
Giudice federale blocca il database elettorale di Trump: violata la privacy dei cittadini
La corte ha dichiarato illegale il sistema SAVE, usato per verificare la cittadinanza degli elettori, mentre l'amministrazione tenta di condizionare i fondi per la sicurezza interna alle riforme elettorali.
Un giudice federale di Washington ha annullato l’uso esteso della banca dati SAVE (Systematic Alien Verification for Entitlements) da parte dell’amministrazione Trump, stabilendo che la sua modifica viola le leggi sulla privacy e ha già portato all’esclusione di elettori legittimi dalle liste. La giudice Sparkle L. Sooknanan ha scritto che il governo ha «calpestato consapevolmente i diritti alla privacy dei cittadini americani» minacciando il «sacro diritto di voto». Il sistema, nato per verificare lo status migratorio nell’accesso a prestazioni pubbliche, era stato ampliato per ordine esecutivo includendo dati previdenziali dei cittadini nativi e consentendo ricerche massive da parte degli Stati. Secondo le prove emerse nel procedimento, alcuni Stati avevano già utilizzato la banca dati per depennare elettori, colpendo in particolare cittadini naturalizzati i cui archivi risultavano incompleti o non aggiornati.
L’amministrazione ha difeso l’iniziativa come una modernizzazione necessaria per superare i compartimenti stagni tra agenzie, sostenendo che solo un numero esiguo di elettori sarebbe stato coinvolto. Il Dipartimento della Sicurezza Interna ha criticato aspramente la sentenza e annunciato resistenza. Parallelamente, secondo documenti interni ottenuti dalla stampa, l’esecutivo intende vincolare centinaia di milioni di dollari di fondi per la sicurezza interna all’adozione da parte degli Stati di riforme elettorali che includano audit manuali e l’incrocio delle liste con la stessa banca dati SAVE. In un’altra iniziativa, fonti del Congresso riferiscono che il Dipartimento della Salute ha ritardato l’erogazione di miliardi in sovvenzioni per la ricerca e la sanità pubblica subordinandoli a un filtro automatico che segnala termini come «cultura» e «genere», attirando le accuse di «autosabotaggio» da parte di esponenti democratici.
Dalla prospettiva europea, queste battaglie legali interne sono osservate con attenzione, poiché coincidono con rinnovate tensioni transatlantiche. La stessa amministrazione che tenta di ridisegnare le procedure elettorali ha minacciato di negare sostegno agli alleati NATO, lamentando scarsa assistenza nel contesto iraniano. Secondo fonti diplomatiche a Bruxelles, tali dichiarazioni rafforzano la percezione di un approccio sempre più transazionale alle alleanze, un’evoluzione che tocca direttamente l’Italia e gli altri partner europei che dipendono dalle garanzie di difesa collettiva.
È atteso un appello contro la sentenza, e una corte superiore potrebbe ripristinare la banca dati prima delle elezioni di metà mandato di novembre, in cui i repubblicani difendono maggioranze risicate in entrambe le camere. Nel frattempo, diversi Stati guidati dai democratici hanno avviato cause per bloccare le richieste federali di accesso ai propri archivi elettorali, e giudici in almeno tre Stati hanno già dato torto all’amministrazione. Il percorso giudiziario del sistema SAVE e delle condizioni poste ai finanziamenti definirà il terreno pre-elettorale, mentre il conflitto più ampio sul confine tra autorità federale e statale nella gestione del voto resta aperto.
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Un giudice federale ha bloccato il database centralizzato voluto da Trump per verificare la cittadinanza degli elettori, definendolo una violazione della privacy e delle leggi. La sentenza rappresenta un duro colpo alla strategia elettorale dell'amministrazione, che aveva già portato alla rimozione impropria di cittadini aventi diritto dalle liste elettorali.
Un tribunale statunitense ha fermato uno strumento centrale dell'agenda elettorale di Trump, un database con dati sensibili di milioni di americani. La decisione rappresenta un significativo passo indietro per l'amministrazione nel suo tentativo di rafforzare i controlli sulla registrazione degli elettori.
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