
Quattro volte cento: i numeri che decidono il futuro dei giovani nel mondo
Dall'India all'Italia, passando per Francia, Russia e Malesia, i risultati degli esami disegnano una mappa globale di aspirazioni, mobilità e nuove gerarchie del merito.
In una stanza qualsiasi dell'India, un candidato ha aperto il sito del Common University Entrance Test, ha inserito le proprie credenziali e ha visto comparire quattro volte il numero 100. Su cinque materie scelte, quattro restituivano il percentile massimo, un risultato che lo colloca in una solitudine statistica quasi assoluta: è l'unico, tra oltre un milione e mezzo di iscritti, ad aver raggiunto una simile combinazione. Intorno a lui, altri 3.214 candidati hanno ottenuto il 100 percentile in una sola disciplina, 180 in due, 22 in tre. L'esame, svolto in modalità informatica tra maggio e giugno in 321 città – tredici anche fuori dai confini nazionali – ha richiesto sessioni di recupero per difficoltà tecniche, a conferma di quanto la macchina della selezione universitaria indiana sia oggi imponente e fragile insieme. Dal 2022 il CUET ha sostituito i voti della scuola secondaria come porta d'accesso alle università centrali, uniformando il destino di milioni di ragazzi in un'unica griglia di percentili.
Mentre quello schermo si illuminava, un'altra serie di cifre raccontava una storia diversa, questa volta italiana. Secondo il Rendiconto sociale dell'Inps, nel 2024 hanno lasciato l'Italia 141.056 persone, il valore più alto dell'ultimo decennio. Rispetto al 2003 il numero degli emigrati è più che triplicato. Non si tratta soltanto di un saldo migratorio che, pur positivo per 106.218 unità, non riesce a compensare il crollo delle nascite: a pesare è la qualità del capitale umano in uscita. AlmaLaurea stima che ogni anno circa 7.800 laureati inizino la carriera all'estero subito dopo il titolo, e a cinque anni dalla laurea la quota di chi lavora fuori dall'Italia sale al 6,3% tra i magistrali. Solo uno su sei immagina di rientrare. La differenza salariale è un argomento difficile da ignorare: a un anno dal titolo un laureato magistrale percepisce in media 2.290 euro netti al mese all'estero, contro i 1.452 euro di chi resta. L'emigrazione dei migliori – quelli con la media voti più alta, con percorsi universitari regolari, spesso figli di genitori laureati – si configura come un esame silenzioso che il Paese sta fallendo, un percentile rovesciato che premia chi parte.
In Francia, i risultati della sessione ordinaria del baccalauréat 2026 confermano una tendenza che dura da tre anni: il numero di ammessi cresce, ma il tasso di successo scende. I candidati scolarizzati che hanno superato le prove sono 262.442, contro i 245.881 del 2024, mentre il tasso di riuscita è passato dal 67,86% al 64,8%. Le ragazze mantengono un vantaggio di oltre otto punti sui ragazzi, ma entrambi i gruppi vedono arretrare le proprie percentuali. Aumentano però le menzioni: il 57% dei diplomati ottiene una distinzione, e i candidati indirizzati al rattrapage sono 163.179, quasi 16.000 in più in due anni. Il bac diventa così un rito di massa che produce simultaneamente più eccellenza e più insuccesso, dilatando la zona intermedia dove un orale di recupero può ribaltare un destino.
Altre latitudini offrono geometrie differenti. In Russia, il ministro dell'Istruzione ha annunciato che il punteggio medio dell'esame di Stato di storia è salito a 57,8, con 260 studenti che hanno raggiunto il massimo di 100 punti. L'incremento dei “vysokoball'niki” – i candidati con punteggi elevati – è stato presentato come un indicatore di rinnovata attenzione alla memoria storica nazionale. In Malesia, la sessione di registrazione ai politecnici per il 2026/2027 ha superato ogni previsione: 30.488 nuovi iscritti, oltre il 125% della capacità programmata. Il ministro dell'Istruzione superiore ha parlato di una risposta che testimonia la crescente fiducia nel sistema di istruzione tecnica e professionale, ma ha anche dovuto disporre misure d'urgenza per gli alloggi, perché l'entusiasmo ha creato piccole difficoltà quotidiane a chi si è presentato con i genitori per l'immatricolazione.
Alla fine, restano immagini che si sovrappongono: lo schermo con quattro volte 100, la valigia di un laureato italiano a Fiumicino, la folla ordinata di famiglie davanti ai banchi di registrazione di un politecnico malese, un adolescente francese che scopre di dover sostenere l'orale di recupero. Sono tutte soglie numeriche che trasformano un punteggio in un passaggio, un percentile in un visto, una menzione in un lasciapassare. In un pianeta dove la mobilità è insieme aspirazione e necessità, i riti di giugno – esami, graduatorie, immatricolazioni – disegnano una geografia del merito che non coincide quasi mai con i confini degli Stati.
Come la stessa storia è raccontata altrove.
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In India i risultati del CUET-UG mostrano un candidato con il 100 percentile in quattro materie, mentre 22 lo raggiungono in tre e oltre 3.200 in una. Parallelamente, l'RGUKT avvia le ammissioni per 1.000 posti in ingegneria. I numeri degli esami e dei posti disponibili tracciano un futuro fondato su competizione e merito.
L'Italia registra un'ondata record di emigrazione: 141 mila partenze nel 2024, il valore più alto in un decennio, con un triplicamento in poco più di vent'anni. Solo un espatriato su sei immagina di rientrare. I numeri raccontano un paese che perde i suoi giovani talenti in una crisi demografica e di prospettive.
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