
Teheran avverte: «Se Washington non frena Israele, reagiremo ai sorvoli»
Il comando unificato iraniano minaccia ritorsioni contro i jet israeliani in avvicinamento ai propri confini, mentre Netanyahu ribadisce la linea dura sul nucleare e sul Libano.
Il quartier generale congiunto delle forze armate iraniane, Khatam al-Anbia, ha diffuso venerdì un comunicato in cui definisce «un atto pericoloso e una minaccia» la presenza di aerei militari israeliani nello spazio aereo di alcuni Paesi vicini in direzione dell’Iran. La nota avverte che se gli Stati Uniti non saranno in grado di «trattenere e controllare il regime sionista», la Repubblica Islamica «non tollererà alcuna minaccia» e considererà «un proprio diritto rispondere a queste azioni pericolose». Il riferimento, pur senza nominare gli Stati coinvolti, delinea uno scenario di sorvoli condotti da Israele attraverso corridoi aerei di nazioni confinanti, un’eventualità che Teheran legge come il preludio a un’incursione.
La dichiarazione iraniana incrocia un’escalation retorica da parte israeliana. Il primo ministro Benjamin Netanyahu, intervenendo a una cerimonia militare, ha affermato che «con o senza accordo, finché sarò premier l’Iran non avrà armi nucleari», e ha rivendicato la permanenza indefinita delle truppe nella «zona di sicurezza» del Libano meridionale. Il ministro della Difesa Yoav Katz ha aggiunto che Israele non si ritirerà da quelle posizioni e che un eventuale attacco iraniano riceverà una risposta «con tutta la forza», tale da dimostrare la «superiorità» militare dello Stato ebraico. Secondo fonti israeliane, le due operazioni condotte negli ultimi mesi avrebbero allontanato la minaccia esistenziale di un Iran dotato di bombe atomiche.
Sullo sfondo, il Pentagono si trova a gestire i danni subiti dalla base navale di supporto in Bahrain, colpita ripetutamente da bombardamenti iraniani tra febbraio e giugno, come documentato dal Wall Street Journal. Il quartier generale della Quinta Flotta, costato duecento milioni di dollari, è inagibile, e l’amministrazione statunitense sta valutando se ristrutturare la struttura o ridurre la presenza in Kuwait e Arabia Saudita, spostando assetti di comando più a ovest e in siti sotterranei, fuori dalla portata di missili e droni iraniani. Il costo complessivo del conflitto, secondo stime del Pentagono e del Center for Strategic and International Studies, oscilla tra i ventinove e i quaranta miliardi di dollari, inclusi i danni alle infrastrutture.
Per l’Italia e l’Europa, l’instabilità prolungata nel Golfo rappresenta una minaccia diretta alla sicurezza degli approvvigionamenti energetici e alla libertà di navigazione nello Stretto di Hormuz, da cui transita una quota rilevante del petrolio e del gas liquefatto destinato al Mediterraneo. L’attacco a un mercantile al largo dell’Oman e la decisione di Seul di far uscire altre tre navi dallo Stretto confermano il deterioramento delle condizioni di sicurezza marittima. Il dossier resta aperto: i negoziati per un cessate il fuoco tra Iran e Stati Uniti appaiono sempre più fragili, mentre la comunità internazionale attende i prossimi passi diplomatici o militari.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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Il comando militare iraniano avverte che i jet israeliani nello spazio aereo vicino rappresentano una minaccia diretta. Teheran rivendica il diritto di ritorsione se Washington non riesce a frenare Israele, definendo ogni incursione un atto di aggressione intollerabile.
Israele ha minacciato un'azione militare contro l'Iran, suscitando un avvertimento reciproco da Teheran. Le due parti si scambiano minacce, mentre i funzionari iraniani partecipano a cerimonie religiose, segnalando una situazione di stallo tesa ma contenuta.
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