allentamento dei rischi d'inflazione riescono a fermare l'ascesa del biglietto verde.
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