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Kim Jong Un rivendica lo status nucleare e accusa il Giappone: «Supereremo il mondo»

Al termine del plenum del Partito dei Lavoratori, il leader nordcoreano ha ordinato di accelerare il riarmo e ha denunciato Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone per aver portato la penisola sull’orlo di una guerra nucleare.

Kim Jong Un ha dichiarato che la Corea del Nord eserciterà pienamente la propria posizione di Stato nucleare, definendola «la via più corretta e unica» per affrontare un quadro internazionale imprevedibile. Al termine della riunione plenaria del Partito dei Lavoratori, conclusasi lunedì 22 giugno, il leader ha ordinato di accelerare il potenziamento delle forze nucleari e convenzionali «con l’obiettivo di superare il resto del mondo», secondo quanto riportato dall’agenzia centrale coreana KCNA. Tra le misure immediate figura l’ordine di velocizzare la costruzione di un incrociatore lanciamissili strategico da 10.000 tonnellate e di aumentare la produzione di armamenti convenzionali.

Pyongyang motiva questa escalation con la necessità di deterrenza di fronte a ciò che descrive come una minaccia crescente da parte di Stati Uniti e Corea del Sud, accusati di aver potenziato la postura nucleare combinata e di aver condotto esercitazioni e attività di spionaggio che «spingono la penisola coreana sull’orlo di una guerra nucleare». Kim ha inoltre attaccato il Giappone, definendolo per la prima volta «uno Stato di guerra» che sfrutta la situazione attuale per liberarsi dai vincoli che ne impedivano la trasformazione in potenza militare. Il capo di gabinetto giapponese Minoru Kihara ha respinto le accuse come «fuori luogo», ribadendo che la politica di autodifesa di Tokyo resta invariata e limitata al minimo necessario. Secondo osservatori di Pechino, la critica a Tokyo si inserisce in un allineamento retorico con la Cina, che nelle stesse settimane aveva messo in guardia contro un risorgente militarismo giapponese.

Le implicazioni per il negoziato sulla denuclearizzazione sono radicali. Analisti di Seoul, come Hong Min del Korea Institute for National Unification e Yang Moo-jin dell’Università di Studi Nordcoreani, interpretano il linguaggio del plenum come la chiusura definitiva di ogni spazio per colloqui di disarmo: Pyongyang tratta ormai il proprio status nucleare come un fatto compiuto irreversibile e sarebbe disposta a negoziare solo da pari a pari, eventualmente su una riduzione degli arsenali, non sul loro smantellamento. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, reduce dal G7 in Francia, ha riferito che Donald Trump avrebbe convenuto sull’inefficacia delle sanzioni e sulla necessità di prestare attenzione alla questione nordcoreana, segnalando una possibile incrinatura nel fronte della pressione massima.

La Corea del Nord aveva già dichiarato il proprio arsenale «irreversibile» dopo il fallimento del vertice di Hanoi del 2019 tra Kim e Trump, e la sorella del leader, Kim Yo Jong, aveva ribadito nelle settimane precedenti che la politica nucleare rappresenta una «linea di non ritorno». Tecnicamente, le due Coree restano in stato di guerra, poiché il conflitto del 1950-53 si concluse con un armistizio mai trasformato in trattato di pace. Per l’Italia e l’Europa, l’inasprimento della retorica nucleare nordcoreana e il suo intreccio con le tensioni sino-giapponesi complicano gli equilibri nell’Indo-Pacifico, con possibili riflessi sulla sicurezza globale e sul regime di non proliferazione, già messo alla prova dalle crisi in Medio Oriente e in Ucraina.

Al momento non sono stati annunciati test missilistici o nucleari imminenti, ma l’ordine di accelerare la costruzione dell’incrociatore e il potenziamento delle armi convenzionali indicano che Pyongyang intende tradurre la retorica in capacità operative concrete. La comunità internazionale, con Washington e Tokyo in prima linea, si prepara a una nuova fase di tensione, mentre Seoul cerca di ricalibrare l’approccio diplomatico. Il dossier resta aperto, con il rischio che la penisola coreana diventi il prossimo teatro di una crisi nucleare conclamata.

Come la stessa storia è raccontata altrove.

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Stampa iraniana e affiniStampa russa e CSI
Stampa iraniana e affini/ Regime
IndignazioneAllarmeRevanscismo

Il leader nordcoreano ha dichiarato che lo status nucleare del paese è irreversibile e rappresenta l'unica risposta all'avidità gangsteristica degli Stati Uniti, che alimenta conflitti in Europa e Medio Oriente. Ha ordinato la costruzione di una nave da guerra da 10.000 tonnellate e un'accelerazione del riarmo. Pyongyang presenta la sua postura nucleare come uno scudo necessario contro le ambizioni egemoniche di Washington.

Stampa russa e CSI/ Statale
AllarmePragmatismoUrgenza

Kim Jong Un ha esortato la Corea del Nord a superare il resto del mondo nella corsa al potenziamento militare, definendo l'espansione delle forze nucleari l'unica risposta adeguata al deterioramento della sicurezza internazionale. Ha indicato la modernizzazione degli arsenali nella regione con il sostegno statunitense e le continue provocazioni del Sud. Il partito al governo ha approvato all'unanimità l'accelerazione delle capacità difensive per mantenersi all'avanguardia rispetto alle minacce globali.

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lunedì 22 giugno 2026

Kim Jong Un rivendica lo status nucleare e accusa il Giappone: «Supereremo il mondo»

Al termine del plenum del Partito dei Lavoratori, il leader nordcoreano ha ordinato di accelerare il riarmo e ha denunciato Stati Uniti, Corea del Sud e Giappone per aver portato la penisola sull’orlo di una guerra nucleare.

Kim Jong Un ha dichiarato che la Corea del Nord eserciterà pienamente la propria posizione di Stato nucleare, definendola «la via più corretta e unica» per affrontare un quadro internazionale imprevedibile. Al termine della riunione plenaria del Partito dei Lavoratori, conclusasi lunedì 22 giugno, il leader ha ordinato di accelerare il potenziamento delle forze nucleari e convenzionali «con l’obiettivo di superare il resto del mondo», secondo quanto riportato dall’agenzia centrale coreana KCNA. Tra le misure immediate figura l’ordine di velocizzare la costruzione di un incrociatore lanciamissili strategico da 10.000 tonnellate e di aumentare la produzione di armamenti convenzionali.

Pyongyang motiva questa escalation con la necessità di deterrenza di fronte a ciò che descrive come una minaccia crescente da parte di Stati Uniti e Corea del Sud, accusati di aver potenziato la postura nucleare combinata e di aver condotto esercitazioni e attività di spionaggio che «spingono la penisola coreana sull’orlo di una guerra nucleare». Kim ha inoltre attaccato il Giappone, definendolo per la prima volta «uno Stato di guerra» che sfrutta la situazione attuale per liberarsi dai vincoli che ne impedivano la trasformazione in potenza militare. Il capo di gabinetto giapponese Minoru Kihara ha respinto le accuse come «fuori luogo», ribadendo che la politica di autodifesa di Tokyo resta invariata e limitata al minimo necessario. Secondo osservatori di Pechino, la critica a Tokyo si inserisce in un allineamento retorico con la Cina, che nelle stesse settimane aveva messo in guardia contro un risorgente militarismo giapponese.

Le implicazioni per il negoziato sulla denuclearizzazione sono radicali. Analisti di Seoul, come Hong Min del Korea Institute for National Unification e Yang Moo-jin dell’Università di Studi Nordcoreani, interpretano il linguaggio del plenum come la chiusura definitiva di ogni spazio per colloqui di disarmo: Pyongyang tratta ormai il proprio status nucleare come un fatto compiuto irreversibile e sarebbe disposta a negoziare solo da pari a pari, eventualmente su una riduzione degli arsenali, non sul loro smantellamento. Il presidente sudcoreano Lee Jae Myung, reduce dal G7 in Francia, ha riferito che Donald Trump avrebbe convenuto sull’inefficacia delle sanzioni e sulla necessità di prestare attenzione alla questione nordcoreana, segnalando una possibile incrinatura nel fronte della pressione massima.

La Corea del Nord aveva già dichiarato il proprio arsenale «irreversibile» dopo il fallimento del vertice di Hanoi del 2019 tra Kim e Trump, e la sorella del leader, Kim Yo Jong, aveva ribadito nelle settimane precedenti che la politica nucleare rappresenta una «linea di non ritorno». Tecnicamente, le due Coree restano in stato di guerra, poiché il conflitto del 1950-53 si concluse con un armistizio mai trasformato in trattato di pace. Per l’Italia e l’Europa, l’inasprimento della retorica nucleare nordcoreana e il suo intreccio con le tensioni sino-giapponesi complicano gli equilibri nell’Indo-Pacifico, con possibili riflessi sulla sicurezza globale e sul regime di non proliferazione, già messo alla prova dalle crisi in Medio Oriente e in Ucraina.

Al momento non sono stati annunciati test missilistici o nucleari imminenti, ma l’ordine di accelerare la costruzione dell’incrociatore e il potenziamento delle armi convenzionali indicano che Pyongyang intende tradurre la retorica in capacità operative concrete. La comunità internazionale, con Washington e Tokyo in prima linea, si prepara a una nuova fase di tensione, mentre Seoul cerca di ricalibrare l’approccio diplomatico. Il dossier resta aperto, con il rischio che la penisola coreana diventi il prossimo teatro di una crisi nucleare conclamata.

Divergenza delle fonti

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Come si dividono

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Come la stessa storia è raccontata altrove.

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TonoTemperaturaFocusPosizionamentoOrizzonte
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IndignazioneAllarmeRevanscismo

Il leader nordcoreano ha dichiarato che lo status nucleare del paese è irreversibile e rappresenta l'unica risposta all'avidità gangsteristica degli Stati Uniti, che alimenta conflitti in Europa e Medio Oriente. Ha ordinato la costruzione di una nave da guerra da 10.000 tonnellate e un'accelerazione del riarmo. Pyongyang presenta la sua postura nucleare come uno scudo necessario contro le ambizioni egemoniche di Washington.

Stampa russa e CSI/ Statale
AllarmePragmatismoUrgenza

Kim Jong Un ha esortato la Corea del Nord a superare il resto del mondo nella corsa al potenziamento militare, definendo l'espansione delle forze nucleari l'unica risposta adeguata al deterioramento della sicurezza internazionale. Ha indicato la modernizzazione degli arsenali nella regione con il sostegno statunitense e le continue provocazioni del Sud. Il partito al governo ha approvato all'unanimità l'accelerazione delle capacità difensive per mantenersi all'avanguardia rispetto alle minacce globali.

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